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Monica Dengo: l’arte della scrittura a mano

Rallentare il passo, riprendersi il tempo, liberare la creatività: è il potenziale della scrittura a mano, un gesto tanto antico quanto sorprendentemente moderno.
Monica Dengo, autrice di Lascia il segno, artista, designer, calligrafa, racconta la sua esperienza in questa intervista, che condividiamo perché possa essere di ispirazione e stimolo alla (ri)scoperta del piacere di scrivere a mano. Buona lettura e poi buona scrittura!


Monica, parlaci di te e del tuo impegno
Il mio lavoro e la mia vita ruotano da più di 25 anni intorno al mondo della calligrafia, ma il mio approccio con questa materia è sempre stato di ricerca e anche di contestazione. Da subito “calligrafia” mi è sembrato un termine e un ambito di studio troppo stretto, definito e impostato, eppure ci sono anche sempre state rinnovate ragioni che mi hanno spinta a continuare, a non mollare. Oggi insegno, scrivo libri, organizzo eventi e opero nei luoghi in cui scrittura e arte entrano in dialogo e si sovrappongono.

Raccontaci di quando hai scoperto la passione per la scrittura a mano.
La scoperta che il mio studio poteva abbracciare il più ampio ambito della scrittura a mano è stata una delle ragioni che hanno continuato ad alimentare il mio interesse, anche oggi. La scrittura a mano è una delle più straordinarie invenzioni umane, coinvolge l’intelligenza e la memoria del nostro corpo. Scrittura a mano è un termine molto ampio che va dall’apprendimento delle regole che consentono una scrittura chiara per la comunicazione di contenuti, all’espressione artistica in tutte le sue diversità. La scrittura è la forma visiva del pensiero, con la scrittura a mano sento di entrare più in profondità nella comprensione di questa forma.

La scrittura a mano e il mondo della scuola sono, nell’immaginario comune, due cose molto collegate. Cosa ci dici a proposito? Come è nata e che significato ha un’esperienza come quella da te realizzata nell’Istituto Comprensivo di Terranuova Bracciolini?
La scrittura a mano è un mezzo di comunicazione che diventa efficace nel momento in cui se ne comprendono le regole. L’esperienza all’Istituto Comprensivo di Terranuova Bracciolini è stata avviata con l’intento di dare agli insegnanti degli strumenti didattici per l’insegnamento della scrittura a mano e la comprensione delle sue regole. I materiali di quell’esperienza hanno consentito di dare vita al progetto Scrittura Corsiva da cui sono nati il sito scritturacorsiva.it e poi l’associazione SMED – Scrivere a mano nell’era digitale.

Hai insegnato in molte parti del mondo, tra cui Stati Uniti, Giappone, Francia, Germania, Belgio e Svizzera. Hai riscontrato modi diversi di rapportarsi alla scrittura in questi vari paesi?
Ho insegnato quella che chiamo ‘calligrafia espressiva’ in molte parti del mondo, sempre a persone adulte. Ho continuato a mantenere il termine calligrafia perché negli anni ho notato sempre meno astio verso questo termine che a persone più anziane ancora ricorda noiosi e rigidi esercizi, ma che i più giovani associano alla street art o al mondo dei tatuaggi. Calligrafia espressiva è tante cose e include lo scrivere con la propria grafia ad occhi chiusi o il creare fitte texture. Ci manca ancora una sufficiente gamma di termini per spiegare quante cose si possono fare con la scrittura a mano.
Se invece parliamo di insegnamento della scrittura a mano nelle scuole, la mia esperienza riguarda prevalentemente l’Italia. Con l’associazione SMED stiamo lavorando per creare una rete europea, ma c’è ancora tanto da fare.

La mostra: “Human rights / Right Humans. Ridiamo colore ai nostri diritti”: vuoi raccontarci questa esperienza? L’iniziativa ha avuto qualche output anche diverso? Esporrai le tavole altrove?
La mostra Human Rights/Right Humans è frutto di un incarico ricevuto dall’associazione H.R.Y.O Human Rights Youth Organization, che mi ha chiesto di realizzare 30 poster, ciascuno per uno degli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, da esporre in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione. L’evento è stato particolarmente bello perché, oltre allo spazio della sede dell’associazione, sono stati coinvolti quasi tutti i laboratori artigianali del quartiere Kalsa, nel centro di Palermo, che si sono offerti di esporre/ospitare un diritto.
L’idea è di esporre le tavole anche in altri Paesi. Avrebbero dovuto essere esposte a Mosca a giugno, ma sono state trattenute alla dogana, non abbiamo capito perché. A Mosca ho comunque potuto esporre un’altra mia opera ispirata ai Diritti Umani, in cui la frase ‘Tutti gli umani sono eguali’ era scritta in italiano, inglese e russo.

Raccontaci la tua passione per i libri d’artista!
I libri d’artista sono sempre stati una mia passione. La forma libro mi è congeniale. A volte realizzo libri con un testo noto, per esempio un frammento della poesia di Saffo, oppure con testi di Tsering Wangmo Dhompa,una mia cara amica poetessa con la quale ho spesso collaborato, oppure realizzo libri astratti, con frammenti di scritture, spesso illeggibili.

Italiana di origine, hai vissuto a lungo in America e sei spesso all’estero. Cosa ti “porti dentro”, quando ti capita di viaggiare?
Ciò che maggiormente “mi porto dentro” dell’esperienza di vita in un altro paese è il fatto di riconoscermi e sentirmi vicina a tutti coloro che non vivono nella terra in cui sono nati. Diciamo che ho fatto mia la consapevolezza che la terra è una casa comune.

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    Terre di mezzo editore è una casa editrice fondata a Milano nel 1994.
    Pubblica ogni anno più di 100 titoli. Tra le collane principali ci sono: L’Acchiappastorie albi e narrativa per l’infanzia, i Percorsi a piedi e in bicicletta, i manuali creativi delle Ecofficine.
    I primi grandi bestseller sono stati la prima guida al cammino di Santiago de Compostela e La grande fabbrica delle parole, di Valeria Docampo.
    Negli ultimi anni ha portato in Italia le serie di Dory Fantasmagorica e Cane Puzzone, ha pubblicato più di 40 guide ai cammini italiani e ha dato alle stampe i testi di Paolo Cognetti e Erri De Luca impreziositi dalle illustrazioni di Alessandro Sanna, e di Wislawa Szymborska con Guido Scarabottolo.

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