Basta aprire un albo illustrato perché l’aula cambi forma. Le pareti restano al loro posto, i banchi anche, ma tutto il resto si muove: succede nella mia classe Terza, ogni volta che una storia prende vita tra le nostre mani. È accaduto anche questa volta: come per magia, è bastato leggere le prime righe di Nel palazzo dei Dim Sum per ritrovarci in Oriente! Un albo delicato e sognante che, fin dalle prime pagine, ci ha accompagnati dentro un universo fatto di attesa, desiderio e scoperta. La lettura si è trasformata in una rampa di lancio verso una cultura lontana, capace di portarci in pochissimo tempo nel cuore dei festeggiamenti del Capodanno Cinese.
La protagonista dell’albo – una bambina che sogna di entrare in un misterioso palazzo da cui si sprigionano soavi aromi di piatti succulenti – ci ha guidati per mano verso una cultura affascinante, lontana eppure sorprendentemente vicina. Il sogno, il cibo, la famiglia: temi universali che hanno subito catturato l’attenzione dei bambini.
Attività per la Terza primaria. Intercultura e matematica
Educazione civica. Carnevale e Capodanno cinese
In classe, questo viaggio aveva un valore ancora più speciale. Tra gli alunni c’è una bambina cinese, e l’attività si è rivelata un’occasione preziosa per entrare anche nella sua cultura non come qualcosa da osservare dall’esterno, ma come un patrimonio vivo da condividere. I compagni, come sempre curiosi e partecipi, hanno riconosciuto molti dei piatti della tradizione cinese, ormai presenti anche nelle nostre città e sulle nostre tavole. Questo ha creato un primo ponte: ciò che sembra “altro” spesso è già parte della nostra quotidianità.
Dopo la lettura dell’albo, abbiamo ricercato e letto insieme informazioni sul Carnevale, integrandole con quanto condiviso dalla compagna sul Capodanno Cinese che si celebra in Cina.
Abbiamo scoperto usi, costumi, colori, significati simbolici e tradizioni legate a quei giorni di festa. In particolare, abbiamo imparato che “dim sum” significa letteralmente “piccolo morso che tocca il cuore”: infatti il piatto si compone di un insieme di bocconcini pensati per essere condivisi. Una definizione che ha colpito molto i bambini, perché racchiude perfettamente il senso del cibo come gesto d’amore e di incontro. Da lì, il cerchio si è allargato spontaneamente. I bambini hanno iniziato a raccontare anche altre tradizioni: marocchine, senegalesi, georgiane, italiane. Feste diverse, piatti diversi, ma sempre la stessa scena: una tavola, persone riunite, risate, racconti, tempo condiviso. È stato evidente come i bambini si riconoscessero mossi da uno stesso motore, quello della relazione e della festa, al di là delle differenze culturali.
Matematica. Le misure di valore
Con la plastilina abbiamo ricreato piccoli dim sum, bocconcini colorati e diversi per forma e dimensione. Poi, la classe si è trasformata: sono nati piccoli negozi, cestini, listini prezzi. I bambini potevano acquistare, vendere, scegliere. Ed è qui che l’esperienza ha preso nuova vita. Quello che era iniziato come un’attività interculturale si è trasformato in un vero compito di matematica. Calcoli, uso del denaro, resti, confronti di prezzo, ragionamenti sulle offerte: tutto aveva un senso reale. La matematica non era più astratta, ma incarnata in una situazione viva, concreta, significativa. Per un attimo, sembrava davvero di essere stati catapultati in un mercato rionale cinese, dove ogni scelta richiedeva attenzione, dialogo e pensiero.
Il cibo come linguaggio universale
Questa esperienza ha svelato ai bambini una verità semplice e allo stesso tempo profondissima: le distanze tra i popoli si accorciano facilmente, quando ci si siede attorno alla stessa idea di tavola. In ogni parte del mondo, infatti, si festeggia mangiando insieme, si ride condividendo un piatto, ci si racconta la giornata attraverso gesti antichi e familiari. Il cibo diventa così un linguaggio universale, capace di unire, accogliere e creare legami.
Grazie alla lettura dell’albo Nel palazzo dei dim sum abbiamo attraversato la cultura cinese con curiosità, rimanendone sinceramente affascinati. Abbiamo viaggiato pur restando fermi, scoprendo che le differenze non allontanano, ma aprono sguardi nuovi e arricchiscono la vita. Perché aprirsi alle culture degli altri significa, in fondo, concedersi la possibilità di conoscersi meglio. È stato un viaggio fatto di piccoli morsi, di storie condivise e di scoperte gentili: un viaggio che ha davvero toccato il nostro cuore.
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