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Luoghi da non perdere sul Cammino nelle Terre Mutate

250 chilometri a piedi e in bicicletta da Fabriano a L’Aquila, seconda edizione aggiornata della guida del Cammino nelle Terre Mutate.

La guida al primo “trekking di solidarietà” nei luoghi colpiti dal terremoto tra Marche, Umbria e Abruzzo. Nasce dall’esperienza della “Lunga Marcia per L’Aquila”, che ogni anno porta centinaia di camminatori da Camerino alla Piana di Castelluccio, da Norcia ad Amatrice, per conoscere luoghi bellissimi e feriti, e le storie di chi ha deciso di restare.

Quali sono i luoghi da non perdere lungo questo straordinario percorso? L’abbiamo chiesto all’autore della guida Enrico Sgarella.

CAMERINO

Situata su un colle tra le valli del Chienti e del Potenza, chiusa tra i monti Sibillini e monte San Vicino, Camerino conserva ancora oggi un fascino dal sapore antico. Merito del suo centro medievale e degli edifici con cui, tra il ’200 e il ’500, l’abbellirono i Da Varano, che la scelsero come capitale della loro Signoria. Provata dall’ultimo terremoto, il suo centro storico è tutt’ora zona rossa, ed è solo parzialmente accessibile. Tra i luoghi d’interesse pochi sono stati restaurati, tra questi segnaliamo la basilica di San Venanzio, riaperta alla fine del 2019. Ci auguriamo tornino presto a essere visitabili anche il Palazzo Ducale, sede dell’antica Università, l’Orto botanico e il convento di San Domenico. È invece aperta al pubblico la Rocca del Borgia con il parco e i torrioni, bell’esempio di architettura militare del Rinascimento.

L’essenza di Camerino è racchiusa in una boccetta di profumo da 30 ml. Sa di erbe aromatiche, le stesse che crescono sui monti Sibillini. “Sono fragranze autoctone: ricordano le viuzze del borgo e i paesaggi montani. Aria di casa, sempre a portata di mano”. Roberta Grifantini me la mostra tra gli scaffali del suo laboratorio, nell’Orto botanico dell’Università, dove conserva insieme a 150 essenze, anche le sei fragranze create dal 2015 a oggi da Mumo.

FIASTRA

Il borgo di Fiatra, arroccato sopra l’omonimo lago, ha origini medievali (IX sec.) e deve il nome al Castrum Fiastrae, la fortezza che gli abitanti del fondovalle usavano per difendersi durante le invasioni. Tra le sue mura, di cui vediamo solo i resti, si trovano ancora l’abbazia di San Paolo apostolo, un edificio a tre navate in stile romanico, e il castello dei Conti Malagotti, con la residenza del Podestà e altri palazzi di rappresentanza. Ma Fiastra è rinomata anche per il suo lago artificiale, alimentato dal fiume Fiastrone e da altri piccoli affluenti, dove si svolgono diverse gare di pesca sportiva. Nelle sue acque, particolarmente limpide, è possibile fare il bagno.

Vi consigliamo di godervi la meravigliosa vista dall’alto del lago!

VISSO

Nonostante i terremoti recenti e passati, Visso conserva l’antico splendore di un borgo medievale. Circondato da una corona di monti, in una valle in cui confluiscono le acque del Nera e di altri torrenti montani, mostra fiero le torri e le mura dell’antico castello, il campanile gotico della Collegiata di Santa Maria e gli edifici rinascimentali. Nel Palazzo dei Governatori, inagibile come tutto il centro storico, fino al 2016 era custodito il manoscritto de “L’infinito” di Giacomo Leopardi, acquistato nel 1868 dall’allora sindaco per 400 lire. Oggi le opere leopardiane sono a Bologna per la messa in sicurezza.

Visso, veduta del Borgo. Credits Rocco Castellano

CAMPOTOSTO

In un solo colpo d’occhio potrete ammirare la vista sulle montagne più importanti del centro Italia: Terminillo, Velino Gran Sasso (parete settentrionale), la Maiella.

Campotosto si trova nel comune in provincia dell’Aquila, situato a 1.430 m, è riparato a est dai monti della Laga e a sud dalle cime del Gran Sasso. Le prime notizie del paese risalgono al XIII sec, quando è coinvolto nella contesa tra L’Aquila e Amatrice che si protrae fino al 1700, anno in cui Campotosto diventa prospera e popolosa e stabilisce la propria autonomia. Il terremoto del 18 gennaio 2017 ha purtroppo portato alla distruzione di quasi tutte le architetture religiose e civili; restano però intatti l’accoglienza dei campotostani e la bontà dei prodotti locali, in particolare la mortadella.

L’AQUILA

Nonostante il terremoto del 2009 che ha interdetto al traffico alcune vie, la città conserva ancora intatto l’impianto urbanistico di quando fu fondata intorno al 1254 in una valle ricca d’acque. E proprio questa caratteristica sarebbe all’origine del nome, più che il riferimento al rapace del Gran Sasso.
I primi ad abitare L’Aquila furono i monaci benedettini che qui crearono un vero e proprio distretto per la lavorazione della lana, in tutte le sue fasi. Da allora la città è cresciuta e si è arricchita, come testimoniano i tanti edifici e monumenti di natura civile e religiosa. Tra questi,
il Forte Spagnolo (XVI sec.) e la Fontana delle 99 cannelle, chiamata così in onore delle 99 famiglie nobili che contribuirono alla fondazione della città.
Come è ovvio il sisma ha modificato anche l’assetto della città e sono nati nuovi quartieri e strade. Per questo vi consigliamo di visitare la piazza delle Arti, vicino all’ospedale San Salvatore, dove hanno trovato sede provvisoria le associazioni e le realtà no profit che prima del terremoto erano nel centro.

Piazza Duomo, L’Aquila. Fotografia di Cristina Menghini, 2018.

Fotografia di intestazione: Camminatori L’Aquila, Cristina Menghini

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