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Alessandro Sanna, l’arte di giocare con lo sguardo

alessandro sanna

Il viaggio artistico di uno tra gli illustratori italiani più noti e riconosciuti. Una vita “fatta a pennello”, cercando l’ispirazione, e punti di vista sempre nuovi… a Casa di Rigoletto, a Mantova, perché è proprio lì che si trova il suo studio! Alessandro Sanna racconta e si racconta, in questa intervista. Buona lettura.

Alessandro, come è nata la tua passione per l’illustrazione? Chi ha avuto un ruolo importante nella tua formazione?

In prima media, all’età di 11 anni, è nata la mia passione per il disegno. Ricordo che il professore di educazione artistica disegnava splendidi paesaggi ad inchiostro o con l’acquarello. Passando per la cattedra guardavo come faceva e poi, a casa, cercavo di imitarlo. Non che fosse eccelso come insegnante…. ma mi è bastato vedere i suoi strumenti e le sue mani al lavoro per restare folgorato! Proseguendo gli studi, all’Istituto d’Arte ho poi incontrato una professoressa che mi ha “cresciuto” nel nome dell’arte e della poesia, nonché della musica e del teatro.

Quale rapporto intrattiene il disegno con la parola all’interno di un albo illustrato? Come si coniugano, nella tua esperienza, questi due elementi?

Leggere un testo, per me, vuol dire immediatamente figurarmi delle immagini. A volte sono precise, altre volte da costruire. Spesso e volentieri diffido delle prime immagini che il cervello sceglie per me, ma a volte realizzo che sono proprio quelle che funzionano di più. La mente va allenata a vedere le cose. Nel tempo, ho imparato che vedere senza disegnare non mi aiuta a capire.

A dicembre è uscito L’ospite della vigilia, di Erri De Luca, con le tue illustrazioni. Che tecnica hai usato in quest’opera?

Con questo testo di Erri De Luca, è capitato che le immagini mi siano apparse come quando nella nebbia cerchi i punti di riferimento per ricostruire il mondo che già conosci. Così è stato, per questo libro.

Ho scelto di dare vita a queste immagini usando acquarello e inchiostro di china su carta patinata, una tecnica che ho imparato a maneggiare bene nella realizzazione di un libro monumentale: Come questa pietra. Il libro di tutte le guerre, edito da Rizzoli.

Per Terre di mezzo avevi già illustrato Il ragazzo selvatico, di Paolo Cognetti (2017) e Miramuri (2015), una pubblicazione molto particolare, realizzata con il fotografo Massimiliano Tappari. Da un lato ti sei cimentato con i grandi paesaggi, mentre dall’altro hai prestato attenzione a un piano microscopico e ti sei concentrato sui dettagli. Racconta.

Sul testo di Cognetti mi sono divertito molto perché non l’ho propriamente illustrato, ho attivato un altro processo, visualizzando nella mia mente delle “cartoline” di montagna che la mia memoria mi regalava lì per lì, sul momento. La montagna non è tra gli ambienti che prediligo, ma dipingerla sì, mi piace moltissimo.


Con Massimiliano Tappari c’è una profonda amicizia e, per Miramuri, abbiamo giocato ad inviarci i file del progetto: lui mi mandava le foto in bianco e nero e io ci aggiungevo segni – bianchi e neri – sopra.

Un lavoro non da illustratore il mio, in quel senso; e, d’altro canto, anche lui non ha agito solamente da fotografo. Abbiamo fissato delle regole per giocare con lo sguardo. Ci piace molto guardare le cose e interpretarle in un’altra forma.

Alessandro Sanna “fotografato” da Massimiliano Tappari


Devo dire che amo fare cose sempre diverse, perché mi sembra di non voler essere mai un professionista arrivato, che usa solo degli strumenti prediletti. Preferisco aggiungere o togliere liberamente, secondo l’idea e il contenuto che voglio sviluppare. 

Qual è il luogo dove lavori abitualmente?

Il mio studio… che si trova nello storico edificio Casa di Rigoletto a Mantova! Un posto magico, e non voglio aggiungere nient’altro, sarebbe davvero arduo descriverne il fascino e la bellezza. Posso dire che, oltre ad essere il mio luogo di lavoro, è anche (nel tempo in cui è consentito) una piccola galleria dove ospitare opere di giovani artisti.

Lo studio di Alessandro Sanna

Anno nuovo, progetti nuovi: a cosa stai lavorando in questo periodo?

In estate uscirà per Rizzoli una mia personale rivisitazione in silent del Moby Dick che un amico tipografo diede alle stampe nel 2012. Sono contento che ritorni alla luce questo mio folle progetto, in un anno così pieno di voglia di ricominciare.
Poi c’è un lavoro collettivo nato su Facebook durante la quarantena della primavera 2020. Prenderà vita a fine anno. Un’altra follia, anch’essa ben collegata ai miei ragionamenti attorno allo “sguardo” e alla narrazione del mondo da punti di vista differenti.

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    Terre di mezzo editore è una casa editrice fondata a Milano nel 1994.
    Pubblica ogni anno più di 100 titoli. Tra le collane principali ci sono: L’Acchiappastorie albi e narrativa per l’infanzia, i Percorsi a piedi e in bicicletta, i manuali creativi delle Ecofficine.
    I primi grandi bestseller sono stati la prima guida al cammino di Santiago de Compostela e La grande fabbrica delle parole, di Valeria Docampo.
    Negli ultimi anni ha portato in Italia le serie di Dory Fantasmagorica e Cane Puzzone, ha pubblicato più di 40 guide ai cammini italiani e ha dato alle stampe i testi di Paolo Cognetti e Erri De Luca impreziositi dalle illustrazioni di Alessandro Sanna, e di Wislawa Szymborska con Guido Scarabottolo.

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