Romanzo finalista categoria anni 11+, Premio Strega Ragazze e Ragazzi: “Le stelle secondo Clara”, di Rachelle Delaney. Abbiamo chiesto all’autrice di raccontarsi e di raccontarcelo. Buona lettura!
Rachelle, raccontaci di te
Sono un’autrice canadese di romanzi per giovani lettori. Finora ho pubblicato nove romanzi. Sono nata nelle praterie canadesi, ma ora vivo nella bellissima città di Vancouver, sulla costa occidentale. Ho un bimbo di otto mesi e, quando non scrivo, mi piace trascorrere il tempo all’aria aperta più che posso, esplorando boschi, montagne e spiagge con la mia famiglia.
Come hai deciso di diventare una scrittrice? Chi o cosa ti ha influenzato di più in questa scelta?
Ho sempre amato scrivere storie e, all’università, ho deciso di studiare scrittura creativa. In un primo momento avevo in mente di dedicarmi alla saggistica incentrata sulla scienza e sull’ambiente. Ma mi è capitato di seguire un corso di scrittura per bambini e me ne sono innamorata: scrivere libri per bambini è stato davvero divertente! Il romanzo che ho scritto per quel corso (The Ship of Lost Souls, Grosset & Dunlap) è stato il primo libro che ho pubblicato, nel 2009. Detto questo, scrivo ancora di scienza e ambiente. Oltre a scrivere libri per bambini, lavoro come scrittrice per un’organizzazione ambientalista canadese e gran parte del mio lavoro riguarda la scrittura sul cambiamento climatico.
Perché hai deciso di scrivere per lo più per la fascia d’età delle scuole medie?
È vero che finora ho pubblicato solo romanzi per ragazzi 10+, anche se…. ora che ho un bambino piccolo, sospetto che presto inizierò a scrivere libri illustrati! Penso che la scrittura per il target delle medie sia adatta a me perché mi piace scrivere (e leggere!) libri divertenti sull’amicizia, l’avventura e il mistero, che piacciono a molti lettori proprio di quella fascia.
Parlaci del romanzo “Le stelle secondo Clara”, finalista al premio Strega Ragazze e Ragazzi. Cosa ti ha ispirato per questa storia?
L’idea per Clara Voyant l’ho avuta da un articolo di giornale che lessi diversi anni fa. Era la storia di alcune fattucchiere che avevano aperto a New York un negozio di pozioni (so che sembra strano, ma questo era veramente un articolo sul New York Times!). Le persone si fermavano in questo negozio, raccontavano i loro problemi, e le maghe preparavano una pozione per aiutarle (se ricordo bene, queste “pozioni” erano per lo più succhi). Ho pensato che fosse un’idea deliziosa per una storia e ho iniziato a chiedermi come sarebbe stata rielaborata tutta quella situazione nelle giovani menti, in particolare in quelle non propense a credere nelle pozioni magiche. Nel mio romanzo, quella ragazzina è Clara, una giornalista in erba che non crede nella magia, nella stregoneria o negli oroscopi, tutte cose che invece sua madre, Gaby, adora.
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Le stelle secondo Clara
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A Clara piacciono i fatti reali e la sua aspirazione è scrivere storie importanti e reportage per il giornale della sua scuola. Quando si ritrova costretta ad occuparsi della rubrica degli oroscopi rimane profondamente delusa. E quando i suoi oroscopi iniziano ad avverarsi, inorridisce. Gaby, al contrario, è entusiasta di avere una chiaroveggente in casa. Mi sono divertito così tanto a scrivere della relazione madre-figlia, ed è questa una delle componenti che ho più amato in questo mio libro.
A proposito, c’è una citazione del libro a cui tieni di più e che vorresti svelarci?
Sì. La descrizione del nuovo appartamento di Gaby e Clara, che Gaby ha dipinto di fresco. Trovate questo passaggio a pagina 40 del libro.
La cucina era l’ultima stanza che Gaby aveva dipinto – il suo “pezzo forte”, l’aveva chiamata. Appena l’aveva finita, aveva insistito perché Clara chiamasse la nonna Elaine a West Palm Beach e le facesse fare un tour virtuale attraverso il suo portatile.
«Che razza di colore è quello?» aveva strillato Elaine quando Clara aveva girato il portatile verso la parete della cucina.
«Si chiama Pomodoro maturo, mamma!» aveva risposto Gaby da sopra la spalla di Clara. «Non è pieno di vita?»
«Sembra la scena di un crimine!» gemette Elaine. «E poi… oh, Signore, quello è il bagno?»
«La tinta si chiama Mango tango», le spiegò Clara.
«Mi vengono le vertigini solo a guardarlo», disse Elaine. «E non sono nemmeno lì».
Clara voleva dirle che era ancora peggio al mattino, quando ci entravi barcollando per lavarti i denti e ti ritrovavi intrappolata nella polpa di un frutto tropicale. Tuttavia si trattenne, perché Gaby aveva passato gli ultimi due mesi a tormentarsi a proposito delle tinte. Dopo una vita trascorsa nella terra dei colori neutri, diceva, aveva disperatamente bisogno di colore.

C’è un posto dove lavori abitualmente? Com’è il tuo studio?
Viviamo in un piccolo appartamento dove non c’è abbastanza spazio per uno studio, quindi di solito il mio desk è il tavolo della sala da pranzo. Accanto, c’è una finestra che si affaccia su alcuni grandi alberi; e il mio cane, Sparrow, di solito si accuccia proprio lì accanto. Appena fuori, c’è un enorme bosco urbano, quindi quando ho bisogno di una pausa o di un po’ di silenzio per pensare, è lì che vado.
Qualche anticipazione sul tuo lavoro che vorresti condividere con noi?
Quest’anno mi sono presa un po’ di tempo libero per prendermi cura di mio figlio… ma ho molte idee per nuovi racconti: devo solo trovare il tempo per buttarle giù! Intanto, ho iniziato a lavorare su una storia avventurosa che ha a che fare con la migrazione degli uccelli, che ho in mente da diversi anni, sempre per la fascia d’età delle medie.
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