“Si è mangiato un gol!” urlo durante una delle partite della Nazionale di Calcio italiana. Leone, che è balzato in piedi per l’emozione, mi guarda con l’aria tra il divertito e l’interrogativo. “Mamma, i gol non si mangiano”. Beh, in effetti i gol non si mangiano, è vero. Ma insieme, poco prima del suo sesto compleanno, facciamo una grande scoperta: i giochi di parole.
Ed è così che tutta l’estate, tra una partita di pallone e una sessione di ragionamenti al ritmo del dondolio dell’altalena, è stata un susseguirsi di doppi sensi, metafore e sensi figurati.
Complice anche un piccolo-grande libro. Si tratta de I Supereroi del Bosco e il Fantasma Mangiafoglie firmato dai francesi Henri Meunier e Nathalie Choux. La storia è questa: la tartaruga Bruno e il tigrotto Balbir si trasformano, come in tutti i titoli della serie, in supereroi. Se ne I Supereroi del Bosco contro il ladro di nocciole cercano di capire dove
siano finite tutte le nocciole degli scoiattoli, questa volta indagano su misteriosi buchi apparsi nelle foglie delle querce nella loro foresta.
Chi sarà il colpevole? Per risolvere il mistero i due amici mettono sotto torchio tutti gli indiziati e si prendono anche la briga di trasformare un bosco di querce in un bosco di betulle.
“Dobbiamo scoprire chi è la misteriosa brucatrice” dice Balbir.
“Ma non si dice bucatrice?” chiede Bruno mangiando un biscotto al cioccolato.
“Non fissiamoci sulle parole, Bruno. Bando alle pance” ribatte il tigrotto.
E ancora: “Un buco nell’aria, un nulla di gatto”.
Ed è qui che, la quasi 4enne Nina, puntualmente si mette a ridere. “Perché ridi?”, le chiedo. “Perché non si dice così!”. “Ah no? E allora come si dice?”
Disquisendo della differenza tra “brucatrice” e “bucatrice”, tra “gatto” e “fatto” e di dove si possano fare buchi (o bruchi), il libro scorre in un tripudio di colori, personaggi del bosco e dettagli da osservare.
La particolarità, oltre che nel linguaggio e negli strafalcioni dei due protagonisti, sta poi nel formato a fumetto. I classici baloon, di solito difficili da leggere ai bambini, diventano qui non solo semplici e immediati, ma anche alleati di un ritmo veloce e avvincente.
Mentre la storia scorre su un piano, le immagini raccontano molto di più. Perché il bruco, interrogato da Balbir-detective circa i misteriosi buchi nelle foglie, dice di non saperne niente ma lo fa con la bocca piena? E cosa sono quei misteriosi bozzoli bianchi appesi ai rami di quercia? Un libro che si scopre disseminato di indizi per chi sa guardare. Proprio come un romanzo giallo.
Ma che è anche un’occasione per riflettere sulla natura che ci circonda. Che differenza c’è tra una quercia e una betulla? Da cosa si capisce che stagione è? Che cosa o chi può fare dei buchi nelle foglie? E infine, da dove arrivano le farfalle gialle che invadono l’ultima scena della storia?
Un libro da leggere e da rileggere per scovarne tutti i significati, per ridere (e correggere) gli strafalcioni di Balbir e Bruno, per scoprire che non c’è nessun fantasma e, ovviamente, per risolvere il mistero dei bruchi che diventano farfalle.
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