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Sonia Maria Luce Possentini, illustratrice, “Il mio cane è come me”

sonia maria luce possentini

«Nella vita ho sempre avuto accanto a me un cane. Non potrei stare senza».
Cosi, Sonia Maria Luce Possentini, che in questa intervista ci racconta di sé e del suo ultimo lavoro: Il mio cane è come me (con Letizia Iannaccone) un albo che sprizza amore profondo per questi animali da ogni parola e da ogni tavola. Buona lettura.

Il mio cane è come me, scritto da Letizia Iannaccone. Raccontaci come è nato questo libro e com’è stato lavorare con Letizia
Letizia è una donna straordinaria. Con lei ci siamo “annusate” e subito amate. Sono alchimie che succedono tra le persone, come tra gli animali.
Trovo la sua scrittura potente e vera: poche parole ma efficaci, che hanno lasciato il mio “spazio di matita”.
E’ nato, questo libro, come tutte le cose che si amano: conoscendole e rispettandole nella loro natura.

Raccontaci delle tecniche che hai usato per realizzare le tavole e dell’ispirazione che ti ha guidata
Tecnica: tradizionale. Pastello, matite colorate… e tanta gioia!
Più che una vera ispirazione parlerei di una buona conoscenza. Ho sempre avuto cani, dall’età di tre anni. Mai stata senza e mai ci starò. Questo accompagnamento rappresenta un’esperienza di straordinario valore; ciascun cane ha una personalità, proprio come noi esseri umani. Il rapporto che ho con i miei cani (Nina, di 11 anni, e Mia, 6) è di amore incondizionato e grande responsabilità. Li conosco e loro conoscono i miei stati d’animo. Siamo in sintonia perfetta, non potrei chiedere di meglio. Il merito di tutto questo risiede nella consapevolezza della loro natura, dei loro bisogni. Sono la mia famiglia.
Mia, in particolare, è stata fonte d’ispirazione; è un cane dotato di una grandissima intelligenza e sensibilità.

Come inizia il percorso e, prima ancora, la passione di una professionista affermata come te?
Non è stato facile, non lo è forse mai…diciamo che ho faticato moltissimo. Primo perché il mio percorso era legato al restauro, quindi a un mondo completamente diverso. Poi, ho dovuto affrontare tante cose complicate e difficili, che hanno portato a tempi molto lunghi prima di diventare un’illustratrice.
Forse per questo “ritardo”, adesso tutto quello che mi arriva è un regalo, e mi lasciato addosso, oserei dire, una sorta di entusiasmo infantile. Qualcosa che mi è mancato ma che non è mai andato via.

Consigli per un giovane aspirante illustratore?
Lavorare sempre con umiltà e rispetto. Non si costruisce il mondo, il proprio mondo nemmeno, in un giorno. Essere curiosi, onnivori e disponibili.

Raccontaci com’è il tuo studio, il luogo in cui lavori
Il mio studio ora è grande, perlomeno più grande della soffitta, dove abitavo prima. E’ un nido caldo e avvolgente (almeno per me e per quello di cui ho bisogno), con la porta e la finestra che danno nel mio giardino che curo e amo e da cui tanta ispirazione arriva da lì.
Ci sono tante librerie e tanti libri. Le cucce di Nina e Mia, tante storie appese, regali e vasi di vetro dove raccolgo e metto dentro di tutto. Che puntualmente qualcosa finisce in un disegno.


C’è un vecchio orso seduto su una vecchia seggiola, lo sgabello di legno di noce che mi costruì mio nonno.
La foto di nonna con le sue amiche vestite con lo stesso vestito e la collana di perle che il fotografo dava per le pose quando veniva nel paese.
Una foto grande di Pasolini, una balena Pinocchia di cartapesta che mi regalò un’amica dell’Avana. Tavoli per disegnare, computer scanner e tutto quello che serve per fare questo lavoro…
Ma soprattutto c’è un vecchio mobile da tipografia, dove metto le idee che mi vengono in testa, i discorsi della gente che incontro. Le foto che faccio i pensieri che ascolto. Ecco quello ogni tanto lo apro e mi gonfia il cuore.
Insomma qui nel mio studio c’è la mia storia, interessante o meno non lo so, ma soprattutto ci siamo noi, con code e senza.


Desideri e progetti per il futuro che vorresti condividere con noi?
Sono un’entusiasta, progetto continuamente, sono in costante relazione con la mia curiosità, la sorpresa, la sperimentazione e la voglia di mettermi in gioco.
Non mi sento mai a un punto di arrivo, piuttosto a un costante inizio.
In cantiere ci sono tante belle cose, ma come scrivevo, sono avvolta da una passione irrefrenabile per tutto ciò che si manifesta nel mio sentire. A volte anche irragionevolmente. Ho quella testardaggine tipica dei nati in Garfagnana, la mia terra d’origine (Sonia Maria Luce Possentini è nata a Canossa Di Reggio Emilia, alta valle del Serchio, Appennino tosco-emiliano, ndr).
Non conosco la noia negativa né la frustrazione del foglio bianco, non so nemmeno come spiegarlo. Ma ogni volta che incontro parole che mi danno emozione, mi partono le immagini e tutto comincia e ricomincia, come un ballo bellissimo.
Con anni e anni di sacrifici, pazienza ed esperienza. Quest’ultima, assolutamente necessaria per ogni cosa.

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