L’acqua è per i pesci, scritto e illustrato dall’autrice olandese Puck Koper, finalista Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2025, racconta la storia della piccola Kaat che vive felice su un peschereccio con sei marinai grandi, grossi e affettuosi. Possiamo immaginare che la protagonista abbia 7-8 anni, esattamente l’età dei lettori ai quali è destinato. Ma lo considero un libro perfetto per la formazione degli adulti, in particolare per noi insegnanti.
Seguiamo Kaat nella vita a bordo. Un giorno vede le balene giocare e pensa: “Cosa c’è di più bello che essere libera come loro?”
La sua riflessione si fa richiesta, vuole imparare a nuotare. Ogni marinaio fa del suo meglio per prepararla… o almeno così sembra: via agli esercizi di respirazione, poi il fitness, poi la scelta dell’equipaggiamento… Ma quando ad un certo punto iniziano anche le lezioni sulla posizione della luna e sulle canzoni del nuoto – tutto sempre rigorosamente senza entrare in acqua! – allora Kaat inizia ad avere dei dubbi. La lasceranno mai nuotare davvero?
Ho letto e riletto questo libro ogni volta con occhi diversi e ricavandone qualcosa di nuovo. Mi ha risvegliato nella memoria i consigli preziosi contenuti in alcune pagine del libro La scuola che vorrei, di Daniela Lucangeli e in molti passaggi mi ha riportato anche al testo La porta segreta, di Mac Barnett, su quanto la buona letteratura per l’infanzia ha da dire anche agli adulti.
Un albo che parla a chi insegna
La storia mi tocca da vicino, forse perché in Kaat, la protagonista, rivedo un pezzetto di me bambina, quando passavo le estati in barca a vela con la mia famiglia. Ma soprattutto perché tra queste pagine ho ritrovato il senso profondo della scuola che vorrei.
“Se sapessi nuotare, sarei libera come una balena.”
Pensa la piccola Kaat quel giorno osservando le balene. Ed eccolo lì, il cuore pulsante del libro: il desiderio, è da lì che tutto parte. Il desiderio autentico di apprendere qualcosa che non so. La scuola, in fondo, non dovrebbe essere proprio questo? Un cammino verso la libertà.
Kaat vuole imparare a nuotare, e da questo desiderio nasce un percorso fatto di tentativi, esercizi buffi, allenamento e ostinazione. I suoi maestri sono marinai impacciati, ma profondamente umani. Non le dicono che sarà facile, perché non lo è, ma la accompagnano, la sostengono, credono in lei anche quando lei non ci riesce. Mi sono venute in mente le parole di Daniela Lucangeli:
“Ciò che alimenta la conoscenza non è la quantità di nozioni, ma il desiderio stesso di conoscere […] La curiosità è una spinta, un desiderio, un motore che ci porta avanti nel nostro viaggio di apprendimento.”
Quanto abbiamo bisogno di una scuola che coltivi curiosità..! Invece, non di rado, accade che rischiamo di spegnerla.
Apprendere è fermarsi a riflettere
Kaat, ogni sera, rilegge i suoi appunti, riflette su ciò che ha imparato e questo ci ricorda una cosa essenziale: dopo un’attività, è importante fermarsi, dare tempo alle esperienze di sedimentare e arricchirsi di senso.

In quelle pagine ho visto i primi segnali di metacognizione: Kaat non riflette solo su cosa ha imparato, ma su come ci è arrivata. E lo fa non perché qualcuno glielo chiede o impone, ma perché spinta da un’autentica sete di conoscenza.
Apprendere è emozione
Scopriremo nel corso della lettura che quei marinai non sanno nuotare! Ma uno di loro, Mus, è ben in grado di guidare Kaat con una consapevolezza quasi pedagogica: propone esercizi in progress, senza saltare le tappe, senza scoraggiarla né annoiarla. Inconsapevolmente, sta agendo secondo la zona di sviluppo prossimale di Vygotskij: rende via via gli esercizi più difficili, passo dopo passo, per non rischiare di proporre attività troppo semplici che annoierebbero Kaat o, viceversa, esercizi troppo difficili che risulterebbero frustranti, in quanto non adeguati alle sue competenze in quel momento.

Insomma, Mus non saprà nuotare, è vero, ma dimostra di saper costruire un percorso didattico come sfida cognitiva ottimale.
Poi la storia cambia verso: Kaat scopre che i suoi “maestri” non sanno nuotare e si arrabbia. Si arrabbia, tanto da non riuscire neppure a leggere il suo libro preferito. Quel momento è potente, ci ricorda che le emozioni influenzano la nostra vita e l’apprendimento. Quando siamo arrabbiati, ci blocchiamo non solo davanti a una tabellina, una divisione o una pagina di grammatica, ma anche davanti a ciò che amiamo, al nostro libro del cuore.
Lucangeli lo spiega bene nel suo concetto di “warm cognition”: le emozioni positive (gioia, curiosità…) attivano il sistema dopaminergico e potenziano l’apprendimento. Al contrario, quelle negative (ansia, paura…) attivano il cortisolo, che inibisce la neurogenesi. Si tratta di un meccanismo di protezione che si genera quando l’apprendimento avviene in condizioni di tristezza, rabbia, frustrazione.
Chi insegna non deve sapere tutto, ma saper accompagnare
In una delle ultime pagine, i marinai dicono a Kaat:
“Siamo i tuoi uomini grandi e grossi, come facevamo a dirti che non abbiamo il coraggio di nuotare?”
Una frase semplice, ma di un’umiltà disarmante. Qui sento riecheggiare le parole di Mac Barnett ne La porta segreta: “Le storie per bambini che valgono davvero sono quelle che non hanno paura di dire la verità, ti ascoltano e ti trattano da grande e se non sanno una cosa, te lo dicono”.
Noi docenti non dobbiamo essere onniscienti. Dobbiamo essere presenti, onesti, capaci di dire “non lo so, ma lo scopro con te”. Non è improvvisazione, ma autenticità.
Alla fine, Kaat dice:
“Intanto tu devi promettere che insegnerai a tutti noi a nuotare.”
E in quella frase c’è un’immagine bellissima della scuola che sogno: una barca con a bordo persone diverse, con storie e capacità differenti, che scelgono di trasmettersi l’un l’altro il sapere. Con questo spirito è nato il primo corso che, con alcune colleghe, abbiamo proposto sugli albi illustrati a scuola: non ci sentivamo esperte formatrici, ma docenti che sentivano il desiderio di condividere quello che sapevano, pronte per imparare qualcosa di nuovo proprio nella condivisione.
Perché la formazione è un cerchio: quando insegni, impari; quando condividi, cresci; e quando cresci tu, cresce anche la scuola intorno a te.
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