Il viandante che decide di percorrere il Cammino di San Benedetto, 300 km da Norcia a Subiaco, fino a Montecassino, potrà conoscere luoghi ricchi di spiritualità, cultura e bellezza, al di fuori degli itinerari turistici più battuti. Piccoli borghi, una natura incantevole e tanta ospitalità gli rimarranno nel cuore, insieme al desiderio di ritornare al più presto!
L’ideale sarebbe senz’altro poter percorrere il Cammino di San Benedetto nella sua interezza, ma per chi ha poco tempo a disposizione o ha esigenze particolari potrà sceglierne solo una parte, per cominciare a conoscere il percorso, e magari completarlo alla prossima occasione.
Ecco qualche suggerimento da parte nostra!
PER CHI HA 3 GIORNI: Panorami e borghi
In tre tappe da Castel di Tora (o una in più da Rocca Sinibalda) è possibile raggiungere Subiaco. Il camminatore sarà accompagnato dai i panorami della valle e del lago del Turano, tra scenografiche montagne e uno splendido ambiente campestre, i deliziosi borghi della Sabina che hanno saputo conservare intatto il fascino di un tempo, gli eremi benedettini e gli acquedotti romani a Vicovaro. Infine Subiaco, ricca di luoghi d’interesse come la grotta di san Benedetto, e il più antico monastero benedettino al mondo. Le località di partenza si raggiungono in bus da Rieti.


Castel di Tora è uno splendido borgo che si specchia nelle azzurrissime acque del lago del Turano. Il centro storico, un dedalo di stretti vicoli ed edifici in pietra locale a vista, ha l’aspetto tipico di un paesino medievale. È un luogo ideale per riappropriarsi del tempo, girovagando senza fretta e fermandosi ad ammirare continui, stupefacenti scorci. Castel di Tora fa parte del club dei BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA.
Subiaco è un luogo fondamentale dell’esperienza benedettina, un concentrato di spiritualità, storia, arte e natura. Il suo nome latino, Sublacum, trae origine dai tre laghi che l’imperatore Nerone, che qui si fece erigere una sontuosa villa, ottenne facendo sbarrare il corso dell’Aniene. Quando, alla fine del V secolo, vi giunse san Benedetto da Norcia, la popolazione era già cristiana e vi erano praticate forme primitive di vita monastica. Benedetto s’isolò in una grotta del monte Talèo, e dopo tre anni di vita eremitica, utilizzando i resti della villa neroniana, fondò San Clemente, il primo dei tredici monasteri che erigerà in questa valle. Qui sperimentò quel tipo di vita monastica che presenterà nella Regula, e che troverà il suo compimento a Montecassino. Se Subiaco è soprattutto nota per i monasteri benedettini, anche il suo centro storico, ricco di angoli caratteristici, piazzette e vicoli rimasti integri nel tempo, merita senz’altro una visita. Per una descrizione più dettagliata dei principali luoghi d’interesse rimando a una guida turistica: a seguito mi limiterò a dare alcuni cenni dei luoghi “imperdibili”.
PER CHI HA 5 GIORNI: Luoghi santi, tra monti e boschi
Da Norcia a Rieti, un incantevole itinerario sui luoghi di tre grandi santi: Norcia, città natale di Benedetto; Cascia e Roccaporena, dove nacque e visse Rita, “la santa degli impossibili”; Poggio Bustone, ritiro amato da Francesco d’Assisi. A far da sfondo, boschi, vedute panoramiche dell’Appennino, ameni paesi come Monteleone di Spoleto, l’”Arcadia d’Italia”, e Leonessa, splendida fusione di Medioevo e Rinascimento.


Norcia. Adagiata nella piana di Santa Scolastica, ai piedi dei monti Sibillini, conquista per la sua storia, la sua collocazione geografica, la bellezza dei suoi monumenti, purtroppo gravemente danneggiati dal terremoto del 2016. In questo borgo di origine antichissima, l’avvento del cristianesimo è fatto risalire al III secolo, e grande impulso alla sua diffusione fu dato dagli eremiti orientali che in quel periodo si stabilirono in Valnerina, dei quali probabilmente san Benedetto avvertì l’influenza. L’ultimo terremoto non è purtroppo un’eccezione da queste parti: nel corso dei secoli la cittadina ha risentito degli eventi sismici, a volte catastrofici, che le hanno inferto ferite gravissime; nonostante ciò, il patrimonio artistico della cittadina è cospicuo.
Fotografia: Rocca Sinibalda ©Mirko Pradelli
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