Celebriamo la Giornata mondiale delle api al grido di Io sto con le api! Il mio suggerimento è quello di provare ad utilizzare oggi (ma anche nei prossimi giorni) due sensi: l’udito e l’olfatto. Sorpresi?
Oltre che giornalista, sono un apicoltore per hobby e ho alcune famiglie di api sull’Appennino reggiano. In collina mi capita spesso di vivere un’esperienza che purtroppo è più difficile nei centri urbani. In aprile c’è una splendida fioritura di ciliegi selvatici e nel silenzio che avvolge quei boschi e prati posso ascoltare il laborioso ronzio degli insetti impollinatori. Basta fermarsi e pian piano diventa sempre più netto questo ronzio di sottofondo. Dai fiori di ciliegio è un via vai di api, bombi e altri insetti. In luglio ho provato a piazzarmi in mezzo a un campo di erba medica in fiore e si può udire lo stesso ronzio. Ci si rende conto del lavoro immane di questi piccoli animali. Il biologo Jurgen Tautz ha provato a calcolare quanti fiori vengono visitati da una famiglia di api, partendo dalla quantità di miele e di polline ricavati durante l’anno. Ebbene, ogni ape bottinatrice compie circa tre voli al giorno e ogni volta tocca almeno un migliaio di fiori
Considerando che una famiglia è composta da circa 20mila api in inverno e 50mila in primavera, si può stimare che visiti complessivamente 2,5 miliardi di fiori. Stupefacente.
Ecco quindi il mio suggerimento: anche se siete in città, provate ad avvicinarvi a una pianta in fiore e ad ascoltare il ronzio degli insetti. Quel ronzio è vita, in quel momento sta avvenendo quel meraviglioso processo dell’impollinazione! Senza impollinazione, la maggior parte della frutta e verdura che mangiamo non esisterebbe.
E ora passiamo all’olfatto: se a casa avete un vasetto di miele, prendetene un cucchiaino e spalmatelo sulle pareti di un bicchiere. E provate ad annusare il profumo che emana. Uno dei prodotti più preziosi delle api è il miele. Ed è il frutto di un lavoro immane. Un’ape può trasportare al massimo 40 milligrammi di nettare che diventeranno circa 20 milligrammi di miele: quindi
per riempire un vasetto di mezzo chilo di miele ci vogliono circa 25mila voli
Nel mio libro Io sto con le api racconto, tra le altre, la storia di Alessandra Giovannini, apicoltrice di lunga esperienza e sommelier del miele. L’Italia può vantare, unica in Europa e nel mondo, di aver istituito nel 1999 (con un decreto ministeriale) l’Albo nazionale degli esperti in analisi sensoriale del miele. In altre parole, un albo delle e dei sommelier del miele. Altro vanto del Belpaese è di avere oltre 40 mieli diversi, grazie appunto alla grande biodiversità dei diversi territori. Come è facile immaginare, c’è una differenza enorme tra il miele prodotto dalle api che svolazzano tra i fiori dei pascoli alpini e quello delle api immerse nella macchia mediterranea. Per non parlare poi dei mieli unifloreali, da quello di acacia a quello di agrumi, per citare solo due tra i più noti.
Per Alessandra, che ha un’esperienza decennale di organizzazioni di corsi e anche di semplici serate di degustazione, è diventata una missione quella di far conoscere la ricchezza del miele. “Molti associano il miele all’idea che serva per curare la tosse in inverno. Invece potrebbe entrare a far parte di quei cibi che non possono mancare nella dispensa, visto che può essere utilizzato in moltissime pietanze, sia salate che dolci. Dovremmo tenere in casa più tipi di miele: dal miele da gustare insieme ai formaggi a quello per le carni o per la tisana”.
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