In questi anni sono state tante le occasioni per intrecciare le strade con Massimo Tedeschi, che ci ha lasciato nei giorni scorsi.
Noi di Terre di mezzo lo abbiamo conosciuto come fondatore e presidente dell’Associazione Europea delle Vie Francigene, ma prima era stato sindaco di Fidenza, e poi di Salsomaggiore, e parlamentare nelle fila dei Ds. E tanto altro, che non sappiamo, ma che si indovinava nelle conversazioni e negli innumerevoli viaggi e nelle numerose relazioni.
È bello vedere il ricordo di tante e di tanti, in Italia ma anche in Europa, e soprattutto in Francia, che emerge in questi giorni.
Ora, come sempre mi succede con la morte, sento che le persone godono di una visione più larga, e in qualche misura superiore. Come chi, dopo un lungo cammino, arriva a guardare da un orizzonte più vasto.
Il tratto finale di questo viaggio deve esserti stato durissimo, fatto di sottrazioni, protetto dai tuoi cari e dai collaboratori più stretti, dagli amici, a cui ora siamo grati per il pudore e la discrezione di quest’ultimo anno. A Natale ci eravamo scambiati l’ultimo messaggio, ridandoci appuntamento. Non so se eri riuscito a scriverlo tu di persona, ma penso che entrambi abbiamo sorriso nel leggerlo.
Tra le tante, vorrei ricordare – innanzitutto per me – due immagini, una inaspettata, l’altra pubblica. La prima risale a diversi anni fa, all’inaugurazione della “Domus peregrini” di Immacolata e Franco; lì, attorno alla tavola del pranzo, ti ho intravisto tra i pellegrini e quasi non ti avevo riconosciuto. Ricordo che ti aveva accompagnato Marco, tuo figlio, che aveva guidato l’auto fino a Montefiascone, fino alla piccola grande casa che apriva una delle più straordinarie ospitalità “a donativo” della via Francigena in Italia. E attorno alla tavola, a turno e a giro e, mi verrebbe da dire “a cappella”, su invito di Immacolata e Franco, anche tu avevi condiviso, come gli altri, un pensiero, un desiderio, come pellegrino tra i pellegrini. Ho avuto l’impressione allora che ti facesse piacere essere lì, e che in qualche misura l’avessi desiderato, come l’affacciarsi su un mondo che avevi contribuito a far crescere ma che ti superava e che in qualche misura ti era sconosciuto. Allora era bastato invitarti: potenza dell’invito e di chi invita.
Quanti anni sono passati?
Che importa?
L’altra immagine è più recente, troppo recente: marzo 2023, l’edizione di Fa’ la cosa giusta! e della Fiera dei Grandi Cammini, a Milano. Al tavolo dei relatori, accanto al ministro del Turismo, insistiamo per averti, anche se sei senza voce. Pareva il prolungamento di una brutta influenza, erano i primi segni della malattia che ti avrebbe sfinito.
A quel tavolo, a quei tavoli, nei prossimi anni, ti penseremo tante volte ancora presente, nel ricordo, nell’eco delle parole dette, nell’eredità che lasci, in un orizzonte che crediamo via via più alto.
Ora però sentiamo più forte per tutti il richiamo di quell’altra tavola, pellegrino tra i pellegrini, in cui riconoscerti e ascoltarci, e insieme sognare.
Un abbraccio ai tuoi cari e a tutti gli amici di Aevf.
Miriam Giovanzana, Direttrice editoriale di Terre di mezzo
Fotografia di Francesca Bocchia











