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Jérémie Decalf racconta come è nato l’albo “La notte è piena di promesse”

Sono sempre rimasto affascinato dall’esplorazione spaziale, in particolare dalle missioni Voyager. Grazie al talento di Carl Sagan (astronomo, consulente della NASA, si deve a lui l’installazione sulla sonda dei programmi Pioneer e Voyager dei “saluti” del genere umano a eventuali intelligenze aliene, ndr) nel design di queste sonde è stata iniettata una grande dose di poesia, che ha contribuito a rivelare la scienza da un’altra prospettiva, quella della bellezza e della meraviglia.
Avevo in mente questo titolo da molto tempo: “La nuit est pleine de promesses” (La notte è piena di promesse). E volevo fare qualcosa sullo spazio. È stato un processo difficile e faticoso, ma alla fine credo di essere riuscito a realizzare il libro che avrei voluto trovare come lettore. Con questo racconto del making-of, vorrei condividere con voi il processo che mi ha portato dall’intenzione iniziale all’oggetto finale, perché ancora io stesso non riesco a credere di poter tenere questo libro tra le mani!

Ho iniziato con un piccolo quaderno, che è diventato la base d’appoggio dei pilastri sui quali volevo costruire la storia. Questi pilastri sono tre parole: “poetico”, “realistico” ed “epico”, che ho tenuto presente in tutte le fasi della produzione.

Abbastanza presto, la struttura della storia ha preso forma: lancio della sonda, visita del sistema solare, un possibile incontro. La sfida era quella di creare una storia interessante, da questa missione piuttosto semplice. Così ho iniziato a organizzare le tavole, alternando il vuoto spaziale e i pianeti maestosi, un abbozzo di ritmo della storia.

Un secondo quaderno, un po’ più grande mi ha permesso di consolidare questo ritmo, questa volta concentrandomi sul testo. L’idea era quella di trovare un equilibrio tra la veridicità scientifica e una certa poesia, evitando di cadere in qualcosa di troppo fattuale o tecnico.

Essendo la sonda il personaggio centrale, e il vuoto spaziale l’ambientazione principale, ho anche iniziato a pensare a come evitare una certa monotonia, giocando con la composizione delle tavole, le dimensioni della sonda, e il suo posizionamento da tavola a tavola.

Una volta che la trama e il testo sono stati definiti, ho iniziato a lavorare sugli schizzi per avere un’idea di come sarebbe stato l’album nel suo insieme. Ho stampato queste schede di prova e ho realizzato un album prototipo, con un po’ di nastro adesivo.

È molto sorprendente vedere come la percezione di un libro cambi non appena diventa un oggetto concreto, quando le tavole diventano pagine da girare. Mi ha fatto capire che la storia aveva bisogno di respiro e di un po’ di spazio vuoto, e quindi, di fissare il tempo finale.

Infine, sono passato alla fase di produzione. Il libro contiene ben 20 diverse versioni della sonda (non necessariamente la cosa più eccitante da disegnare…). Ma mi è piaciuto molto disegnare i pianeti, cercando di catturare le loro sfumature caratteristiche.

Le nuvole di Giove erano probabilmente la parte più divertente da fare, tutte curve e caos.
Una volta completata l’opera, l’ultima sfida era trovare un editore, e il progetto ha trovato casa da Amaterra edizioni.
Il resto della storia sta accadendo ora nelle librerie e nelle biblioteche dei diversi Paesi nei quali è tradotto e pubblicato il libro!

We gratefully acknowledge courtesy of Jérémie Decalf. Photo and content rights reserved.

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