Vi racconto ciò che è accaduto un martedì dopo pranzo, nella mie classi Prime, in una scuola della periferia di Milano. Desideravo trovare uno spazio di ascolto, dialogo e riflessione che non fosse immediatamente funzionale a un’attività curricolare (insegno Scienze) né legato a un progetto didattico strutturato. Per questo ho scelto A e B. Ogni giorno insieme di Sara Donati.
L’esperienza di lettura dell’albo. Prima Primaria di una scuola multiculturale
Premetto che entrambe le mie classi Prime sono gruppi numerosi, caratterizzati da una significativa presenza di bambini con cittadinanza non italiana, con background linguistici e culturali differenti e livelli di competenza in italiano molto eterogenei. Questo significa che, per molti, l’incontro con un albo illustrato non è affatto scontato. Mi sono quindi dedicata, come prima cosa, a stimolare un’osservazione non superficiale di tutti i linguaggi di cui è composto uno strumento così complesso.
Abbiamo osservato il titolo e la copertina, condividendo poi alcuni commenti sugli indizi che il titolo ci suggeriva, sulla scelta dei colori, sui personaggi che forse sarebbero stati i protagonisti della storia:
“Per me sono un’anatra e un riccio che non sanno nuotare e devono stare sempre insieme su quell’isola.”
“No, per me sono un’oca e un riccio che si sono scelti come amici.”
Accolte tutte le ipotesi, ci siamo avventurati nel libro.
Una premessa importante: avevo letto con attenzione l’albo in anticipo, come sempre faccio prima di proporlo in classe, e avevo preparato con cura le domande, l’osservazione dei particolari e anche la mia lettura. Sapevo che, per molti, la decodifica non sarebbe stata semplice. Ci sono pagine molto dense di testo, alternate ad altre più silenziose; pagine dal ritmo incalzante e prive di parole, ma anche sei scene in bianco e nero che chiedono agli occhi di fermarsi e alla mente di attivare collegamenti. Ed è proprio lì che il lavoro si fa più ricco. Perché questo albo non chiede solo di essere letto, ma interpretato. Invita a cercare un significato che non è mai completamente dichiarato, ma resta sotteso, implicito. Ed è proprio questa la parte che ha richiesto più tempo: un tempo disteso di riflessione condivisa.
Ci siamo soffermati sul risguardo.
Ci siamo chiesti cosa accade davvero quando i due amici si dividono.
Abbiamo osservato come le loro storie, nelle immagini, sembrino intrecciarsi con quelle di
altri animali:
Che cosa ci dice questo dei personaggi?
Li fa conoscere meglio?
Li caratterizza?
E poi sono nate altre domande:
Quanto tempo passa dall’inizio alla fine della storia?
Perché proprio una sciarpa gialla?
E perché lo shanghai?
“Conoscete quel gioco?”, chiedo.
“Sì, io ci ho giocato a casa del nonno.”
“No, per me sono stuzzicadenti del papà in una bella scatola.”
E poi l’altalena:
“Perché giocano insieme all’altalena?”
“Anche io lo faccio con il mio amico.”
“No, io lo facevo da piccolo con mio fratello.”
“Ora ci sto solo se è l’altalena grande, come quella della scuola.”
Tante interpretazioni, tanti pensieri, tante storie. Le loro storie entrate dentro l’albo. Quel martedì dopo pranzo, con le mie classi, il libro non è rimasto dentro le pagine. È diventato uno spazio in cui ognuno ha portato qualcosa di sé. Perché questi bambini, nel loro multiculturalismo, nelle loro lingue diverse, nelle loro storie diverse, si incontrano già ogni giorno. Ogni giorno stanno insieme. Proprio come A e B.
E forse per questo nell’albo hanno ritrovato non una storia da capire, ma uno spazio da abitare insieme. Ogni giorno.
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