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Giulio Ferrari presenta la Guida alla Via Vandelli

giulio ferrari via vandelli

170 chilometri a piedi, da Modena a Massa, lungo la prima via carrozzabile nel secolo dell’Illuminismo. Un itinerario ricco di paesaggi mozzafiato e di storia, mappato da Giulio Ferrari, al quale abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza e come è nata la guida!

Giulio, parlaci di te

Sono uno scienziato per formazione, un fisico in particolare. Lo dico perché credo che i miei studi abbiano giocato un ruolo importante nella mia riscoperta della Via Vandelli. Ora, dopo dieci anni di lavoro all’università tra Italia e Scozia, lavoro dal 2011 nel settore ricerca e sviluppo nell’ambito degli imballaggi (Tetra Pak).

Da sempre cammino in montagna, e ho imparato a conoscere il mio territorio, soprattutto l’Appennino tosco-emiliano, con gite in giornata, su percorsi abbastanza battuti. Quando ho deciso di percorrere la Via Vandelli, è cambiato tutto.

Io sono nato sulla Via Vandelli, quindi per me è sempre stata la strada di casa. Ma ho sempre saputo che la Via Vandelli non era solo quella che vedevo io nella piana modenese, c’era ben altro: c’era la Vandelli nel Frignano, lastricata con sassi e che attraversava boschi meravigliosi; il tratto in Garfagnana, di cui avevo avuto un assaggio visitando il lago di Vagli; e infine la porzione che attraversa le Alpi Apuane, le cui immagini mi avevano affascinato fin da bambino con quei tornanti di pietra tra montagne di pietra che sembravano paesaggi fantastici. Quindi,

quando stavo per compiere 40 anni, ho deciso, un po’ come rito di passaggio, che avrei voluto camminare tutta la Via Vandelli, da Modena a Massa. E lì ho scoperto il mondo dei cammini, cominciando proprio dal “mio” cammino.

Come sei poi arrivato all’idea di mappare tutto l’itinerario che ritroviamo nella nuova Guida alla Via Vandelli?

Volendo percorrere a piedi tutta la Via Vandelli, dovevo trovarne il tracciato. Visto che la Via Vandelli, a differenza di molti altri cammini, è proprio una strada nata con un progetto e poi effettivamente realizzata, non si trattava di mettere insieme sentieri e carrarecce per farsi un bel viaggio dall’Emilia al mar Tirreno, ma di qualcosa di più, di rintracciare cioè la sede originale settecentesca della strada. Perché, con un certo stupore, nel 2016, quando tutto questo è cominciato, ho realizzato che non esisteva più la traccia del percorso originale. Per due lunghi tratti, la Via Vandelli era stata ottimamente conservata dalle sezioni CAI, e parlo del tratto nell’alto Frignano tra La Santona e San Pellegrino in Alpe e di quello apuano tra le cave di Vagli e Resceto. Per il resto, ben più di cento chilometri, il percorso della strada era andato perduto, ammantato di leggenda. Per nove mesi ho frequentato l’archivio di Stato di Modena, dove sono conservati i documenti e le mappe dei duchi Estensi, e ho studiato tutta la bibliografia possibile. Alla fine sono riuscito a ricostruire, al meglio della conoscenza, tutto il percorso settecentesco. In questa minuziosa ricostruzione credo emerga l’approccio da scienziato. A maggio ho provato la mia forma fisica, l’equipaggiamento e l’accuratezza delle mie ricostruzioni camminando da Sassuolo a Pavullo, sul ramo di strada costruito da Domenico Vandelli nel 1751, poi a giugno ho camminato in otto giorni da Modena a Massa, sulla Via Vandelli del 1739. Dormendo, nella prima tappa, nella mia casa natale. Da lì è iniziata la nuova storia della Via Vandelli.

La realizzazione originaria della via Vandelli, nel secolo dell’Illuminismo, assomiglia a una grande avventura popolata da personaggi ambiziosi e sfide che sembrano impossibili. Cosa ti affascina, di questa che è stata la “madre di tutte le strade moderne”?

Mi affascina proprio l’impresa, soprattutto intellettuale e poi ingegneristica, di un’opera del genere. Non per niente la strada nasce durante l’illuminismo, quando finalmente l’uomo smette di credere che il mondo sia guidato da forze magiche e misteriose e se ne riappropria grazie all’intelletto. Questo avviene a partire dall’idea del duca estense Francesco III, che immagina qualcosa mai visto prima, almeno dal tempo dei Romani, cioè una strada lastricata che colleghi la sua capitale, Modena, con lo sbocco al mare, proprio per dare una vita nuova al suo Ducato, grazie ai commerci. Vuole addirittura che sia un’infrastruttura estremamente all’avanguardia, cioè che possa sopportare il passaggio dei più moderni mezzi di trasporto: i carri per le merci e le carrozze per le persone, non più adatta quindi solo al trasporto a piedi o a soma. Per fare questo, ha bisogno di un altro uomo illuminato: Domenico Vandelli, cartografo, ingegnere e professore di matematica all’università di Modena. Le doti di Vandelli sono quelle giuste per dare forma, in modo funzionale, a questo sogno. Pensate che

Domenico Vandelli inventa lo strumento matematico delle isoipse, le curve topografiche di livello che ancora oggi usiamo nelle mappe.

Quando poi si cammina sui tornanti tra le alpi Apuane, allora si capisce che forma prende il genio.

Tre esperienze da provare assolutamente mentre si percorre la Via

Sicuramente l’ultima notte del cammino da trascorrere al rifugio CAI “Nello Conti”. Intanto, appunto, è l’ultima notte del cammino e i viandanti hanno appena affrontato la salita più dura, quella al passo della Tambura (1620 metri di quota) ma hanno anche di fronte il panorama più bello, cioè le maestose Alpi Apuane e, a valle, il mare. Il rifugio è a 1442 metri di quota, raggiungibile solo a piedi con almeno un paio di ore di cammino da qualsiasi punto di partenza; è stato costruito su una piazzola aperta da Domenico Vandelli stesso, nel luogo dell’antico “Cason de’ Campaniletti” (una locanda per i viaggiatori settecenteschi) e, quando scende il buio, si è completamente immersi nello spettacolo della roccia, delle guglie e del mare in fondo.

Poi, consiglio a tutti i viandanti di provare i tre bagni che è possibile fare lungo la Via Vandelli, molto diversi tra loro. Il primo è il bagno termale sotto la doccia libera a 35° al Prà di Lama, vicino a Pieve Fosciana. Il secondo, è il bagno nelle pozze di acqua gelida del torrente Renara scendendo dalle Apuane. Il terzo è il bagno nel mar Tirreno, concludendo il cammino, magari al tramonto, sulla spiaggia, che è l’ideale Finisterre della Via Vandelli. Per questo nella guida consiglio di portare il costume da bagno… e non so in quante altre guide di cammini sia incluso come equipaggiamento!

Infine, il terzo suggerimento è per un’esperienza diffusa. La Via Vandelli è una strada che ha quasi trecento anni, quindi relativamente recente, e di tutto quello che è successo ed è stato costruito per la strada e lungo la strada rimangono testimonianze: non solo i grandi palazzi ducali e le rocche, ma anche le vestigia delle osterie e delle locande, gli ospitali che si attraversano anche più antichi della strada stessa, le testimonianze delle tante guerre fino alla guerra di Liberazione. Consiglio di gustare pienamente i tanti tratti che hanno ancora il selciato settecentesco, per vedere con gli occhi e sentire sotto lo scarpone la storia e immaginare come fosse percorrerla trecento, duecento, cento anni fa e oggi.

A chi consiglieresti questo percorso? 

La Via Vandelli è adatta a tutti. O meglio, è un cammino che rimette in gioco ognuno di noi per riuscire a percorrerla. Il livello di difficoltà è un po’ superiore a quello dei cammini, anche trans-appenninici, di analoga lunghezza: in 150 o 170 chilometri si affrontano più di 5000 metri di dislivello, con la salita tra le Alpi Apuane che mette alla prova la resistenza fisica e forse anche mentale. Ma non presenta difficoltà tecniche: non ci sono tratti pericolosi e si cammina sempre a portata di paesi e cittadine, pur immersi nella natura. Quindi tutti la possono fare, a patto di prepararsi un po’ con qualche escursione in montagna, oppure di frazionare ulteriormente il cammino rispetto alle sette tappe proposte in guida, visto che ci sono tante ospitalità anche intermedie.

In questi tre anni, da quando è ritornata in auge come cammino dopo la mia passeggiata seminale del 2017, in tanti l’hanno già percorsa: persone mature, ragazze da sole, ultra-maratoneti, avventurieri in tenda, gruppi organizzati nei minimi dettagli, coppie, amici… i viandanti sulla Vandelli sono già tanti e tra loro diversi.

Parlaci di un incontro tra i tanti che ti saranno capitati mentre hai sostato nelle ospitalità lungo la Via

Questa è la domanda più difficile perché chiede di scegliere uno tra i tanti incontri o tra i meravigliosi personaggi che gestiscono le ospitalità.

Per chi (come me) è nato vicino alla Via Vandelli, questa strada è una compagna di vita. Consiglio a tutti i futuri viandanti di intrattenersi lungo il cammino con chi è nativo di questi luoghi: vedranno brillare gli occhi alle persone, per noi la Via Vandelli è una presenza, risiede nella sfera degli affetti.

Ma anche chi la scopre perchè viene a viverci ne rimane conquistato, tant’è che una delle mie più grandi sostenitrici è una signora di Milano, che con il marito, ha comprato un bel casale in Garfagnana e l’ha trasformato in B&B. Dall’anno scorso è stata piacevolmente travolta dall’arrivo dei viandanti, ma anche dalla continua scoperta di nuovi aspetti della storia della Via Vandelli. Oggi, il suo B&B è un punto di riferimento, e lei la definirei… un’attivista della Via!

Come vedi la fase attuale e il prossimo futuro dei cammini a piedi e in bici, in questo tempo segnato dal virus?

I cammini, nel 2020, sono stati avvicinati da tantissime persone che hanno trovato in questa forma di turismo lento ed esperienziale il miglior modo di conciliare le ferie con con le necessarie restrizioni che tutti conosciamo. Credo che questa forma di vacanza abbia permesso a molti anche di riconciliarsi con la natura e con se stessi, in un momento in cui entrambi questi riavvicinamenti sono di vitale importanza.

Penso che anche quest’anno vedremo un fenomeno analogo e non sono preoccupato né della tenuta dei cammini né del rispetto delle norme, perché, quando si cammina in natura, è più semplice mantenere il distanziamento interpersonale e sane abitudini di vita, oltre a passare tante ore in zone aperte, dove i rischi di contagio sono molto bassi e si fanno attività certamente salutari.

L’unico nodo critico lo vedo nelle ospitalità, che potrebbero avere difficoltà per adeguarsi alle fondamentali misure da prendere per garantire la salute di tutti. Ma sono fiducioso che la crescita dei cammini continuerà, e soprattutto che la convivenza con il virus presto terminerà grazie ai progressi della scienza medica, e potremo ricominciare non solo a camminare ma anche a vivere più in libertà. Magari anche più consapevolmente.

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