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Letizia Iannaccone, autrice di “Il mio cane è come me”

iannaccone foto Jan Papas

Abbiamo chiesto all’autrice di Il mio cane è come me (illustrato da Sonia Maria Luce Possentini) di raccontarsi e raccontarci questo albo di nuova uscita!

Letizia, dicci di te: com’eri da bambina e come ti definiresti oggi?
Sono stata una bambina “adulta”. Ero timida, mi piaceva andare a scuola ed ero un po’ antipatica. Sono stata quel tipo di bambina che corregge gli adulti quando parlano.
Un po’ ne sei orgoglioso, un po’ pensi sia insopportabile. Sono stata una bambina non-bambina, quel tipetto strano che d’estate si nasconde dietro i libri e preferisce quelle storie a tutto il resto. Da grande… sono ancora un po’ così, ma adesso qualcuno dice che sono una donna forte (oltre che un po’ antipatica), qualcun altro dice che sono una donna dolce. Un biscotto croccante fuori e tenero dentro. Se sai conquistarmi e ci vuole un po’, posso dare soddisfazione.

Come e perché ti sei avvicinata al mondo degli albi illustrati? 
Mi è sempre piaciuto disegnare e anche scrivere. Ho passato le più mirabolanti fasi, credo dai 5 anni in su. Volevo fare la pittrice, poi la stilista, poi la restauratrice, ma solo per avere il permesso di toccare i miei quadri preferiti. Questo ancora prima di finire le scuole. Poi sono andata all’università e tentando una strada che allora mi sembrò pratica ho preso una prima laurea in design del prodotto. Sul finale però mi resi conto che non ero proprio interessata a come funzionassero gli oggetti “dentro”, preferivo disegnarli fuori e preferivo disegnarli strambi, magari con le orecchie, preferivo raccontarli. Il giorno della laurea un caro professore mi regalò L’approdo di Shaun Tan e senza saperlo mi suggerì la strada. Considero quel libro il mio primo albo illustrato “da adulta”. Ne avevo avuti altri certo, ma con questo regalo ho capito che volevo rivolgermi ai bambini, che volevo disegnare e scrivere liberamente le mie storie. Così sono tornata a studiare, questa volta la cosa giusta e ora sono qui.

Parlaci dell’albo di nuova uscita Il mio cane è come me, di cui sei autrice con Sonia Maria Luce Possentini: come è nato, come avete lavorato insieme
Ho tenuto questo testo nel cassetto per un po’. Il mio cane è come me è nato come una poesia, dedicata a mio padre. Per un lungo tempo ho considerato questo scritto troppo personale per poter “parlare” anche agli altri. Quando si scrive qualcosa d’impulso, è difficile valutare quanto si può comunicare. Se si scrive, specialmente per i bambini, è necessario progettare. È assolutamente necessario ricordare sempre che c’è qualcuno dall’altra parte e che tu non stai esprimendo solo te stesso. Noi non facciamo arte.
A mio parere gli illustratori e gli scrittori realizzando albi illustrati creano connessioni e forse è anche più importante, più soddisfacente che creare semplice bellezza. Sonia in questo è una maestra, sa dosare il suo essere artista ed il suo essere narratrice alla perfezione. Quando ho capito che il testo le piaceva e voleva “davvero” illustrare le mie parole mi sono sentita a dir poco lusingata. Io così piccola, nel mercato editoriale ancora quasi una senza nome, avrei avuto l’onore di lavorare a un progetto con lei. È stato magnifico.

Quando affido i miei testi ad altri illustratori capita che mi vanga chiesto “ma perché non l’hai illustrato tu?” Nel caso specifico di Il mio cane è come me rispondo serenamente che non avrei fatto un buon lavoro, la storia mi era troppo vicina tanto da non permettermi di “vedere” con obbiettività le immagini. Mi sarei sforzata di ritrarre mio padre, sarei rimasta troppo ancorata a me senza riuscire a donarmi abbastanza ai bambini lettori. In altri casi invece ritengo che non tutto quello che scrivo sia adatto al mio stile grafico e non sarebbe giusto pilotare la scrittura in favore di quello che mi piacerebbe disegna
Per anticipare una prevedibile curiosità del Lettori: vi dico che, si, come nel libro, ho avuto anch’io un cane da bambina, e mio padre ne ha avuti prima di me. Sono cresciuta con una cagnolina dolcissima e ora da grande ne ho un’altra che si chiama Peg, ma è tanto scalmanata che l’abbiamo soprannominata Tempesta.

Raccontaci del tuo rapporto con Genova, la città in cui vivi
Io sono romana. Genovese probabilmente non mi sentirò mai, ma amo molto questa città. È un luogo devo dire piuttosto pittoresco. Come tutte le città portuali è sporca e rumorosa, ma colma di piccole sorprese, di culture diverse e di storia. Genova è una città antica e il centro storico, dove abito, un posto atipico. Mi ha conquistata perché per me il centro è sempre stato un luogo proibitivo. Ci abitano i ricchi e i politici, i negozi sono di lusso e i supermercati sono mascherati per far si che non si notino troppo. Qui il centro è dei disgraziati e di tutti i non-genovesi come me. I vicoli sono dei giovani, delle signorine che fanno la vita e degli artisti. La gente si lamenta tanto (quel famoso mugugno!), ma sotto sotto tra un pezzo di focaccia e un aperitivo si gode la vita.

Sogni e desideri nel cassetto?
Aaaah, i sogni…! Mi dicono che lo sto già vivendo, il mio sogno, perché ho la possibilità di fare il lavoro che mi piace. Dunque, forse il desiderio potrebbe essere continuare sempre a farlo, o meglio, avere la possibilità di dedicarmi solo alla scrittura e al disegno. Per pochi è così, e ancora non lo è per me, perciò me lo auguro tanto.

Credits foto: Jan Papas

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