330 chilometri a piedi dalla Svizzera a Bobbio: un’occasione per ripercorrere i passi del Santo, che dalle Alpi giunse nella Milano Longobarda e da lì, verso Bobbio, all’estremità settentrionale degli Appennini. Ci raccontano il Cammino di San Colombano le autrici della guida Caterina Barbuscia e Valeria Beretta.
Caterina e Valeria, raccontateci chi siete e di come siete arrivate a scrivere la guida del Cammino di San Colombano.
Dopo aver percorso negli scorsi anni i più noti Cammino di Santiago e Via Francigena, ci siamo avvicinate con curiosità al Cammino di San Colombano.
Stavolta niente treni o aerei da prendere: siamo uscite dalla porta di casa e ci siamo allontanate lentamente, in maniera dolce, con i nostri passi, dalla città e dalla sua frenesia. Direzione: luoghi di pace, da riscoprire a ritmo lento, godendo di ogni scorcio o scoperta inaspettata, dove credevamo ci fossero solo le automobili e il traffico. Il passaggio verso una dimensione di tranquillità e natura quasi intatta avviene senza quasi che ce ne accorgiamo, chilometro dopo chilometro, e ci porta in una dimensione meditativa, dal basso verso l’alto, tanto cara a chi ha dedicato la sua vita al peregrinare in questi luoghi. Seguiamo le orme di san Colombano, alla scoperta delle colline del piacentino, che dolcemente ci circondano e ci accompagnano fino alla meta. Il Cammino di San Colombano ci ha dato la possibilità di conoscere un territorio familiare, ma poco noto fino a oggi, ricco di natura e cultura, al di fuori dai circuiti più affollati e praticati. Tutto questo senza tener conto dell’importanza storica che un uomo come Colombano ha avuto nella nostra formazione di cittadini europei, anticipando i tempi di qualche secolo e incentivando un enorme salto culturale.
Partiamo dunque! E un passo dopo l’altro impariamo a conoscere luoghi e personaggi che non smetteranno di stupirci fino alla meta.
Prima esperienza, ci ha entusiasmato, messe alla prova: non solo percorrerlo, ma riuscire a raccontare il nostro cammino.


Perché un camminatore dovrebbe scegliere di percorrere il Cammino di San Colombano?
Percorrere un cammino è sempre una bellissima esperienza, si entra in una dimensione spirituale che permette di entrare in contatto con la natura (visto che spesso dimentichiamo di falro!). Seguendo le tracce del santo poi si lascia il rumore della città (Milano) si cammina tra i campi della pianura Padana per camminare tra i colli piacentini, è quindi una lenta e piacevole separazione dalla vita frenetica a cui spesso siamo abituati, per raggiungere luoghi di pace e serenità.
Spesso non ci rendiamo conto di quanti cammini siano percorribili facilmente senza dover prendere aerei per raggiungere mete lontane, a volte basta aprire la porta di casa e menttersi in marcia. Consigliamo quindi il cammino di san Colombano a chi ha voglia di mettersi in cammino, magari per la prima volta, e scoprire tanti lughi un po’ nascosti in Lombardia ed Emilia-Romagna e raggiungere la bellissima città di Bobbio la cui ricchiezza e fama è stata raggiunta in buona parte grazie al passaggio del santo.


Quali sono le caratteristiche del Cammino di San Colombano?
Il percorso in territorio italiano del cammino non presenta grandi difficoltà: il tracciato è per gran parte pianeggiante e si incontrano delle dolci salite sui colli dell’Appennino piacentino.
La lunghezza delle tappe è misurata e sempre sotto i 25 km; alcune sono addirittura intorno ai 10 km, il che permette di visitare i dintorni, giunti alla meta.
Non serve essere particolarmente allenati per affrontare il cammino; tuttavia è bene equipaggiarsi correttamente per non rimanere senza acqua o viveri: alcuni tratti sono totalmente immersi nella natura e lontano da punti di ristoro.
Nei mesi estivi si può soffrire un po’ la presenza di tanto asfalto, ma quasi tutto il percorso è ombreggiato dagli alberi. La stagione più indicata è sicuramente la primavera, durante la quale si può godere del sole tiepido e ammirare le fioriture delle piante. Anche in autunno il paesaggio può regalare degli scorci preziosi e le altitudini non eccessive fanno sì che non si rischia di trovare gelate o neve.


Perché la figura di San Colombano è importante e “moderno”? Perché ha qualcosa da raccontare a noi oggi?
San Colombano è stato uno dei pellegrini più noti del medioevo, non solo perché ha percorso oltre cinquemila chilometri dall’Irlanda fino a Bobbio.
L’importanza storica di Colombano è dovuta alla visione di quella “comunità” europea che stava per nascere e allo spirito con il quale ha incentivato il suo sviluppo: con la sua opera ha infatti anticipato i tempi di qualche secolo e gettato i semi per un enorme salto culturale che ci ha portato oggi ad essere cittadini europei.
Colombano, con il suo contributo alla diffusione del monachesimo in Europa, infatti, ha inciso fortemente sullo sviluppo della civiltà europea. È proprio Colombano il primo a usare nel Medioevo il termine “Europa” e a concepire l’Europa come unione di popolazioni diverse, ma unite nella Chiesa. Lo possiamo considerare come un costruttore della comunità in cui viviamo.
Oggi il suo esempio può insegnarci a ritrovare le nostre radici europee, aprendoci gli occhi sull’unità spirituale, etica e culturale della nostra collettività.
Il cammino è sempre occasione di incontro e dialogo con chi è al di fuori della nostra zona di stasi; questo cammino in particolare favorisce contatti con le varie comunità colombaniane italiane ed europee.
Dagli scritti che raccontano di San Colombano è evidente come questo monaco avesse la capacità di attrarre verso di sé l’attenzione e l’interesse degli altri: quello che stupisce è come riuscisse a parlare in modo così diretto ed efficace sia con le persone semplici sia con monarchi e Papi. I sovrani Longobardi furono da subito affascinati da questo personaggio e si servirono di lui come mediatore nei confronti del papato. Allo stesso modo, paradossalmente, tanti miti raccontano di un Colombano che riusciva ad ammansire orsi e richiamare a sé gli animali del bosco. Nonostante venga descritto spesso come “l’irlandese di ferro”, ligio alle ferree regole monastiche e poco indulgente con chi aveva debolezze di spirito, riusciva comunque a circondarsi di persone che lo amavano e lo ammiravano, pronte a lasciare tutto ciò che avevano pur di seguire la sua parola.
Raccontateci l’esperienza più emozionante che avete vissuto lungo questo cammino.
Il cammino di san Colombano è un percorso di riscoperta delle cose semplici, della tranquillità e dei luoghi di pace. Una volta immersi in questa prospettiva e allontanati dalla frenesia della città è molto facile stupirsi di quello che abbiamo intorno e godere delle piccole cose. Di sicuro il ricordo più particolare è stato il Transitum Padi, il guado del Po: è un’avventura unica su un cammino, non solo perché attraversiamo il fiume più grande d’Italia, ma perché è un’esperienza a tutto tondo. Si ha la possibilità di conoscere Danilo, il Caronte dei pellegrini, che da anni si mette con passione a disposizione per accogliere e traghettare i viandanti sulla sponda piacentina del fiume, ma che, inoltre, tiene instancabilmente delle vere e proprie lezioni di storia per illustrare l’importanza del luogo in cui si transita. Dopo averlo salutato, si è sicuramente più consapevoli dell’esperienza che si sta compiendo e del significato del nostro cammino.
Anche l’arrivo a Bobbio è sicuramente uno dei momenti più coinvolgenti del cammino. È la fine della peregrinazione, ma allo stesso tempo il completamento di un’esperienza indimenticabile. La visita alla tomba del Santo e all’eremo di san Michele, nella loro sacralità, sono l’emozionante sigillo di questo percorso.















