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Valeria Docampo racconta “Quante avventure!”

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Abbiamo già intervistato più volte Valeria Docampo in occasione della pubblicazione dei suoi vari albi, amatissimi dal pubblico dei lettori in Italia – uno su tutti, La grande fabbrica delle parole. Ora l’abbiamo contattata per qualche domanda sull’ultima uscita, Quante avventure!, scritto da Rachel Elliot, e le abbiamo chiesto di darci anche una piccola anteprima sui lavori che la vedono impegnata in questo momento.

Valeria, raccontaci di Quante Avventure!, scritto da Rachel Elliot: come sei venuta a conoscenza di questo progetto? C’è qualcosa in particolare da cui hai tratto ispirazione, per l’uso dei colori e il disegno dei personaggi?

Appena ho ricevuto il testo mi è subito piaciuta l’idea di illustrare un libro di avventure, ma ho proposto all’editore di far sì che il personaggio principale fosse una bambina, anziché un ragazzino. Ho lavorato molto sulle composizioni (ci sono tantissimi personaggi e tanti dettagli su ogni doppia pagina), sul movimento e sul colore. Ho realizzato innumerevoli schizzi! E per le tavole definitive ho adoperato una tecnica che amo particolarmente, ma che è anche parecchio difficile: la pittura a guazzo e a olio.

Uno degli aspetti salienti, forse il “tema” vero dell’albo, è il potere della fantasia. Come nutri la tua immaginazione, nel quotidiano, e quanta influenza ha sul tuo lavoro di illustratrice?

Prima guardavo tanti film (mi piace molto un cinema evocativo, come quello russo, quello ungherese e così via) e, soprattutto, leggevo tanto (nulla di meglio, per allenare l’immaginazione!). Adesso, credo che la mia principale fonte di ispirazione sia mia figlia di 5 anni. In ogni caso, devo esercitare molto di più la fantasia per fare la mamma che per illustrare libri!

Un altro tuo lavoro che è un inno al potere dell’immaginazione è  L’inventario dei giorni sospesi, un progetto social ideato insieme ad Agnès Lestrade durante il tempo di lockdown più severo, e oggi diventato un albo tradotto in diverse lingue

L’Inventario dei giorni sospesi è nato dal desiderio di farci l’un l’altro compagnia, sentire che non eravamo soli in quei momenti così difficili, soprattutto noi genitori di bambini piccoli. Penso che diventare mamma abbia avuto un impatto sul mio lavoro sotto molti punti di vista. Direi che

l’esperienza della maternità regala, allo stesso tempo, radici e ali

Prima di avere una bambina, molte cose rimanevano a livello di teoria, o semplicemente di canoni estetici. Una volta diventata mamma, le cose sono diventate più “reali”, tangibili, portatrici di conseguenze. Anche il rapporto con il tempo è cambiato. Ora il tempo è merce rara e preziosa. Anche la mia prospettiva sul mondo dell’infanzia è diversa. Continuo a parlare alla bambina che ero, ma adesso parlo anche ai bambini di oggi, che conosco sempre meglio.
Il cambiamento più grande è stato senza dubbio l’empatia nei confronti dei bambini. Il fatto di cercare di mettersi davvero nei loro panni. Un po’ di questa empatia è il modo in cui è nato il progetto dell’Inventario dei giorni sospesi. E credo che abbia avuto così tanto successo perché quando si parla delle cose semplici della vita è molto facile stabilire una connessione, a prescindere dalla cultura o dal Paese da cui proveniamo.

Qualche anticipazione sui tuoi progetti per il prossimo futuro?

In questo momento sto finendo di illustrare un libro scritto da Agnès de Lestrade che racconta la storia di una bambina molto felice…. che, però, non ha mai visto i colori, perché vive in un mondo in cui tutto è in bianco e nero. Nel 2022 lavorerò a tanti progetti diversi, tra cui un libro per Amnesty International che parla di libertà, e un altro libro per Mixtvision (la Casa editrice che pubblica Valeria Docampo in tedesco, ndr) che parla dei ricordi. E in un cassetto conservo i primi schizzi di una versione illustrata di Peter Pan (che un giorno, magari, realizzeremo, con Terre di mezzo:)

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Referente Terre di mezzo Scuola, "legge" il catalogo dell'editore con i suoi grandi occhiali per trasformarlo in uno strumento accessibile e utile a chi vive e opera nella comunità educativa. La cosa che ama di più è conoscere le persone per condividere idee e lavorare insieme, quindi lascia sempre l'indirizzo [email protected] ed è felice di trovare tanti messaggi nella casella di posta.

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