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Victor D.O. Santos, Anna Forlati e Vera Gheno raccontano “La cosa più preziosa”

Esiste da tantissimo tempo.
Sa essere dolce, ma anche molto aspra.
La trovi in ogni casa, in ogni strada, in ogni città.
Se muore, scompare un mondo intero.

“La cosa più preziosa”, scritto da Victor D.O. Santos, illustrato da Anna Forlati e tradotto da Vera Gheno, è un albo necessario che sensibilizza il lettore sull’importanza di salvaguardare ogni lingua, custode di cultura, essenza della nostra umanità. Un libro pubblicato in collaborazione con Unesco, in occasione della “Decade internazionale delle lingue indigene” (2022-2032).
Abbiamo intervistato Victor D.O. Santos, Anna Forlati e Vera Gheno e il risultato è un interessante approfondimento sul loro lavoro e sull’importanza di celebrare e coltivare il plurilinguismo nelle nostre società. Buona lettura!

Victor D.O. Santos e Anna Forlati, autore e illustratrice di “La cosa più preziosa”

Ciao Victor, vuoi raccontarci qualcosa di te e delle lingue che parli?

Sono un linguista e autore di libri per bambini originario del Brasile. Mi sono laureato in linguistica in Brasile e nel 2011 mi sono spostato negli Stati Uniti per un dottorato in linguistica. Ho sposato una bellissima donna ucraina e adesso cresciamo insieme due bambini multilingue e multiculturali nel Midwest degli Stati Uniti. Sono sempre stato affascinato dalle lingue e dalle culture, avendo vissuto in sei paesi diversi (Brasile, India, Germania, Olanda, Israele e Stati Uniti) e avendo studiato, anche se in misura diversa, dieci lingue oltre al portoghese (inglese, tedesco, francese, russo, ebraico, turco, cinese, ungherese, spagnolo e olandese). Alcune di queste le ho studiate per qualche mese, spinto dalla curiosità, altre le ho studiate per periodi più lunghi. Comunque, imparare una lingua non è come imparare ad andare in bicicletta. Richiede una pratica costante, in mancanza della quale è possibile perdere gran parte della conoscenza acquisita in tale lingua. Oggi posso dire di avere una buona padronanza del portoghese, dell’inglese, del francese e, in una certa misura, di russo. Per quanto riguarda le altre lingue, purtroppo ho dimenticato la maggior parte di ciò che ho imparato a causa della mancanza di pratica. A casa, usiamo inglese, portoghese e russo ogni giorno.

Come è nato “La cosa più preziosa” il libro che hai scritto, che Anna Forlati ha illustrato e che Vera Gheno ha tradotto in italiano?

Ho realizzato che, in quanto autore e linguista, mi trovavo in una posizione favorevole per realizzare un albo illustrato che parlasse di linguaggio, diversità linguistica e preservazione della lingua. Volevo racchiudere tutto in un unico libro che fosse allo stesso tempo coinvolgente e informativo e che toccasse le giuste corde per emozionare adulti e bambini. Per questo, ho deciso di scrivere un libro usando un linguaggio poetico e di strutturarlo come un indovinello, in cui la risposta all’enigma (cioè il tema del libro) non viene rivelata fino all’ultima pagina. Anche se gli indizi sul tema del libro si possono trovare in ogni pagina, sia nel testo stesso che nelle illustrazioni. Volevo che fosse un libro che facesse aprire gli occhi ai lettori sulla bellezza e il valore di tutte le lingue del mondo e su come le lingue e le culture camminano mano nella mano l’una con l’altra. Alla fine, volevo che il libro facesse sì che ovunque la gente si preoccupasse della conservazione della lingua, poiché almeno la metà delle attuali 7.164 lingue del mondo (Ethnologue, 2024) sono a rischio di scomparire entro il 2100. Io e Anna Forlati avevamo lavorato insieme ad un altro albo illustrato in inglese, intitolato “My dad, my Rock”, un Best Book del 2022 negli Stati Uniti che era stato già tradotto in sei lingue, ma non in italiano. Quando ho mostrato ad Anna il testo per “La cosa più preziosa” e le ho chiesto se fosse interessata ad illustrarlo, è stato subito chiaro che la risposta sarebbe stata “sì”, poiché a me e ad Anna era già piaciuto molto lavorare insieme, e poiché Anna stessa era molto interessata al tema della lingua.

Cosa ha significato per te la pubblicazione di questo libro?

Wow…la pubblicazione di questo libro significa così tante cose per me allo stesso tempo. Una di queste rappresenta una sorta di validazione del mio lavoro come autore e della mia capacità di scrivere testi su argomenti che hanno un fascino universale. Questo è anche il mio primo albo illustrato non-fiction. Inoltre, il fatto che il libro abbia ricevuto recensioni così positive da autori di albi illustrati che ammiro immensamente, come Sydney Smith e Felicita Sala, mi ha anche dato sicurezza per continuare a scrivere e realizzare albi. Vedere che il libro è stato già tradotto in 22 lingue ed è stato selezionato nel catalogo White Ravens del 2023, e vedere che è anche stato scelto dall’UNESCO come libro ufficiale del Decennio Internazionale delle Lingue Indigene (2022-2032) mi ha reso indubbiamente molto felice: è una bellissima sensazione sapere che il libro sta avendo un ruolo concreto nel diffondere tra i lettori di tutto il mondo un messaggio sull’importanza della lingua e delle lingue. Anche avere Vera Gheno come traduttrice del libro in italiano è stata una bella sorpresa, e quando Vera, Anna e io ci siamo incontrati dal vivo per la prima volta alla Bologna Children’s Book Fair del 2024, abbiamo subito capito che eravamo tre persone molto appassionate dell’argomento. E credo che questa energia e questo entusiasmo si riflettano in “La cosa più preziosa”.

In che modo, secondo te, la conoscenza delle lingue può promuovere il rispetto tra le persone?

Ricerche mostrano che, per esempio, le persone che sono bilingue tendono a mostrare più empatia nei confronti degli altri rispetto alle persone monolingue. Questo perché le persone bilingue sono più propense a mettersi costantemente nei panni degli altri. Per esempio, quando cambiano lingua per assicurarsi che la persona con cui stanno parlando riesca a capirli, stanno praticando una forma di empatia linguistica. Quando le persone parlano diverse lingue, sono anche più capaci di comunicare e interagire con persone provenienti da altri paesi o culture, e vengono quindi esposte a diversi modi di pensare, di agire, e così via. Questo le aiuta molto a capire che il loro modo di pensare e agire è solo uno dei tanti modi possibili, e non è necessariamente l’unico giusto. Venendo esposte a diverse culture, le persone che conoscono più di una lingua diventano più abili nell’immedesimarsi negli altri, anche quando hanno a che fare con persone che parlano la loro stessa lingua e con cui condividono la stessa cultura.

Se dovessi adottare una lingua, per preservarla dall’estinzione, quale sarebbe? E perché?

È una domanda a cui è molto difficile rispondere poiché ritengo che tutte le lingue meritino di esistere e di essere preservate. Ognuna di loro è bella e ricca di per sé e ha un immenso valore per coloro che la parlano. Quindi, scelgo di preservare tutte le lingue dall’estinzione. Quello che posso dire, però, è che c’è una lingua specifica che ho studiato in passato e che mi piace particolarmente. È una lingua con circa 13 milioni di madrelingua, tra cui uno dei miei migliori amici, e la traduttrice di “La cosa più preziosa” (Vera Gheno): l’ungherese. Trovo l’ungherese molto bello e tendo sempre a drizzare le orecchie ogni volta che lo sento. L’ho studiato per circa un anno nel 2010. Viaggiare in Ungheria, essere circondato dalla lingua e riuscire a parlarla un po’ mi ha reso incredibilmente felice.

Nel quotidiano, vuoi consigliare ai nostri lettori qualche buona pratica per preservare il plurilinguismo?

Quello che assicura la sopravvivenza del multilinguismo in una società è la trasmissione della lingua che avviene dai genitori ai figli, accompagnata da un sistema educativo che riconosce il valore dell’insegnamento di altre lingue. I vantaggi del multilinguismo devono essere chiaramente acquisiti e trasmessi al maggior numero possibile di membri della società. Alcuni dei vantaggi che gli individui possono trarre dal multilinguismo riguardano la salute (minore incidenza e successiva insorgenza di Alzheimer), competenze sociali (maggiore empatia e capacità multitasking), e benefici economici (migliori guadagni e migliori opportunità nella vita). Nella società, il multilinguismo offre maggiori opportunità commerciali ed educative, nonché una maggiore preparazione per affrontare l’altro. Inoltre, il multilinguismo, rende la società più tollerante alle differenze poiché la società stessa diventa più diversificata. Pertanto, il mio consiglio principale è di diffondere meglio la conoscenza dei vantaggi del multilinguismo, sia per quanto riguarda l’individuo che la società.

Anna Forlati, illustratrice di “La cosa più preziosa”

Ciao Anna, quando hai ricevuto il testo di “La cosa più preziosa” scritto da Victor D.O Santos che impressione hai avuto e come ti sei approcciata a questo lavoro?

Il testo mi è piaciuto subito, sia per la sua struttura ad indovinello, sia per il tema della lingua, che mi appassiona moltissimo! Si tratta del mio primo libro non fiction. Ho pensato istintivamente all’utilizzo di uno stile un po’ più grafico e meno “ricco” rispetto a quello che normalmente uso, per lasciare più spazio al testo. Anche l’utilizzo di immagini metaforiche – come il giardino di alfabeti o il libro senza parole – è stato essenziale per accompagnare visivamente la struttura dell’indovinello.

Secondo te quello dell’illustrazione è un linguaggio universale che non richiede traduzione o è anch’esso in qualche modo influenzato dalla nostra cultura, dalla nostra formazione e, quindi, anche dalla nostra lingua?

Senz’altro l’illustrazione, come l’arte in generale, è parte di un sostrato culturale che è differente a seconda del Paese e della cultura in cui cresciamo, così come anche, in scala più ridotta, a seconda dei libri che sfogliamo fin da quando siamo piccoli e dell’immaginario di cui ci circondiamo. Quindi, in un certo senso, si tratta di un linguaggio che viene assimilato e appreso. A differenza della lingua, però, l’illustrazione è una materia le cui regole non sono fisse o codificate, ma in costante evoluzione.

Vera Gheno, traduttrice di “La cosa più preziosa”

Ciao Vera, raccontaci il tuo incontro con questo testo e perché hai accettato di tradurlo.

Me lo avete segnalato voi della casa editrice: cosa di cui sono stata molto felice, perché mi è piaciuto sin dal primo istante. Il motivo per cui ho accettato di tradurlo è semplice: parla di cose a me care, come la necessità di preservare la biodiversità linguistica, di amare le lingue che si possiedono, di celebrare la varietà. Per questo, nonostante di solito traduca dall’ungherese, ho deciso di mettermi alla prova con una traduzione dall’inglese.

Possiamo chiederti di provare a descrivere un mondo in cui si parla una sola lingua. Quali sono le cose per te più importanti che andrebbero perse?

Sarebbe un mondo molto uniforme, omogeneo in maniera deprimente. Visto che c’è un grado di interazione tra la lingua e l’ambiente, il contesto, la società in cui la si parla, un mondo monolingue sarebbe un mondo tutto uguale, senza nessuna varietà di nessun tipo. Che noia! E le sfumature, dove sarebbero andare a finire? Che brutta prospettiva, un mondo con una lingua sola. Sarebbe un mondo povero.

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