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Laboratorio di teatro e “fiabe sottosopra”

valentina vigna maestra

Nella nostra classe, ogni giorno, le parole si sollevano dai quaderni, pronte ad entrare in scena. I bambini si muovono tra banchi e sedie con la stessa energia che anima un palcoscenico: c’è chi dà voce ai personaggi, chi inventa soluzioni impreviste, chi osserva in silenzio come un attento suggeritore.
È proprio in questo spazio vivo, vibrante, a metà tra realtà e immaginazione, che ho portato in lettura l’albo Faccio un etto con l’osso. (Ma non era Cappuccetto Rosso?), scritto e illustrato da Sergio Olivotti.

Attività proposta per la classe Terza Primaria

Fiabe “sottosopra”

Apriamo il libro ed ecco che sembra di sentir frusciare il sipario: un attore sicuro di sé, convinto di sapere la storia di Cappuccetto Rosso a memoria, inizia a sbagliare a ogni frase, trascinando il suo povero suggeritore in un vortice di confusione esilarante. In quel momento la classe ha riso, ma soprattutto si è riconosciuta: perché anche da noi le storie spesso prendono vie impreviste, cambiano strada, si trasformano sotto gli occhi di tutti.
Da questa complicità naturale tra teatro e vita scolastica è nato un percorso interdisciplinare
che li ha coinvolti con entusiasmo. I bambini e le bambine, incoraggiati a “sbagliare con fantasia”, hanno scelto una fiaba conosciuta e l’hanno trasformata, proprio come l’attore del libro, inserendo un errore, un disguido, un elemento fuori posto che potesse capovolgerla e darle una forma nuova. È stato sorprendente vedere come, un dettaglio dopo l’altro, le fiabe tradizionali si
sciogliessero per assumere nuove traiettorie: Cenerentola che diventa una pentola, Pinocchio che si trasforma in un occhio e perfino una ragazza di nome Biancaneve che si tramuta in una razza che mangia la neve!


Una volta reinventata la storia, ogni bambino ha creato graficamente il proprio personaggio
“sbagliato”, cercando di rappresentare visivamente l’errore divertente che aveva generato la
nuova versione della fiaba. Il disegno è diventato così la traduzione visiva del pensiero
divergente:
un modo per dare forma, colore e corpo a ciò che avevano immaginato con le
parole. I personaggi portavano con sé dettagli impossibili, altri erano la fusione di figure
diverse!

Conoscere il teatro. La Scala

Il progetto ci ha offerto inoltre l’occasione di parlare di teatro, non solo perché Faccio un
etto con l’osso
ruota proprio attorno a una scena teatrale, ma anche in relazione alla Prima
della Scala del 7 dicembre
, un momento importante per la città di Milano e per tutta la
tradizione teatrale italiana. Parlare della Prima ai bambini ha significato accompagnarli oltre
il confine del loro immaginario quotidiano per farli sbirciare dentro un mondo fatto di luci,
costumi, musica e professionalità differenti che collaborano per costruire uno spettacolo.
Abbiamo riflettuto insieme sul ruolo dell’attore e del suggeritore, ma anche sul lavoro di chi resta dietro le quinte, sull’impegno necessario per far funzionare una scena, sull’emozione che si prova quando il sipario si apre e tutto ha inizio.


Da un punto di vista didattico, questo percorso interdisciplinare ha promosso l’espressione
personale e la capacità di tradurre un’idea da un linguaggio all’altro, passando dalla parola
all’immagine e arrivando fino alla dimensione teatrale. I bambini hanno compreso che il teatro non è solo un luogo dove si raccontano storie, ma è un organismo vivo, in cui ogni gesto, voce e silenzio ha una funzione. Capire questo significa anche imparare a lavorare insieme, ad ascoltarsi, a valorizzare il contributo di ciascuno, proprio come avviene nella classe.
In conclusione, Faccio un etto con l’osso (Ma non era Cappuccetto Rosso?) è stato molto più che un libro da leggere: un invito a ridere, a creare, a sbagliare con intelligenza e a vivere la classe come un piccolo teatro in cui le idee si muovono, crescono e prendono forma.

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Appassionata lettrice, da maestra ho scoperto la bellezza e la potenza degli albi illustrati. Credo in una scuola fatta di condivisione. Non potrei vivere senza amici, senza il mare e senza i colori. Tra tutte le cose che amo, la matematica ha un posto speciale!

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