Alla Casa della Carità sempre meno ospiti riescono a ricostruirsi una nuova vita.
È sempre più difficile aiutare i poveri. È l’amara constatazione che emerge dal bilancio 2010 della Casa della Carità. L’anno scorso infatti “solo” 121 ospiti hanno trovato casa e lavoro e iniziato una vita autonoma fuori dalla struttura di via Imbonati. Un record negativo rispetto agli ultimi cinque anni: nel 2005 erano stati 244, saliti nel 2006 a 328. Dopo quella “buona annata”, è iniziato il trend negativo: 211 nel 2007, scesi a 2004 nel 2008 e a 163 nel 2009.
“Le ragioni sono tre -spiega don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità, fondata nel 2004 a Crescenzago, in fondo a via Padova-. I nuovi ospiti sono sempre più giovani e distrutti dal punto di vista relazionale e psicologico. Occorrono quindi più tempo e più energie per aiutarli a ricostruirsi una vita. Inoltre pesa la crisi economica, che rende più arduo trovare un lavoro. Infine, gli affitti a Milano sono ormai inaccessibili a un giovane con un impiego precario”.
In sei anni di attività (2004 -2010) la Casa della Carità ha accolto per periodi più o meno lunghi 1.383 persone di 86 nazionalità diverse. Uno su tre di età tra i 19 e i 30 anni. Il 25% inoltre era minorenne, nella maggioranza dei casi straniero. “Per ognuno viene steso un percorso personalizzato -aggiunge don Colmegna-. Gli immigrati hanno spesso bisogno di assistenza legale per risolvere problemi legati al permesso di soggiorno o al riconoscimento dello status di rifugiato politico. Prevediamo quasi sempre un periodo di formazione professionale e stage nelle imprese. Il difficile viene dopo: le aziende non assumono”.









