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Il Cammino nelle Terre Mutate: intervista all’autore della guida Enrico Sgarella

“Ci vuole umiltà ed empatia per attraversare le Terre mutate. Occorre procedere in punta di scarponi”, così scrive Enrico Sgarella nella prefazione della guida del Cammino nelle Terre Mutate: 250 chilometri a piedi e in bicicletta da Fabriano a L’Aquila, il primo “trekking di solidarietà” nei luoghi colpiti dal terremoto tra Marche, Umbria e Abruzzo.

A lui abbiamo chiesto di raccontarci del cammino, buona lettura!

Enrico, raccontaci di te e di com’è nato il Cammino nelle Terre Mutate.

Ho smesso di fare l’avvocato da qualche anno, sono andato in pensione e sono stato catturato dall’idea che camminando si può fare altro: dal semplice muovere passi al muovere idee.

Il Cammino nelle Terre Mutate è nato come idea di protesta. Nel 2012 ho organizzato la Lunga Marcia per L’Aquila, manifestazione contro la lentezza e i ritardi nella ricostruzione del capoluogo abruzzese, una delle città d’arte più importanti in Italia. Pensavo che saremmo stati solo in due, io e mia moglie, più qualche amico, e invece alla partenza del 30 giugno del 2012 ci siamo ritrovati in 40.

Da questa prima esperienza poi è nata la voglia di continuare e costituire un’associazione: Movimento Tellurico. Abbiamo organizzato cinque edizioni della Lunga marcia per l’Aquila e dopo gli eventi sismici che hanno sconvolto il centro Italia nel 2016 e 2017, è stato quasi inevitabile organizzare una Lunga Marcia nelle terre del sisma dal 28 giugno al 9 luglio del 2017: in tal caso camminare per portare solidarietà alle genti colpite dai terremoti.

Mentre eravamo in cammino sulla Lunga Marcia nelle Terre del Sisma, organizzato da Movimento tellurico, APE Roma e Federtrek, è nata l’idea di trasformare l’evento singolo in un Cammino escursionistico.

Mi ricordo esattamente il momento in cui ho proposto di trasformare la camminata evento – in quel momento eravamo alla tappa da Amatrice a Campotosto – in un Cammino. Sapevo che avrebbe portato non solo un aiuto economico per quanto relativamente piccolo alle attività locali che volevano continuare a operare nel turismo per l’accoglienza dei camminatori, ma anche una solidarietà umana forse ancora più importante: l’incontro con le persone che avevano deciso di restare sul territorio per contribuire alla ricostruzione. Come ci eravamo sentiti dire nei nostri incontri era già importante che noi fossimo passati di lì ad ascoltare le storie che la gente aveva da raccontare, per tirar fuori il proprio dolore, i propri lutti.

A gennaio del 2018 ci sono state le prime riunioni fra le tre organizzazioni sia per preparare la seconda edizione della Lunga Marcia, quella del 2018 che si sarebbe chiamata “Lunga Marcia nelle Terre Mutate”, sia per programmare tutto il lavoro di tracciatura, segnatura dei sentieri, contatti con enti territoriali e associazioni locali. A tale lavoro hanno partecipato facendo puro volontariato tantissime persone. Io figuro come autore ma è stato uno splendido lavoro di gruppo.

L’Aquila, camminatori. Fotografia di Cristina Menghini

Perché consigli di fare il Cammino nelle Terre Mutate?

“Cammina nelle Terre Mutate e ne tornerai cambiato!”

Non c’è altro modo che vedere con i propri occhi e toccare di propria mano il destino di chi è rimasto su un territorio che non riconosce più, dopo un terremoto squassante come quello del Centro Italia, prigioniero di mille ricordi, per rendersi conto di quanto sia impervio il cammino della ricostruzione. Venti anni almeno secondo le ultime esperienze e dovendo combattere, nelle aree interne, nei piccoli centri, con le problematiche dell’abbandono, dello spopolamento, dell’isolamento. Ecco se ve ne volete rendere conto camminate nelle terre mutate e parlate con la gente.

A proposito del nome “Terre Mutate” lo abbiamo avuto in dono dall’associazione aquilana “Donne Terremutate” (per la costruzione della casa della donna). Ci è sembrato il nome più adatto a rappresentare cosa è avvenuto e quale sarà il futuro di questi territori. Tutto è cambiato: non esiste il “com’era e dov’era”, è solo un inganno propagandistico, forse le case (non tutte) torneranno al loro posto ma molti saranno morti e tanti altri si saranno trasferiti inizialmente per l’emergenza ma poi… perché tornare?

Le terre saranno “mutate” non per forza in senso negativo semplicemente nuovo, diverso.

È in uscita la nuova edizione della guida, in cosa consistono gli aggiornamenti?

Certamente ci sono delle novità non solo perché sono stati inseriti anche gli itinerari in mountain bike e cicloturismo (a cura di Francesco Senatore) ma anche perché in alcune tappe dell’iniziale percorso escursionistico vi sono state delle modifiche, dei miglioramenti o adattamenti resi necessari dai lavori in corso, specie nel tratto verso Arquata del Tronto e la tappa successiva verso Accumoli. Quello è il punto dove il terremoto ha colpito più forte, sotto il Vettore, e ancora ci sono alcuni ruderi che devono essere demoliti e le macerie portate vie. Per questo consiglio sempre di consultare il sito camminoterremutate.org per verificare gli ultimi aggiornamenti. Alcune zone rosse sono state rimosse ma altre potrebbero essere istituite per i lavori da fare.

Enrico Sgarella insieme a camminatori lungo le Terre Mutate

Quali sono le caratteristiche del percorso?

Non è un Cammino semplice, conviene sempre telefonare, prenotare per tempo specie nella stagione della fioritura a Castelluccio (fine giugno – inizi luglio) ed informarsi utilizzando la guida sulla quale sono indicati gli indirizzi email ed i telefoni di chi può dare una mano in caso di difficoltà. Direi che non è consigliabile percorrere il cammino durante le stagioni autunnali e invernali, si sale anche a 1.600 metri e spesso c’è parecchia neve. Si sa però che ci sono camminatori che la preferiscono la neve! Insomma occhio al meteo e se siete da soli avvisate i contatti locali.

Piazza Duomo. Fotografia di Cristina Menghini, 2018

Raccontaci l’esperienza più emozionante che hai vissuto lungo questo cammino.

4 luglio 2017. Piana di Castelluccio deserta perché sarebbe stata aperta solo il giorno dopo e raggiungibile da un’unica strada. Sessanta e più camminatori nel silenzio della piana, in mezzo a quell’infinita fioritura di mille colori. Impossibile da raccontare specie se poi ci si trova a leggere, dopo tre anni quello che è successo nel 2020, migliaia di automezzi bloccati sull’unica strada, un’ambulanza che non riesce a passare, una macchina con un disabile a bordo bloccata per ore. Per fortuna nel 2021 l’amministrazione comunale di Norcia ha imposto alcune regole per l’ingresso controllato almeno nei fine settimana.

Castelluccio rimane un luogo unico, un piccolo Tibet del centro Italia con la sua piana multicolore o coperta di neve sotto la parete ripida del Monte Vettore, occorre andarci in una notte di luna o all’alba quando il sole s’infila nella piana o quando la piana si riempie di una bambagia di nuvole bianche.

Castelluccio di Norcia. Credits: iStock, MariaUspenskaya

(Fotografia di intestazione: Enrico Sgarella, credits Francesca Bocchia, Francigena Fidenza Festival)

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    Terre di mezzo editore è una casa editrice fondata a Milano nel 1994.
    Pubblica ogni anno più di 100 titoli. Tra le collane principali ci sono: L’Acchiappastorie albi e narrativa per l’infanzia, i Percorsi a piedi e in bicicletta, i manuali creativi delle Ecofficine.
    I primi grandi bestseller sono stati la prima guida al cammino di Santiago de Compostela e La grande fabbrica delle parole, di Valeria Docampo.
    Negli ultimi anni ha portato in Italia le serie di Dory Fantasmagorica e Cane Puzzone, ha pubblicato più di 40 guide ai cammini italiani e ha dato alle stampe i testi di Paolo Cognetti e Erri De Luca impreziositi dalle illustrazioni di Alessandro Sanna, e di Wislawa Szymborska con Guido Scarabottolo.

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