In uscita in questi giorni (ottobre 2020) la seconda edizione aggiornata della guida La Via di Francesco, scritta da Gianluigi Bettin, Paolo Giulietti e Nicola Checcarelli. 450 km a piedi o in bici nel cuore verde dell’Italia, tra Toscana, Umbria e Lazio, attraverso il parco nazionale delle Foreste Casentinesi, la riserva dell’Alpe della Luna, l’Alta Valle del fiume Tevere e la Valle Santa reatina. Con le varianti per Perugia e Terni.
Abbiamo chiesto a Gianluigi Bettin di raccontarci le novità di questa edizione. Buona lettura!
Gianluigi, com’è stato aggiornare, proprio in questo tempo, la guida?
In parte il lavoro alla nuova edizione della guida è coinciso con il periodo della quarantena. Oltre alle criticità legate al contesto generale che abbiamo vissuto tutti, ci sono stati i problemi specifici legati al portare avanti una nuova edizione in una situazione mai vissuta prima.
Nonostante tutto, abbiamo affrontato i problemi insieme: insieme alle accoglienze, ai pellegrini e ai volontari, e ovviamente alla redazione di Terre di mezzo. L’idea, che cerchiamo di promuovere attraverso la guida è di considerare La Via di Francesco come un bene comune, sia per chi la percorre sia per chi la vive abitandoci, e tutti sono stati chiamati a dare una mano e a collaborare. La guida che il pellegrino leggerà, nasce quindi da un forte lavoro di coinvolgimento e di collaborazione con tutto “l’ecosistema della Via”. Faccio alcuni esempi: in pieno lockdown insieme a Simone, Manuela, Stefano e Andrea, volontari del gruppo facebook “Via di Francesco”, abbiamo richiamato circa 300 accoglienze a offerta e turistiche (B&b, alberghi, agriturismi, affittacamere, case vacanza, etc…) con lo scopo primario di dare un abbraccio a distanza, per sapere come stavano e quali problemi affrontavano durante il periodo di chiusura obbligatoria imposto dalla pandemia.
L’idea è nata da Simone e tutti noi l’abbiamo accolta con gioia e senso di responsabilità. Non potevamo cambiare lo scenario generale, ma potevamo far sentire la nostra vicinanza, come avviene quando sei in cammino sulla Via e i tuoi compagni vivono un momento di difficoltà, fisica o mentale. Non puoi camminare per loro, ma con piccoli gesti puoi “stare vicino”, far sentire che non sono soli e che la fatica si può affrontare insieme. Chi ha percorso un cammino credo che capirà quello che dico.
Questa collaborazione ci ha unito ancora di più ed il risultato è che, alla riapertura dei confini regionali, la Via di Francesco aveva quasi il 90% delle accoglienze pronte ad accogliere i pellegrini seguendo i protocolli di sanificazione. Questo lavoro si ritrova nella guida che include sempre più accoglienze motivate e sensibili verso i pellegrini in cammino. Nuove persone si sono innamorate del cammino e hanno scoperto la bellezza del servizio ai pellegrini.
Penso ad Andrea, che accoglie e fa visitare l’eremo del Buon Riposo tra Citerna e Città di Castello. L’eremo era spesso chiuso e Andrea ha donato il suo tempo libero per aprirlo. Penso ai volontari di Accoglienza Pellegrina, della Confraternita di san Jacopo di Compostella, della Piccola Accoglienza Gubbio, dei numerosi conventi francescani e parrocchie che con coraggio hanno studiato i protocolli di sanificazione e hanno aperto Pieve de Saddi, l’eremo di San Pietro in Vigneto, il Piccolo Convento di San Damiano, il Santuario di Poggio Bustone, solo per citare alcuni luoghi del cuore della Via di Francesco. La lista delle persone che hanno donato tempo e lavoro è lunghissima: i volontari della Statio Peregrinorum che accolgono ad Assisi e rilasciano il testimonium. Hanno affrontato con le dovute precauzioni e con determinazione la riapertura, proprio con quel senso di amore per l’altro che contraddistingue la Via di Francesco. I gestori delle accoglienze ricettive sono stati straordinari hanno dovuto ridurre i posti letto e rispettare i protocolli di sanificazione, e l’hanno fatto con la voglia di contribuire alla riapertura della Via e la voglia di accogliere i pellegrini. Quindi la grande novità che è una conferma è che la Via di Francesco è sempre più un cammino condiviso, dove ognuno dà una mano all’altro.
La nuova guida rispecchia questa anima che si espande, e desidero esprimere la mia gratitudine a tutti coloro che hanno donato tempo, mente e corpo al cammino.
Anche per quanto riguarda il tracciato, ci sono piccole novità. Il lockdown ha rallentato le attività di manutenzione nel 2020, ma i volontari sono a lavoro per curare la segnaletica e ci stiamo preparando al 2021 per far potenziare a segnaletica in alcuni punti che i pellegrini ci hanno segnalato. Come sempre lo faremo insieme alle associazioni, alle persone, e anche agli Enti Pubblici che stanno dimostrando di avere a cuore la Via. Con i volontari stiamo cercando anche alternative per alcuni tratti su asfalto, che in estate rendono il cammino più faticoso. In molti casi abbiamo già individuato le soluzioni e cercheremo di realizzarle per il 2021, per questo invitiamo i pellegrini a seguire gli aggiornamenti sul gruppo.
La Via di Francesco ha la sua meta in Assisi. L’arrivo nel cuore verde d’Italia, presso la Basilica di San Francesco, rappresenta la direzione verso la quale andare, il senso del mettersi in cammino verso il luogo dove più numerose sono le testimonianze della vita e del messaggio di amore verso tutte le creature di Francesco d’Assisi. La meta si potrebbe raggiungere in aereo, in macchina, in treno o in autobus, ma arrivare nella città serafica a piedi e in bicicletta, con la gioia e la fatica del cammino, regala al pellegrino un’emozione che resta tra i ricordi più puri e autentici della vita.
Se mi chiedi quale sia la bellezza della Via di Francesco, non posso che citare le parole di Paolo Giulietti, coautore e pellegrino dalla scarpe consunte, dai tanti cammini percorsi e creati:
Cos’è, allora, la Via di Francesco? È un itinerario che collega tra loro alcuni luoghi che testimoniano della vita e della predicazione del Santo di Assisi; un percorso di pellegrinaggio che intende riproporre l’esperienza francescana nelle terre che il Poverello ha calcato: i paesaggi sui quali l’occhio del pellegrino si posa sono i medesimi che hanno rallegrato il cuore semplice di Francesco; le località di tappa conservano la memoria delle sue parole e delle sue gesta; la gente che si incontra lungo il cammino è imparentata con lui.
L’unicità di questo cammino è senza dubbio lo stretto legame con il Santo di Assisi: camminare nelle terre dove ha vissuto significa confrontarsi, passo dopo passo, con la sua visione della vita.
Un mio consiglio finale: non indico un luogo preciso, li amo tutti troppo per scegliere, ma di certo al pellegrino consiglio di fermarsi presso gli eremi, sempre immersi in una natura intatta, li consiglio di fermarsi in silenzio, come faceva Francesco nei suoi numerosi ritiri. Quasi in contrappunto, consiglio di fermarsi presso i conventi, dove vivono i fratelli e le sorelle di Francesco e di Chiara d’Assisi. Lì si troverà la vocazione francescana verso il servizio e la cura dei più deboli.
Come si celebra ad Assisi il 4 ottobre, Festa del Santo?
Quest’anno (2020), il 4 ottobre festa di San Francesco assume un significato ancora più straordinario. Papa Francesco già nell’enciclica Laudato sii sulla cura della casa comune, pubblicata il 18 giugno 2015 sottolineava l’importanza di un’ecologia integrale, in cui la preoccupazione per la natura, l’equità verso i poveri, l’impegno nella società, ma anche la gioia e la pace interiore risultano inseparabili.
Sabato 3 ottobre, Papa Francesco, davanti alla tomba di San Francesco ha firmato la sua ultima Enciclica Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale. Grande è il significato della scelta del luogo, Assisi, dove Francesco ha dato origine a una esperienza di vita spirituale, il cui cuore fondamentale è stato proprio il riconoscimento dell’essere fratelli gli uni degli altri. A prescindere dalle motivazioni di chi compie il cammino, dal proprio credo religioso, questi documenti pongono domande fondamentali con le quali chi si metterà in cammino è invitato e stimolato a confrontarsi.











