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Pietro Scidurlo, la Francigena del Lazio per tutti

Pietro Scidurlo, autore della guida Santiago per tutti e del libro Per chi vuole non c’è destino in cui racconta come l’esperienza del cammino gli abbia permesso di imparare ad accettare se stesso, ha da poco percorso La Via Francigena del Lazio. Insieme a lui, c’era una troupe che ha girato il web-doc A ruota libera: il racconto di un uomo con disabilità in viaggio.
Abbiamo fatto una chiacchierata con Pietro per farci raccontare questo progetto.

COME NASCE “A RUOTA LIBERA

Il progetto A ruota libera nasce da un’amicizia tra me, Eros Achiardi e Marco Neri, i registi e tecnici di un primo progetto realizzato assieme sulla Via Francigena della Val di Susa.
Nel 2016 Eros e Marco cercavano un protagonista per un documentario, in cui volevano raccontare quel tratto di cammino attraverso gli occhi di una persona con disabilità. Avevano appena vinto un bando dell’agenzia TorinoTurismo e si sono imbattuti nella mia storia, mi hanno contattato e chiesto di lavorare con loro. Da questa collaborazione è nato un video che si chiama La nostra Via, che si trova su Youtube.

In seguito l’idea è diventata quella di trovare un fondo per raccontare tutta la Via Francigena. Cercando, si è trovato un bando della Regione Lazio, un finanziamento che prevedeva la promozione del territorio attraverso piattaforme innovative multimediali. Nel 2018 Marco Neri, direttore artistico di questo progetto, ha compilato il bando, ci teneva che fossi io la voce narrante. In quel periodo però ero in ospedale, quindi non sapevo se ce l’avrei fatta, Marco allora ha preso tempo e tra burocrazia e covid, siamo arrivati all’agosto del 2020.

Rispetto alla precedente esperienza, questa è stata diversa perché ho partecipato più come autore del web-doc.
Insieme a me è venuta anche Giulia, la persona con cui vivo, anche lei ha una storia molto particolare e forte, che racconto nel mio libro Per chi vuole non c’è destino. Da anni cerco di avvicinarla al mondo dei cammini, perché penso che non ci sia nulla di più bello di fare quello che ti appassiona con colui/colei che ami: viaggiare a passo lento insieme alla persona che ti sta accanto tutti i giorni.
Giulia aveva un grande desiderio: dedicare l’esperienza del cammino alla persona che la vita gliel’aveva donata, la piccola Sofia. Abbiamo quindi iniziato a scrivere questo progetto a sei mani.

Il progetto è nato con l’obiettivo di cercare una strada: non esiste un percorso universale sulla Via Francigena, c’è una ciclovia, che è un bellissimo percorso ciclistico, non pensato però per persone a mobilità ridotte. Esiste la Via Francigena, ma non una via per tutti. Il progetto ha l’auspicio di accettare questa sfida: mettere una persona a mobilità ridotta, lungo il percorso ufficiale del Lazio, partendo da AcquaPendente fino ad arrivare a Roma.

Il 20 agosto ci siamo messi in cammino, cercando una strada, segnalando e mappando le criticità che non ci permettevano di continuare, e a questo seguiranno altri sopralluoghi per capire dove passare.

In questo progetto abbiamo messo una persona con disabilità ridotta, con un rotino elettrico, klackos klick, oggetto che trasforma una carrozzina normale in una da fuoristrada, e abbiamo visto come poteva continuare in completa autonomia. Dove abbiamo trovato un percorso non sicuro, abbiamo inserito un segnavia, un waypoint, che rappresenta l’inizio di una difficoltà. L’obiettivo è poi trovare una variante.

LA TROUPE

La troupe era composta da:

Marco Neri, direttore artistico e fonico
Eros Achiardi, seconda macchina
Eugenio Barzaghi, direttore fotografia e prima macchina
Valerio Muscella, fotografo di scena
Pietro Labate, guida escursionistica che ci ha evidenziato i punti più critici
Free Wheels, alcuni volontari si sono resi disponibili per l’assistenza durante le riprese

Il lavoro di squadra con la troupe mi ha permesso di capire che sono, e che siamo, sulla strada giusta.
Quando siamo partiti per mappare il Cammino di Santiago e renderlo accessibile in tanti mi hanno detto che era un’impresa impossibile, risposta che mi sono sentito dire per anni. E anche in questo caso è stato così, in molti mi hanno detto che era una missione senza speranza, che eravamo dei folli, e invece abbiamo scoperto che gran parte del percorso era già accessibile.
A volte soffermarsi sulle cose può donare grandi opportunità: la prima grande emozione è rendermi conto che stiamo facendo una cosa importante. Se una persona non cambia tipo di sguardo, difficilmente potrà scorgere quello che noi invece vediamo.

Camminare con Giulia e poter condividere con lei questa esperienza è stato un grande regalo. La prima volta che si è messa a camminare ha percorso alcune tappe del Cammino di San Benedetto insieme a Ilaria Canali, amica camminatrice e reporter. Un giorno mi ha detto una riflessione che mi ha colpito molto: arrivare a piedi in una città è completamente diverso rispetto al farlo con i mezzi, lascia a bocca aperta.
Penso che sia molto emozionante ritrovare in chi fa cammini per la prima volta le stesse emozioni che provo da anni, mi dà molta soddisfazione, perché significa che io e coloro che lavorano con me crediamo in qualcosa che di fatto si dimostra.

Con la troupe si è instaurato un bel cameratismo, è stato bello ritrovarsi e rivivere le stesse emozioni già provate durante la prima esperienza.
Lavoravamo da prima dell’alba, mettendoci in cammino anche alle 5 meno un quarto, fino al tramonto. Era necessario trovare l’inquadratura giusta e partire con le registrazioni, quando c’era una buona incidenza della luce, e quindi dovevamo sfruttare al massimo le ore del mattino e del tardo pomeriggio.

Per me la cosa più difficile è stato il fatto di non scendere mai dalla carrozzina, anche per 15 ore di seguito, e il caldo non poteva che peggiorare la situazione, c’erano temperature quasi desertiche.
Inoltre non sono mancati gli incidenti, che fanno saltare i nervi: ho bucato due gomme in un colpo solo, però la fortuna è stata che da dove mi trovavo al primo ciclista c’era un chilometro e mezzo, quindi abbiamo potuto risolvere il problema velocemente.

GLI INCONTRI LUNGO IL CAMMINO

Siamo partiti con una sceneggiatura che prevedeva alcuni incontri, tra cui quello con Piero Badaloni, noto giornalista Rai. In lui ho scoperto una persona eccezionale, ci siamo trovati su tanti argomenti, sia per quanto riguarda il cammino e la spiritualità, ma anche le letture. Anche lui, come me, con il camminare ha scoperto una nuova chiave di lettura della vita.
Inoltre, al Mitreo di Sutri ho incontrato l’illustratore Lorenzo Terranera, insegnante in una scuola di Illustrazione e che ha invitato i suoi alunni a produrre un’illustrazione che raccontasse il nostro viaggio.

Non sono mancati gli incontri con i pellegrini, che ci fermavano e chiedevano cosa stessimo girando e ci dicevano che parti del percorso erano pericolose anche per loro e per tutti, e quanto fosse importante il nostro lavoro di messa in sicurezza e di accessibilità.
Il nostro, di costruttori di cammini per tutti, è un lavoro ad ampio respiro, perché per primo chi cammina chiede di mettere in sicurezza il percorso.

Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare chi di competenza, non di stendere lingue di cemento, nelle aree naturali, ma trovare alternative, come piccoli lavori sul percorso, così da rendere il cammino fruibile a tutti.

I LUOGHI

Tra i momenti più belli c’è stato il passaggio da Montefiascone, dove vivono i cari amici Immacolata Coraggio e Franco Steri, che mi avevano invitato con l’obiettivo di rendere la struttura accessibile. Vederli, sorridere con loro, visitare la Domus Peregrini, è stato un bellissimo regalo, e ancora di più scoprire una struttura con un potenziale incredibile, che basta poco per rendere accessibile.
Visitare AcquaPendente è un’esperienza viva nel cuore, ho trovato un paese voglioso di migliorarsi e un’accoglienza meravigliosa.
Sutri è di una bellezza incredibile; purtroppo la rampa per accedere alla chiesa è stata tolta e penso che questa sia una grande mancanza: la magia di quel luogo dovrebbe essere donata a tutti.
Mi piacerebbe chiedere al Sindaco di Sutri la ragione di questa scelta.
Meraviglioso tornare a Viterbo dove abbiamo stretto nuove amicizie e firmato la Pietra del Pellegrino; attraversare Vetralla, Campagnano e Formello, sebbene qui – in quest’ultima – non esista più l’ostello dei pellegrini. Uno dei più belli di tutto il percorso.

I PARTNER del progetto

Free Wheels, LAND Comunicazioni, Area Srl, Formatec. Finanziamento della Regione Lazio.

FREE WHEELS ONLUS

Con l’associazione Free Wheels, che ho fondato dopo aver percorso il mio primo Cammino di Santiago, continuiamo a operare per rendere i cammini un’opportunità per tutti: in questo momento alcuni volontari sono sulla Via di Francesco, da Firenze ad Assisi. Nel frattempo sono nate anche nuove opportunità di collaborazione, ad esempio con il CAI, con cui abbiamo pensato di lavorare sul Sentiero italia.
Inoltre continuano a nascere nuove opportunità con piccoli comuni, che ci chiedono di realizzare educational per insegnare ai volontari come rendere i percorsi accessibili a tutti.
Oltre al mio libro Per chi vuole non c’è destino, quest’anno a Fa’ la cosa giusta, fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, speriamo di presentare anche il restyling del brand dell’associazione, a cura dell’Istituto Europeo di Design di Venezia.

IL LIBRO “Per chi vuole non c’è destino”

A distanza di qualche mese dall’uscita, in tanti mi chiedono il libro e mi dicono che dalla mia storia si può prendere spunto per trovare la stessa forza con cui io affronto la quotidianità. Questa è la mia più grande soddisfazione perché mi fa pensare che qualcosa di buono l’ho trasmesso.

Photo creditis Valerio Muscella.

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