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Intervista a Mapi e Irene Penazzi autrici dell’albo “Ancora, papà!”

irene penazzi mariapaola pesce

Fresco di stampa, nella nostra collana L’Acchiappastorie, un testo emozionante, illustrato con vitalità e freschezza, che parla al cuore di ogni figlio e di ogni genitore: Ancora, papà!.
Le autrici Mariapaola Pesce e Irene Penazzi raccontano in questa intervista come si sono conosciute e come hanno lavorato insieme. Buona lettura!

Mariapaola, raccontaci di Irene.
Irene, dicci di Mapi.
Come vi siete conosciute e quando?

Mapi: Quello che so di Irene l’ho scoperto la scorsa estate, quando entrambe siamo state ospiti di Splash Un tuffo nelle storie, un festival molto bello a Forte dei Marmi. Di lei mi ha affascinato subito il modo pacato di parlare, sia attento alle parole che sceglie che al tono con cui si esprime. Ha le idee chiare su quello che vuole fare, non ha paura di mettersi in gioco e di dire la sua quando si lavora ad un progetto. Ha fatto esperienze all’estero, parla un sacco di lingue, e se ho capito bene ha conservato legami e contatti con chi ha conosciuto in giro: per me è il segno di una grande intelligenza e sensibilità!

Irene: Mapi è una persona di grande sensibilità e, oltre ad essere una scrittrice molto attiva e prolifica, un po’ per tutti i gusti e tutti i generi, fa anche un sacco di altre cose: organizzare festival ed eventi, incontri e interviste con illustratori e autori, tenere presentazioni e laboratori. Insomma, è molto più vicina ad essere un vulcano che una semplice persona. Ama i gatti e, da come scrive e parla, la reputo avere una personalità molto forte, ma anche molto sensibile, aperta, spigliata, comunicativa, sempre attenta verso l’ascolto e la comprensione. Sa far valere le proprie idee, quindi sa essere anche molto ferma nelle sue posizioni, nonostante il rispetto per il pensiero altrui. E’ anche molto attenta all’abbigliamento; predilige indumenti a righe.

Quando ci siamo conosciute di persona, in occasione di un festival a Forte dei Marmi (“Splash! Un tuffo nelle storie”, a luglio 2019), ci siamo ritrovate alcune cose curiose in comune: il taglio corto di capelli e la maglietta a righe. Inoltre, ho imparato una parole nuova: “spettacoloso”. Insomma, Mapi è sicuramente una mente creativa che non smette mai di stupire!

Ancora papà: raccontateci del libro, come è nata l’idea, come avete lavorato insieme per realizzarlo

Mapi: L’idea per la scrittura mi è venuta al concerto dei Foo Fighters a Firenze, nel 2018. Mi padre, all’epoca, aveva un disturbo alle mani per cui gli si gonfiavano e prudevano. Nel frastuono potente del concerto me lo sono visto per un attimo con delle manone rosse e deformi…e ho pensato a tutte le volte che quelle mani avevano fatto qualcosa per me. E man mano è venuto il resto. Con Davide Calì abbiamo pensato subito a Irene: era perfetta per dare il giusto buffo e delicato che ci voleva… per fortuna a lei il progetto è piaciuto e ora siamo qui! Irene ha proposto da subito personaggi convincenti, e in qualche caso, senza saperne niente, perfino simili ai veri protagonisti! Grazie poi al team di Terre di Mezzo abbiamo tolto un po’ di malinconia dal finale, e ora siamo pronte per affrontare i lettori.

Irene: Prima di incontrarla per la prima volta in spiaggia, sul mar Tirreno, a tavola sotto un grande ombrellone, avevo avuto l’onore di conoscere il suo albo Case nel mondo, illustrato dalla collega e amica Martina Tonello. Un libro che ho subito amato. Così, quando ho ricevuto il testo di Ancora, papà!, inviatomi da Davide Calì, che è stato la corda che ci ha unite, mi sono sentita molto fortunata. Dalle sue righe si intravedeva il tema molto personale, delicato, unico ma allo stesso tempo universale: quello del rapporto tra un padre e una figlia, dai primi passi fino all’età adulta. Ogni scena aveva una piccola nota tra parentesi di Mapi, una sua personale visione illustrata. Anche queste annotazioni sono state molto utili per entrare nella storia, che è stata rivista e accorciata, per soddisfare le esigenze del formato del libro. Durante questo processo ci siamo confrontati tutti e tre via mail sullo storyboard, fino a dargli la forma che volevamo. Non è stato subito facile, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Dopo, ho lavorato autonomamente alle tavole definitive e ai colori, prendendo spunto dalla mia esperienza personale e dal mio vissuto, riguardando le foto di quando ero piccola e quelle della mia famiglia, delineando così azioni, momenti e ambientazioni il più possibile familiari.

Il dubbio più grosso è stato quello in merito all’abito da sposa. Quando ho visto la tuta pantalone blu a piccoli pois bianchi su un’amica, ho pensato fosse proprio quello l’abito che volevo per quella scena. Mapi mi ha confermato che anche lei non si è mai sposata, per due volte, in abiti convenzionali, così la mia proposta è stata accettata di buon grado. E’ l’unico momento dove la protagonista non indossa qualcosa a righe: se guardate bene, le troverete nel suo bouquet!

Mapi, vuoi raccontarci del tuo rapporto con la scrittura? Com’è nata questa passione e come si evoluta negli anni?

Sono sempre stata una lettrice vorace e onnivora. Il mio personaggio preferito era Jo March, la scrittrice di Piccole donne, ma per anni ho pensato che il mio ruolo fosse quello di leggere e stimolare la voglia di leggere nelle persone. Per questo sono stata una libraia felice. Poi, per parecchio tempo sono stata una formatrice felice in ambito aziendale, e quando non lo sono stata più, sulla mia strada è arrivato il primo personaggio che ha dato vita a una storia che mi è entrata in testa e non se n’è andata finchè non l’ho scritta. Quindi per ora sono una autrice felice! E poi vediamo come va.

Irene, dopo l’uscita e il successo del silent book Nel mio giardino il mondo, cosa significa per te l’uscita di questo nuovo albo?

Sicuramente una grande soddisfazione! Proprio perché fin dall’inizio è stata una grande sfida. Certamente, ogni progetto può essere considerato come una nuova sfida, con l’obiettivo di spingermi a migliorare, tentare nuove strade e imparare sempre qualcosa di nuovo. Ma non è stato per niente facile “ingranare”, e solo dopo alcuni tentativi ho trovato la mia voce per questa storia, che ho sentito da subito molto vicina. Questa volta però mi è sembrato proprio di iniziare da zero, e non mi pareva vero, sfogliando Nel mio giardino il mondo, di averlo realizzato proprio io. Sembra un mistero, e forse è proprio così! Ma, in questo caso, mi sembra di aver fatto qualche piccolo passo verso una maturazione personale e del mio segno, che cercherò di portare avanti con i prossimi progetti.

Video di Irene Penazzi

Progetti per il futuro che volete condividere con noi?

Mapi: Io spero decisamente di lavorare di nuovo con Irene: lo metto nero su bianco, qui! Ho un paio di idee per albi di cui uno secondo me è perfetto per lei…. E poi sto per iniziare la stesura di un romanzo all’insegna del brivido, per cui dovrò studiare e riflettere un bel po’, e tengo le dita incrociate per un soggetto che ho presentato tempo fa, e che potrebbe partire con l’autunno…

Irene: Anche io spero tanto di poter lavorare di nuovo con Mapi e intraprendere una nuova avventura insieme!
Posso dire poi che sono già all’opera per raccontare una nuova storia senza parole che vede protagonisti tre fratelli che ormai conoscete, questa volta ambientata… in montagna! L’uscita è prevista in primavera.
Nel frattempo, ho appena terminato le tavole per un libro che vede protagonisti le piante e gli alberi più spettacolari al mondo, con i testi di Stefano Bordiglioni, e che ho illustrato con estremo piacere, oltre ad avere alcuni progetti in corso per albi su commissione.

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