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Claudia Valentini, traduttrice, racconta “Che pasticcio, Mr. Alce!”

claudia valentini

(Non) un libro di Natale. Una storia sulla bellezza dei sentimenti, animata da personaggi indimenticabili, nei quali ritrovarsi e ritrovare quella magia tutto l’anno. “Che pasticcio, Mr. Alce!”, di Andreas Steinhöfel, raccontato dalla traduttrice, Claudia Valentini!

Claudia, dicci qualcosa di Andreas Steinhöfel, autore di “Che pasticcio Mr. Alce”

Steinhöfel, pluripremiato e nominato più volte per l’Astrid Lindgren Memorial Award, è un autore davvero eccezionale e a tutto tondo. Riesce a passare con una naturalezza incredibile da una scrittura profonda a una più leggera senza alcun problema. Si rivolge agli adolescenti, ai bambini e ai più piccoli calibrando ogni volta voce e intensità alla perfezione. Anche i temi che affronta sono i più disparati e riesce a farlo sempre in una maniera impeccabile e mai banale. La storia di Mr. Alce, per esempio, è geniale. E lui riesce a scriverla in un modo che conserva e rispetta l’atmosfera aulica e sacra dello spirito natalizio senza rinunciare all’ironia che contraddistingue il suo stile. Un genio, appunto. Sono stata davvero felice di ricevere questo incarico di traduzione, spero di aver reso giustizia al suo lavoro.

Come è andato, quindi, il processo di traduzione? Raccontaci un po’ la storia e i personaggi. Qual è il tuo preferito e perché?

Bertil e la sua famiglia, una bella sera di dicembre si vedono piombare in salotto un alce. Né Bertil, né sua sorella più piccola, Kiki, credono a babbo Natale, ma Mr. Alce sostiene di essere il collaudatore della sua slitta. Dice di aver preso male una curva sopra l’Irlanda e di essere così volato giù dal cielo. Purtroppo è ferito e per un po’ deve rimanere lì in casa con loro.
Così i due fratelli ne approfittano per scoprire il più possibile sugli alci e sulle renne, sulla slitta e su Babbo Natale. Finché un bel giorno arriva un vecchietto con barba e capelli bianchissimi a reclamare Mr. Alce, sostenendo di essere il capo. E qui mi fermo per non rovinare il piacere della lettura. Aggiungo soltanto che scegliere un personaggio preferito mi è impossibile. Sono innamorata di Mr. Alce; mi sono piaciute tantissimo la mamma, la nonna e l’amica della mamma, ognuna per un motivo diverso; anche il capo è un tipetto bello tosto, ma credo che in fondo in fondo i miei preferiti siano proprio i piccoli di casa, Bertil e Kiki, che si avvicinano entrambi alla storia di Mr. Alce con una curiosità autentica e spontanea, ma ognuno a modo suo: più di testa Kiki, e più di pancia Bertil.

La storia è breve e piuttosto semplice, se vogliamo, ma non per questo priva di insidie dal punto di vista della traduzione. Innanzitutto, come ho già detto, c’era da conservare un po’ questo doppio binario dello stile in parte ironico, simpatico e colloquiale e in parte ammantato dello spirito natalizio che andava assolutamente rispettato. Poi c’è stato da capire quanto mantenere dell’ambientazione originale tedesca e quanto, per così dire, “addomesticare”, soprattutto nei toponimi e nei nomi propri, nelle tradizioni e nei canti natalizi da riportare. Non sono mancati i giochi di parole, i sostantivi che da una lingua all’altra cambiano di genere, e anche la citazione di un film che, nel passaggio dall’inglese originale attraverso il tedesco del testo, spero abbia mantenuto la sua efficacia anche nella versione italiana (per sapere il titolo: pag 51 del libro, ndr). Insomma, come sempre, problemi di tipo diverso anche in un testo breve come questo. Non ci si annoia mai. Per fortuna come sempre ho potuto contare sulla spalla di Giulia Genovesi (editor, ndr) che ha revisionato la traduzione. Insieme, siamo riuscite a trovare una quadra a tutto.

Portaci con te all’inizio di questa avventura. Leggi per noi l’incipit del libro!

Un brano del primo capitolo di Che pasticcio, Mr. Alce!”, letto da Claudia Valentini

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