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L’odissea silenziosa di una barchetta di carta. “Il viaggio”

il viaggio

I silent book regalano una delle esperienze più intense che un lettore possa vivere. Nel silenzio delle pagine prende vita una comunicazione che con conosce confini linguistici o limiti interpretativi. L’universalità del libro senza parole si amplifica e risuona forte nella folgorante opera prima di Peter Van den Ende, Il viaggio.

 Il Viaggio ha vinto il Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2022 Miglior narrazione per immagini. È finalista Premio Andersen 2022 Miglior albo senza parole.

Il viaggio, appunto; questo vagabondare dell’esistenza del quale noi, esseri umani, siamo protagonisti.
Veniamo condotti dentro la narrazione con una sequenza di immagini in bianco e nero che testimoniano una nascita.  Una barchetta di carta prende forma e, subito, inizia a solcare le acque imponenti del mare. Una fragile imbarcazione, all’inizio di un grande viaggio.

Tutto ciò che puoi puoi immaginare è reale (Pablo Picasso

Avanziamo con questo spirito tra le pagine per conoscere una realtà “altra”. Quella realtà che l’autore ci regala generosamente in 96 tavole a tutta pagina.
Viene tracciato un lungo cammino attraverso storie secolari. Seguiamo, con il rumore di fondo delle onde e il canto dei gabbiani, la nostra barchetta, protagonista della storia. Essa si muove velocemente tra le pagine dove i giochi ottici sono fatti di quella materia che dà forma all’esistenza: amori, guerre, lotte, eventi catastrofici, creature sorprendenti. Ogni illustrazione invita ad affinare lo sguardo per non perdersi nessuno degli elementi che riccamente compongono le tavole del libro. Diventa naturale ed essenziale soffermarsi con calma ad ogni pagina, per osservare e ascoltare le vicende che le creature che abitano questo mondo hanno da raccontare.
La storia viene da noi con una estrema e sorprendente sensibilità e perfezione estetica. Il racconto lineare segue il ritmo del viaggio, incessante. Talvolta rallenta, come per delle “soste filosofiche”.

È il concetto della prospettiva il primo di tanti a farci riflettere. La barca che vediamo grande e sicura nelle prime tavole, capace di sostenere lo sguardo delle creature intorno a sé, con l’avanzare della narrazione cambia: ora appare piccola, minuscola, il contesto prende la scena. Lei è sempre la stessa, ma la prospettiva è cambiata. Un’ottica che porta ad esplorare quesiti sull’esistenza, su ciò che conosciamo e ciò che è ignoto. Questo cambiamento successivo di piani visuali ci mette davanti ai diversi punti di vista che di volta in volta rappresentano la nostra prospettiva sul mondo.
Anche i chiaroscuri superano la scelta stilistica e diventano portatori di significato. Per scandire la forza di questo percorso simbolico della vita, l’autore si appoggia alla visione grafica e al ritmo della matita. 

Lo stile illustrativo rivela l’influenza di grandi artisti come Edouard Riou e Alphonse de Neuville (illustratori dei romanzi di Jules Verne) ma, in corso d’opera, si trasforma, per prendere sempre più le sembianze di un tratto unico e distinto: quello dell’autore, che ad ogni sfoglio decide di aprire la strada a nuove e smisurate esplorazioni del lettore. È un libro brulicante, dove l’occhio cerca e trova tanto. Il pensiero viene stimolato a solcare i mari della propria immaginazione per unirsi al viaggio.

In questa invenzione narrativa, Peter Van den Ende trasforma ad ogni pagina la nostra percezione della realtà. Lasciamo alle spalle la nostra personale conoscenza umana, necessariamente limitata, per inoltrarci in una dimensione che oltrepassa i limiti del nostro sapere, spingendoci sempre di più all’assoluta libertà d’immaginazione.

L’odissea della barchetta di carta diventa la nostra, aprendo la porta ad infinite possibilità.

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Studiosa di letteratura dell'infanzia e critica letteraria. Responsabile Presidio Letterario della società Dante Alighieri per l’Albania. Porto gli albi illustrati con me nelle aule universitarie, come l'esempio della più universale e potente forma d’arte.

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