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La via della libertà. Storia del comandante Aceto che divenne partigiano

furio aceto la via della libertà

La via della libertà, di Furio Aceto, è il diario vincitore del premio Saverio Tutino 2021 promosso dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

Furio Aceto, storia di un ufficiale che divenne partigiano

Si può transitare da un glorioso reggimento di Cavalleria del Regio Esercito alla lotta partigiana tra le montagne, per poi rientrare tra i regolari alla fine della Seconda guerra mondiale e nel frattempo, per tutto il tempo, sforzarsi di capire chi ha compiuto la scelta fatidica opposta, aderendo alla Repubblica di Salò? Si può, la storia di Furio Aceto ne è la testimonianza. Nato a Saluzzo in provincia di Cuneo nel 1921, nel 1942 frequenta la scuola di Cavalleria a Pinerolo. Nel ’43 si sposa con Vittorina poco prima della caduta di Mussolini: l’epilogo dell’8 settembre è già nell’aria e Furio viene richiamato con il suo Reggimento, il Lancieri Vittorio Emanuele II, a difendere Roma.

La partenza verso la capitale è epica. Furio e Vittorina non vogliono separarsi:

«Raggiungiamo così alla stazione ferroviaria il convoglio, poco sorvegliato in un binario laterale. Riusciamo ad allontanare l’amico Brancaccio con una scusa, nonostante la sua perplessità per la nostra presenza. Vittorina entra nel mio carro armato, arrampicandosi con l’aiuto del fedelissimo pilota, il lanciere Esposito. Prima ha indossato una tuta blu da carrista e calcato un casco sui riccioli annodati».

Comincia così un viaggio interminabile. È solo la prima di numerose peripezie. Quando scatta l’occupazione nazifascista Furio partecipa alla fragile difesa di Roma, portando in salvo lo stendardo del reggimento. Ma il Regio esercito si dimostra incapace di una resistenza organizzata. L’abitudine pedissequa all’esecuzione assoluta e spesso passiva degli ordini e la diseducazione a qualunque iniziativa personale, che hanno impedito per venti anni ogni manifestazione di idee originali, non in linea con i programmi del “regime”, pare abbiano paralizzato la mente della maggioranza. Posto di fronte al bivio generazionale sulla scelta da compiere, Furio espone le sue perplessità. Impongono a Ufficiali e Sottufficiali, la sottoscrizione del giuramento alla “Repubblica sociale italiana”. Si minaccia la pena di morte a chi non ottempera. Basterebbe la formalità di questo giuramento per poter rimanere a casa propria abbastanza tranquilli, con un documento probante, perché è lasciata la facoltà di prestare servizio oppure di rimanere reperibili. Però questa presentazione costituisce in realtà sia il riconoscimento del governo neofascista, sia il tradimento del giuramento già prestato “al Re ed alla Patria”! Passando attraverso non pochi tormenti, alla fine sceglierà di non aderire a Salò e di passare alla lotta partigiana, tornando tra le sue valli piemontesi, intorno a Boves dove agisce una delle prime bande di ribelli e dove è attivo anche il fratello Ezio. Per Furio è la decisione più coerente con il suo percorso di vita:

«La mia vocazione di Ufficiale di Cavalleria, la tradizione nella quale sono stato educato dall’infanzia fino all’addestramento intelligente e appassionante dei cinque anni di allievo Ufficiale a Milano e a Modena, mi spingono a rompere ogni indugio accettando gravi rinunce».

Ma Aceto sa anche che le vie che portano a scegliere una parte o l’altra sono le più disparate e che ogni caso va preso in esame singolarmente. Come dimostra un incontro fortuito che, dopo essere entrato in clandestinità, ha con un suo ex commilitone passato con i repubblichini, e al comando d’una pattuglia in procinto di arrestarlo:

«Dimenticando la gravità del momento, mentre i soldati proseguono, gli chiedo con severità come mai sia qui. Mi capisce subito e mi risponde che lo ha fatto per sua madre, anziana, senza mezzi e che non aveva altra risorsa. Annuisco pensosamente e lo prego di accompagnarmi “fuori”. Ci avviamo, io alla sua destra per l’antico “rispetto” al mio grado, e andiamo ricordando persone e fatti della vita del nostro Reggimento. Infine, nel salutarmi, con umiltà mi ripete ancora: “L’ho fatto per mia madre”. Mi commuovo, lo abbraccio e lo ringrazio formulando i migliori auguri».

È il preludio di una stagione di sofferenze ma anche di grandi entusiasmi, che Furio vivrà da comandante partigiano tra le valli del cuneese e dell’astigiano, fino a guidare la Brigata dell’Ordine come vice-comandante nella Liberazione di Savona dell’aprile ’45.  


Il premio Saverio Tutino 2021 a La via della libertà. Motivazione della Giuria

La Fondazione Archivio Diaristico Nazionale indice ogni anno il Premio Pieve Saverio Tutino per diari, memorie, epistolari. Il concorso è riservato a scritti inediti ed è organizzato per reperire testimonianze personali altrimenti destinate a scomparire. Vengono selezionati 8 finalisti tra le opere presentate, il vincitore viene proclamato ogni anno nei tre giorni dedicati al Premio, a metà settembre, a Pieve Santo Stefano, sede dell’Archivio dei Diari.
Il manoscritto vincitore dell’edizione 2021 è La via della libertà, di Furio Aceto, con questa motivazione espressa dalla Giuria:
“La selezione di storie finaliste di quest’anno, che si segnala per una particolare varietà, ci ha rivelato scorci e scenari storici inediti. L’arco cronologico toccato va dal 1848 ai giorni nostri, e abbraccia interessi diversissimi, dall’amore per la storia dell’arte fino alla passione per la politica.
Il vincitore del Premio Pieve del 2021 è Furio Aceto, nato a Saluzzo nel 1921 e morto nel 2020. Ufficiale di Cavalleria del Regio Esercito durante la Seconda guerra mondiale, viene richiamato a Roma all’indomani dell’8 settembre. Essendo un ufficiale, sarebbe bastata una semplice firma di adesione formale alla Repubblica di Salò a garantirgli la sicurezza e il ritorno in famiglia. Ma la coerenza con i suoi ideali e la sua dirittura morale gli fanno scegliere la via della montagna. Torna nelle valli piemontesi in cui è nato e raggiunge il fratello Flavio, comandate partigiano. È il preludio di una stagione di sofferenze ma anche di grandi entusiasmi, che lo porterà a guidare la Brigata dell’Ordine come vice comandante nella liberazione di Savona.
Il legame strettissimo con la moglie, e poi con la figlia che nasce, è il cuore caldo di questa storia di guerra. Furio ci racconta con una prosa lucida delle battaglie, delle fatiche e delle glorie della montagna, e la sua scrittura diventa appassionata quando lo sguardo si volge agli affetti. Non mancano momenti comici e rocamboleschi come quando fa infilare la moglie travestita da soldato in un carro armato pur di tenerla vicina. Conquista in questo diario la forza prorompente e un po’ incosciente della giovinezza, che si accompagna a un forte senso di appartenenza alla patria”.


Referente Terre di mezzo Scuola, "legge" il catalogo dell'editore con i suoi grandi occhiali per trasformarlo in uno strumento accessibile e utile a chi vive e opera nella comunità educativa. La cosa che ama di più è conoscere le persone per condividere idee e lavorare insieme, quindi lascia sempre l'indirizzo [email protected] ed è felice di trovare tanti messaggi nella casella di posta.

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