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Terre di mezzo al Premio Pieve 2024

Dal 1944, Pieve Santo Stefano ha un debito con la memoria. Nell’agosto di quell’anno, il paese venne quasi completamente raso al suolo dalle mine tedesche. Si salvarono, per un caso fortunato, solo le chiese e il comune. Quel doloroso debito fu in parte risarcito nel 1984 dal giornalista Saverio Tutino, che proprio a Pieve decise di fondare l’Archivio Diaristico Nazionale, dove da allora sono custodite le memorie degli italiani, e di dare vita al Premio Pieve, conferito ogni anno al miglior diario.

Sono passati 80 anni da quel primo catastrofico evento, e 40 anni da quel salvifico secondo snodo nella storia del paese. Questo doppio anniversario ha reso la quarantesima edizione del Premio Pieve Saverio Tutino particolarmente toccante. Nei quattro giorni del Premio, tantissimi abitanti del paese si sono riuniti in quelle piazze un tempo distrutte e poi ricostruite per ricordare il dolore, celebrare la rinascita, e salutare il nuovo. Insieme a loro, persone da tutto il mondo che, grazie al concorso DiMMi Diari Multimediali Migranti, sono venute a portare a Pieve Santo Stefano le loro coraggiose storie di migrazione.

Diventa quindi chiaro che quello di cui stiamo parlando non è un semplice premio, ma un momento di scambio umano profondo, e ciò lo dimostra anche il fatto che moltissime persone tornano ogni anno, contribuendo così a creare una fitta rete di amicizie e collaborazione che, a settembre, si dà appuntamento in questo piccolo paese dell’Appennino nella provincia di Arezzo.

Per noi di Terre di mezzo è quindi un’immensa gioia partecipare a questo evento in qualità di editore che da 22 anni pubblica i diari vincitori del Premio. Anche a questa edizione siamo stati presenti, e ci piacerebbe condividere con voi parte della nostra esperienza.

Sara, Miriam e Elena di Terre di mezzo al Premio Pieve 2024

Venerdì alle 15 abbiamo assistito al conferimento del Premio Saverio Tutino Giornalista a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi a Mogadisco nel 1994, un momento di confronto che ha aperto un dialogo molto arricchente sulla libertà di stampa nel giornalismo d’inchiesta.

La seconda parte del pomeriggio è stata poi dedicata alla presentazione dei finalisti del concorso DiMMi, un momento incredibilmente emozionante, in cui alle letture di Donatella Allegro e Andrea Biagiotti si sono alternate le storie di migrazione raccontate in prima persona dei ragazzi e ragazze, uomini e donne, che vanno ad aggiungersi alle oltre 550 testimonianze che già compongono il fondo speciale dell’Archivio.

La giornata di sabato è iniziata con una visita guidata al Piccolo museo del diario, un posto veramente unico al mondo, dove è possibile immergersi nelle storie più particolari e significative dell’Archivio, ascoltando le parole chi ha deciso di affidare la propria vita alle pagine di un diario, o di un lenzuolo. Sì, perché al museo è custodito anche un reperto originale: il lenzuolo in cui Clelia Marchi, una contadina di Poggio Rusco, in provincia di Modena, ha deciso di imprimere le sue memorie, iniziando da queste parole:

Care persone fatene tesoro di questo lenzuolo
che c’è un pò della vita mia; è mio marito;
Clelia Marchi (72) anni hà scritto
la storia della gente della sua terra,
riempendo un lenzuolo di scritte,
dai lavori agricoli, agli affetti.

Se volete leggere per intero la storia di Clelia, il contenuto del lenzuolo è stato trascritto in un libro intitolato “Gnanca na busia” pubblicato da Il Saggiatore.

La mattinata è continuata con la presentazione dei finalisti del concorso DiMMi dello scorso anno, pubblicati nell’antologia “Nella stessa acqua”. Abbiamo ascoltato Omar, “diligent boy”, che dal Gambia arriva in Italia, dopo un disumano viaggio nel deserto libico, ripetendosi che “non importa quanto sia buia la notte, sicuramente arriverà il giorno”. Abbiamo ascoltato Jallow, che dopo un altrettanto tragico viaggio incontrerà la violenza e la sopraffazione anche in Italia. Abbiamo ascoltato Sonia, una giovane italiana di origine capoverdiana che, a soli sei anni, scopre di essere il bersaglio di un odio razzista che a quell’età fatica a comprendere, ma che l’accompagnerà per tutta la vita. E tante altre storie che vi invitiamo a recuperare con l’antologia, per capire quanto sono forti e importanti.

Jallow e Omar, finalisti del concorso DiMMi 2023

È stato poi presentato il diario vincitore dello scorso anno, “Tutta la polvere del mondo in faccia”, insieme all’autrice Paola Tellaroli e alla nostra editor Sara Ragusa, che fa anche parte della giuria del Premio. Il diario, che è appena uscito in libreria, racconta la sofferta ma vitale storia di rinascita di Paola, colpita da un ictus ad appena 30 anni.

Paola Tellaroli

Abbiamo poi partecipato a due incontri dedicati al fondatore dell’Archivio, Saverio Tutino che torna in libreria con la ristampa di una delle sue opere più importanti, la sua “autobiografia di un comunista” intitolata “L’occhio del barracuda”. Così ne parla Marcello Flores nell’introduzione, con parole che ci sembrano strettamente aderenti e coerenti allo spirito di questi quattro giorni:

“Saverio era, e si sentiva, un rivoluzionario, un comunista, un giornalista, un intellettuale che ha attraversato quasi un secolo in cui, se si esclude la Prima guerra mondiale, è stato testimone di cambiamenti inimmaginabili, di tragedie inattese, di speranze entusiasmanti e quasi sempre deluse. Le ultime parole del libro di Tutino recitano: “Del mio passato non ho niente da rinnegare. Devo soltanto ricordarlo per imparare ancora”. Anche noi, che possiamo o no rinnegare il nostro passato, dal suo ricordo abbiamo ancora molto da imparare.”

Costante è quindi il tema della memoria, che ci accompagna anche la sera con uno spettacolo che è stato più simile a un coinvolgente rito collettivo. Insieme alle ragazze e ai ragazzi di Pieve Santo Stefano, abbiamo camminato per le strade del paese, accompagnati dalle voci dei giovani testimoni della distruzione del ’44. Accanto a noi c’erano i figli, i nipoti, gli amici di quelle persone che hanno tragicamente perso la vita in quei giorni e condividere con loro quel momento è stato estremamente emozionante.

Nella giornata di domenica abbiamo finalmente scoperto la vincitrice del Premio Pieve 2024: si tratta di Albertina Castellazzi, che nella sua memoria, che verrà pubblicheremo con il titolo “Fendevo l’aria”, racconta una storia di riscatto e indipendenza, raggiunta con enormi sacrifici. A ritirare il premio, emozionatissima, la figlia Irene, mentre Albertina ci seguiva in diretta da casa.

Albertina Castellazzi

Siamo tornati a casa sinceramente commossi, colmi di riconoscenza per chi ha deciso di condividere le sue storie, arricchendo inevitabilmente le nostre. Non ci resta che invitarvi caldamente a partecipare alle prossime edizioni e a recuperare tutti i libri protagonisti di questo Premio con la nostra collana Archivio Diaristico.

Referente Terre di mezzo Scuola, "legge" il catalogo dell'editore con i suoi grandi occhiali per trasformarlo in uno strumento accessibile e utile a chi vive e opera nella comunità educativa. La cosa che ama di più è conoscere le persone per condividere idee e lavorare insieme, quindi lascia sempre l'indirizzo [email protected] ed è felice di trovare tanti messaggi nella casella di posta.

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