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Il cappotto del poeta. I disegni di Guido Scarabottolo per Wisława Szymborska

Questo testo di Chiara Gatti, curatrice, accompagna la mostra delle tavole originali di Guido Scarabottolo, ispirate al testo della poetessa Premio Nobel per la letteratura Wislawa Szymborska La prima frase è sempre la più difficile

A chi gli chiede se sia nato prima il testo o l’immagine, risponde con un pacato

«non lo so».

Forse perché non esiste una logica precisa nel rapporto di dipendenza fra parola e disegno. E, soprattutto, perché tale rapporto non può essere di dipendenza, relegando così uno dei due in posizione subordinata all’altra. Entrambi dipendono piuttosto da una fonte comune che si chiama ispirazione. Quando parla dell’ispirazione dei poeti, nel suo libro essenziale e commovente La prima frase è sempre la più difficile, Wisława Szymborska (1923-2012) difende il valore dell’inconsapevolezza:


«Ho menzionato l’ispirazione. Se viene chiesto loro cosa sia, i poeti contemporanei rispondono evasivi. E non perché non abbiano mai avuto la grazia di questo impulso interiore. Solo, non è facile spiegare a qualcun altro ciò che tu stesso non capisci. Qualunque cosa sia l’ispirazione, nasce da un continuo “Non lo so”».

Ecco la stessa, stringata risposta di Guido Scarabottolo.

Evasivo come i poeti, Scarabottolo parla poco, anzi sussurra, mentre fa scorrere le carte che hanno colorato le frasi di Wisława,

«l’unica poetessa che io abbia mai davvero letto»

confessa e poi riabbassa lo sguardo sui disegni. Per sfuggire ad altre domande che vorrebbero carpirgli un segreto, si scherma avanzando dettagli tecnici. Parla di matite comprate a Bruxelles ma prodotte in Portogallo, di inchiostri da timbro tedeschi (che regalano toni felpati alle superfici piene…) e di fogli prodotti da una cartiera siciliana che purtroppo adesso non c’è più. In quanto al metodo, non fa mistero:

«Il rapporto col testo non è razionale. Né tantomeno didascalico»

tiene a precisare. Chi nasce illustratore sa che il suo destino sarà sempre quello di trasformare un lungo brano in un solo disegno. Ma l’esercizio di sintesi richiede scelte, sacrifici, predisposizione e, più di ogni altra cosa, libertà.

Per una questione di stile, carattere o vocazione (chiamatela come volete…) Scarabottolo ammette un’esigenza: disegnare rapido. Pochi minuti per dare forma a un sogno. E viene in mente la seconda “lezione americana” di Italo Calvino, dedicata proprio alla rapidità:

«La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire agilità, mobilità, disinvoltura; tutte qualità che s’accordano con una scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento all’altro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte». 

Così sono i disegni di Scarabottolo quando delineano le nuvole arrotolate come matasse, inseguono gli spifferi del vento, spettinano i ciuffi di un cipresso, ricalcano il profilo di una roccia, di una sedia sdraio o di una gabbia per uccelli. La sua “scrittura” divaga dal piano di un tavolo alle correnti che spingono in alto le mongolfiere. Un vocabolario di segni diversi
distingue il ritmo dei racconti: tratteggi fitti per le scrivanie ben ordinate, macchie ovattate di blu oltremare per il soprabito di un flâneur, onde molli per i gambi di un papavero, dolce calligrafia per la matita adagiata ai margini di un labirinto. Troverà la sua via d’uscita?

Le parole della Szymborska escono dalla punta di un pennello e prendono sembianze dettate dalla fantasia dell’artista:

«Cerco di commentare i suoi passi in termini espressivi»

Attenzione: commentare e non tradurre! Così, il frutteto di Isaac Newton diventa un bosco di piante rare. Il camice di un pittore, una tavolozza informale. Pianeti sconosciuti galleggiano come bolle leggerissime nel vuoto cosmico.

«Non so perché i sassi neri abbiano ombre colorate…»

dice ancora, sottovoce. Un altro eterno “non lo so”, generatore magico della famosa ispirazione. E qui i ruoli si ribaltano all’improvviso. Sembra che le parole di Wisława nascano dal disegno di Scarabottolo. E lo commentino. Scrive lei:

«Nel linguaggio della poesia nulla è consueto o normale. Non una singola pietra, né una singola nuvola al di sopra di essa. Non un giorno, né la notte che segue. E soprattutto, non una singola esistenza, l’esistenza di nessuno su questa Terra».

Le pietre di Scarabottolo non sono normali perché irradiano i colori dell’immaginazione. Nulla è ciò che appare nella testa del poeta. Neanche un cappotto. Neppure un autobus che sfreccia in periferia. Anche un quadrato nero pesto, torvo e cieco, può nascondere i petali carnosi di un fiore rosso.

In questo sottile gioco di inganni del cuore e dello sguardo, Szymborska e Scarabottolo si incontrano. E condividono lo stesso gusto per l’ironia, il paradosso, l’ossimoro e il compendio. Scrivono entrambi poesie compatte – poche parole e pochi segni – per condensare gli enigmi dell’esistenza. Il loro comune e quotidiano ripetersi “non lo so” è un antidoto alla banalità delle certezze, che mantiene vivo lo stupore di chi racconta e di chi ascolta. Perciò, ecco infine un suggerimento per la “lettura” di questo libro disegnato: non interpretate le tavole, non forzate i legami fra frasi e illustrazioni, non cercate dipendenze, associazioni, verità, riposte, non deponete l’incanto. Ma perdete il filo cento volte, divagate, smarritevi nel dedalo, saziatevi di domande e, soprattutto, di splendidi, seducenti, incomprensibili dubbi. Perché, come direbbe Wisława,

«questo, alla fine dei giochi, è ciò che conta».

La mostra delle tavole originali di Guido Scarabottolo, ispirate al testo della poetessa Premio Nobel per la letteratura Wislawa Szymborska La prima frase è sempre la più difficile, sarà aperta al pubblico dal 13 febbraio al 9 aprile 2020, spazio San Fedele Arte (  Via Ulrico Hoepli 3a, Milano).
A cura di Chiara Gatti e M.Chiara Cardini
Orari:
da martedì a venerdì ore 16:00 – 19:00
sabato ore 14:00 – 18:00


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    Negli ultimi anni ha portato in Italia le serie di Dory Fantasmagorica e Cane Puzzone, ha pubblicato più di 40 guide ai cammini italiani e ha dato alle stampe i testi di Paolo Cognetti e Erri De Luca impreziositi dalle illustrazioni di Alessandro Sanna, e di Wislawa Szymborska con Guido Scarabottolo.

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