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Ci vediamo fuori? Intervista all’autrice, Emma Lidia Squillari

Emma Lidia ci accoglie nel suo studio di Bologna. Scopriamo insieme a lei il suo percorso, le tecniche che predilige e le sue creazioni – gli animaletti di pezza ispirati ai personaggi del suo albo, Ci vediamo fuori?.

Emma Lidia, raccontaci chi sei

Dunque: ufficialmente sono nata e cresciuta in collina, tra i boschi delle Langhe, in una grande e caotica famiglia. Ma in realtà ho da sempre viaggiato un po’ ovunque con la fantasia grazie al mio naso, che dai 6 ai 17 anni è stato esclusivamente nascosto tra le pagine di qualunque libro mi capitasse tra le mani.

Finito il liceo artistico, ho tolto il naso dai libri e dopo un anno di riflessione/lavoro mi sono trasferita a Bologna per frequentare l’Accademia di Belle Arti, e lì sono rimasta fino ad oggi, con sentimenti alterni per questa città piena di contraddizioni e sorprese, persone da conoscere e amici che partono verso nuove avventure.

Ogni anno mi dico che sarà l’ultimo, che partirò presto anche io, ma alla fine continuo a viaggiare solo con l’immaginazione, a volte col naso nascosto in un libro ma più spesso, di questi tempi, creando libri per futuri “nasi viaggiatori”.

Come, quando e perché ti sei avvicinata al mondo dell’illustrazione?

Il mio passato da lettrice sicuramente ha avuto un ruolo importante: in casa non sono mai mancati i libri, e fin da piccola ho avuto la fortuna di leggere quelli che poi ho scoperto, studiando Illustrazione in Accademia, essere gli autori più noti della letteratura per l’infanzia: come Arnold Lobel (il mio preferito da sempre) e Maurice Sendak (avevamo addirittura una
vecchissima, amatissima audiocassetta, con alcune tra le sue storie più famose).

Al liceo, non ritrovandomi nel discorso artistico contemporaneo, mi sono rifugiata molto nel disegno e nella copia dal vero, riscoprendo poi il mondo dell’illustrazione e rendendomi conto che poteva effettivamente essere un mestiere. Da lì non ho più abbandonato il sogno di diventare illustratrice, anche se sembrava qualcosa di irrealizzabile, quasi una fantasia che mi stavo concedendo, e anche adesso a volte mi sembra incredibile essere arrivata a questo punto.

Inizialmente non avevo pensato che avrei anche potuto scrivere le storie. Ma all’Accademia di Bologna, dove ho frequentato sia la triennale in Fumetto ed Illustrazione che la specialistica in Illustrazione per l’Editoria, oltre ad imparare tantissimo di grafica e comunicazione per immagini, ci hanno incoraggiati molto a scrivere, ed è stata una cosa bellissima! Mi sono davvero trovata a mio agio in questo spazio ibrido tra il disegnare e lo scrivere e, anche se ci metto sempre moltissimo tempo ad trovare le parole giuste, ogni volta è un’avventura, ogni volta imparo cose nuove e ogni volta sono più soddisfatta del risultato.

Il processo creativo di Ci vediamo fuori: come è nato questo albo, fresco di stampa nella nostra collana L’Acchiappastorie?

Credo che Ci vediamo Fuori? rimarrà sempre uno dei libri per me più importanti: mi ha accompagnato nel passaggio dalla vita di studentessa dell’Accademia a quella di illustratrice “per davvero”, mi ha permesso di stringere moltissimi legami professionali e di amicizia e nel corso della sua realizzazione ho imparato tantissime su cosa significhi “fare un libro”.

La storia è nata nel 2016, come esercizio durante il corso di Illustrazione per l’Editoria della specialistica: all’epoca aveva un aspetto molto diverso ed era lungo solo 16 pagine (copertina compresa).
Ero partita concentrandomi su che cosa mi sarei divertita a disegnare: innanzitutto un serpente enorme, pieno fino a scoppiare e rotondissimo; e poi in quel periodo avevo visto delle bellissime illustrazioni scientifiche che rappresentavano diversi tipi di uova di uccello, e così pensai che sarebbe stato bello disegnare anche quelle. Da queste due ispirazioni visive, e in modo molto libero, ho trovato il meccanismo della storia, dove ad ogni giro pagina un animaletto viene mangiato dall’enorme serpente.

Anche se prima di essere pubblicato il libro ha subito moltissime modifiche e riscritture, l’idea di partenza è rimasta la stessa, in qualche modo più forte di ogni tentativo di “addomesticamento” (e ci abbiamo provato a lungo). Alla fine quel serpente enorme aveva davvero troppa fame!

L’obiettivo della storia è sempre stato soprattutto quello di divertire il lettore, invitandolo ad interagire in prima persona con la storia per cercare ad ogni giro pagina l’animale mancante. Se invece noterete una punta di perfidia nella storia, direi che fa parte un po’ del mio senso dell’umorismo, un po’ del mio punto di vista rispetto alla scrittura: anche se amo moltissimo rappresentare animali e natura, provo sempre a mantenere una nota pungente per non cadere mai nel buonismo.

I personaggi del libro Ci vediamo fuori? sono diventati anche animali di peluche, creati da te

Era un’idea che avevo da tempo, quella di imparare a fare i pupazzi. Mi sembrava qualcosa di magico, poter vedere in 3D i personaggi di un mio libro, e con la scusa di una mostra delle tavole originali di Ci vediamo fuori presso il negozio di giocattoli Città del sole di Bologna, ho deciso di provare. Così, un po’ osservando come erano fatti i pupazzi Ikea che ho in casa (tantissimi topi grandi, un pappagallo, un gufo, un mini-lupo, un mini-cervo, un topo piccolo, una gallina) e un po’ improvvisando, ho iniziato.

Le prime prove erano davvero terribili, poi fortunatamente sono migliorata. Alla fine non è stato difficilissimo e mi diverto davvero un sacco. Sono particolarmente fiera del pitone e del coccodrillo, che sono animabili grazie ad uno speciale scheletro metallico al loro interno!

Ammetto che sono dei pupazzi un po’ sbilenchi e un po’ matti, ma questo li rende speciali ed unici, giusto?

Parlaci delle tecniche di illustrazione che prediligi

Prima delle illustrazioni definitive, lavoro sempre per molto tempo agli storyboard (ne faccio un’infinità!) di formati diversi, a matita, pastello, o a penna nera. E’ una fase del lavoro molto lunga, dedicata a sviscerare la storia un po’ attraverso le immagini, un po’ attraverso il testo, alternando l’attenzione tra le due cose. Poi a volte mi blocco su elementi della storia che non riesco a far funzionare (nel mio ultimo libro, che ho finito da poco, per più di due mesi ho disegnato la stessa scena: un albero con uno sfondo urbano dietro).

Disegni con albero

Quando succede, cerco di variare le tecniche e le tipologie di carta, in modo da stimolare nuove soluzioni visive. Trovo infatti che il supporto ed i materiali con i quali vado a disegnare influiscano molto sul segno e sulle dinamiche dell’illustrazione stessa. Se tutto va bene, supero la fase di progettazione e arrivo a realizzare le tavole definitive. A questo punto utilizzo quasi esclusivamente acquerelli e disegno a china, integrandoli a seconda delle necessità, con penne nere a gel oppure con i pastelli colorati.
È una tecnica molto semplice, ma che mi fa sentire me stessa. Ho infatti il terrore dei pennelli incrostati di colore acrilico secco e colloso, mentre con il digitale, nonostante gli ovvi vantaggi che offre, non ho mai sentito la stessa gioia e libertà creativa.

Se invece disegno per conto mio, cosa che avviene molto raramente perché in realtà non mi piace disegnare come forma di svago, pasticcio nel quadernetto che mi porto sempre dietro, utilizzando penne nere o pastelli colorati. Sia chiaro che non è uno di quei bellissimi sketchbook che hanno molti illustratori! La maggior parte delle pagine è occupata da liste di cose da fare, scarabocchi e cancellature, o appunti sparsi.

Video di Emma Lidia Squillari, realizzato da Studio Croma

Descrivici com’è il tuo studio, il luogo in cui lavori

Intorno alla mia scrivania ci sono tantissime piante (e d’estate tantissime zanzare, che a Bologna inevitabilmente arrivano ovunque ci sia del verde), tantissimi libri che mi piace pensare di leggere (ma che non finisco mai), ed un piccolissimo balcone dal quale osservo i tetti ed i giardini del quartiere, i tre gatti dei miei vicini, il parrucchiere che occupa uno dei cortili interni, le chiacchiere dei suoi clienti, le videoconferenze di lavoro del mio vicino in smartworking sul suo terrazzo, il cielo e le rondini che vanno e vengono freneticamente. In poche parole, è un luogo dove mi distraggo tantissimo.

La scrivania di Emma Lidia Squillari

Desideri e piani per il futuro che ti va di condividere con noi

Intanto, sono felicissima di avere un albo pubblicato in italiano! Non vedo l’ora di condividere con i bambini Ci vediamo fuori?, facendo il più possibile laboratori creativi e letture in giro per scuole e biblioteche. Imparo tantissimo dall’interazione diretta con i bambini. Mi ricordano la freschezza con cui voglio vedere il mondo intorno a me, ribaltando sempre la prospettiva delle cose in modi assurdi e pieni di vitalità.

Per il resto, spero di continuare a fare quello che faccio ora: scribacchiare, scarabocchiare e pensare. Ho ancora un progetto di albo illustrato in fase di realizzazione, ma dopo di che sarò nella posizione meravigliosa/spaventosa di ritornare al tavolo delle idee, pensando a che cosa voglio lavorare per i prossimi anni a venire. Ci sono momenti in cui penso, terrorizzata, che non avrò più idee, ma poi vedo il ragno che da tre anni vive in una fessura della mia cucine e mi ricordo che le storie da raccontare sono ovunque, e che ad esempio, potrei raccontare la sua.

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