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Federico Appel racconta “Carlotta e lo zio elettrico. Un’avventura rock’n’roll”

federico appel

In questa primavera ancora così segnata dalle restrizioni anti-Covid, abbiamo proprio bisogno di non “perdere il ritmo”. Come sempre, chiediamo aiuto ai libri! E Federico Appel ci regala la storia perfetta: Carlotta e lo zio elettrico. Un’avventura rock’n’roll. Prima di correre in libreria, leggete questa ghiotta intervista.

Federico, da dove vieni? E dove stai andando? Insomma: una biografia a modo tuo
Uhm… Considerando che Paul Gauguin ha sentito il bisogno di realizzare un quadro enorme sul tema (Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Paul Gauguin, 1897-1898, ndr) quel che riesco a dire io è ben poca cosa. E -ahimè- non sto nemmeno andando a Tahiti come lui.

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Paul Gauguin, 1897 (Museum of Fine Arts, Boston)

Comunque: sono nato a Roma poco più di quarant’anni fa e non mi sono allontanato molto, visto che adesso abito in un paese poco fuori città. Nel mentre, però, sono riuscito a viaggiare e a muovermi con le storie. Sia quelle che ho la fortuna di poter raccontare, sia le storie degli altri autori, visto che, oltre a scrivere, lavoro come redattore nella casa editrice per ragazzi Sinnos.

Com’eri da bambino? Cosa ti piaceva leggere, e quando è nata la passione per l’illustrazione
Ero un bambino “normalissimo” direi. Mi piaceva leggere un sacco di cose diverse: ho sempre letto Topolino, ma anche i vari Roald Dahl, Rodari, Carpi. Uno dei libri che da piccolo più mi hanno colpito è stato Smith. Uno strano ladro nella strana Londra di Leon Garfield, una storia di ladri e avventura nella Londra del settecento, paurosa e misteriosa.

Ci sono autori ai quali ti ispiri, o qualcuno che è stato decisivo per la tua formazione
Autori cui ispirarsi ce ne sono tantissimi. Prima parlavo di Tahiti, e da quelle parti è andato a finire uno degli autori per ragazzi (e non solo) più grandi di sempre, Robert Louis Stevenson. Lui, ad esempio, ha una grazia e un’essenzialità davvero inimitabile, nel raccontare storie. Ma sono tanti gli autori che mi piacciono e che, a fasi alterne, mi “riempiono la testa” (Sergio Tofano, Melville, Pablo De Santis tra gli altri).

Carlotta e lo zio elettrico è fresco di stampa e sta per arrivare nelle mani dei bimbi: chi saranno, secondo te, i lettori di questa storia?
Io mi immagino bambine e bambini di 8-9 anni, curiosi, amanti come me di trattori e di marchingegni pieni di grasso e ingranaggi. In più spero che i lettori di questo libro abbiano qualche zio, cugino, genitore o nonno, appassionato di musica. Sono sicuro che in molte case, cantine e soffitte ci sono vecchi dischi da tirar fuori e da provare ad ascoltare su marchingegni vari. Così come ci saranno strumenti impolverati da riprendere in mano…

Parlaci di come è nato questo libro e come ci hai lavorato
Il libro è nato dopo aver parlato un po’, in una passata edizione del Salone del libro di Torino, con Eleonora, Davide e Antonella, editor di Terre di mezzo. Ci conoscevamo già e spesso, alle fiere, ci guardavamo da uno stand all’altro, studiandoci come avversari sul ring. Ma poi ci siamo detti: perché non pensare a un libro per Terre? E io ho cominciato subito a pensare a una strana coppia di personaggi che camminasse per campagne un po’ dirupate. Dopo un po’, scarabocchiando su un foglio, è saltato fuori lo zio elettrico, e la storia è partita.


Incuriosisce il modo in cui hai deciso di raffigurare i personaggi del libro: un mix tra esseri umani e animali
Il miscuglio mi è venuto fuori disegnando, senza nessun apparente motivo o motivazione. Però, guardando i primi “disegnacci”, ho visto che si creava un contrasto divertente e allora ho deciso, con l’approvazione degli editor, di seguire quella vena. Soprattutto, visto che si dice spesso “canta come un cane”, la situazione mi sembrava particolarmente utile a rappresentare questo zio un po’ scalcinato! Lo zio elettrico è stato il primo personaggio al quale ho pensato, uno che non si capisce bene se sappia suonare o meno, e che ha idee assai bislacche. Talmente bislacche che, nella storia, serviva qualcuno che un po’ lo tenesse con i piedi per terra e un po’ lo indirizzasse sulla giusta strada. Se fosse stato da solo, lo zio sarebbe stato una specie di calamità naturale, poco o niente controllabile. Con Carlotta, che è sveglia e razionale, e che non è timida come lo zio (io peggio di lui, mi vergogno pure di andare a comprare il pane), le sue stranezze diventano creative e divertenti. Senza, sarebbero drammatiche. Del resto, gli zii sono speciali proprio perché fanno cose che ai nipoti possono sembrare scandalose e assurde…

Chi è Big Mama Wolf? E altre citazioni presenti nella storia
Big Mama Wolf non esiste.


Ma esistono moltissimi musicisti e musiciste con storie incredibili da raccontare. Specialmente nella musica blues, che è un genere che a me piace tantissimo. Penso a Rosetta Tharpe, Memphis Minnie, o al misterioso Robert Johnson, del quale sappiamo pochissimo ma rimangono tracce in cui esibisce una abilità chitarristica davvero eccezionale. E la storia della musica, come la storia in generale, è una specie di magazzino infinito di vicende strane, bizzarre, curiose, interessanti da raccontare.

Tu suoni uno strumento? Cos’è per te la musica? 
Non proprio. Ho studiato per un po’ la chitarra, e a casa ho una 12 corde* e una chitarra elettrica, ma non sono mai stato un suonatore provetto. Intanto, perché sono timido e l’unica volta che ho suonato in pubblico avrei voluto scomparire. Se suono, devo essere da solo o quasi… E poi, non so bene per quale motivo, non ho mai imparato a leggere bene la musica. Però sto quasi sempre con le cuffie alle orecchie e mi piace moltissimo ascoltare musica di tutti i tipi, non solo rock.

C’è un posto dove lavori abitualmente? Il tuo studio?
Ho un tavolo da disegno, che spesso è in disordine e per questo vengo rimproverato. In realtà, mi serve più per appoggiare cose alla rinfusa che per disegnare. Disegno sempre in treno, ogni mattina, andando a lavorare…


Progetti e work in progress che desideri condividere coi tuoi lettori, e un augurio per questo 2021
Allora: il principale augurio per il 2021 è che questa pandemia finisca e che tutti i bambini e i ragazzi possano finalmente tornare a scuola. Quest’anno e mezzo senza scuola o quasi mi preoccupa un po’.
Progetti nuovi in testa ce ne sono un sacco, anche se bisognerà vedere quanti riusciranno a prender forma. Tra i tanti, sto ragionando su un viaggio in crociera, con orchestre e – guarda caso – strumenti musicali un po’ strani…

Foto in testata e a corredo: Federico Appel

* Nella chitarra a dodici corde, a ciascuna delle sei corde usuali si affianca un’altra accordata all’ottava superiore, fatta eccezione per le prime due coppie, accordate all’unisono. Il timbro di questa chitarra è particolarmente pieno e si presta tipicamente al ruolo di accompagnamento. Un esempio molto conosciuto dell’utilizzo di questo particolare tipo di chitarra è l’introduzione di Wish you were here dei Pink Floyd. La 12 corde ha caratterizzato il repertorio di altre band celebri come i Queen e i Genesis. Tra i musicisti italiani amanti di questo strumento, Edoardo Bennato e Lucio Battisti (fonte: Wikipedia).

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