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Ramadan in oratorio

La palestra comunale in agosto chiude e il Centro islamico chiede ospitalità alla parrocchia.

Mercoledì 13 luglio – In agosto la palestra comunale di via Cambini chiude, per il Ramandan 3mila musulmani faranno la preghiera del venerdì nel campo dell’oratorio di via Padova. “Abbiamo chiesto che venga tenuta aperta, ma non c’è arrivata ancora una risposta”, spiega Benaissa El Djazairi, presidente della Casa della cultura islamica, che ha la sua sede in un garage in via Padova al 144. 

Durante l’anno, per la preghiera del venerdì, il centro islamico prende in affitto la palestra di via Cambini e il Teatro Ciak. E ogni estate la palestra chiude e i musulmani chiedono ospitalità alla vicina parrocchia di S. Giovanni Crisostomo. La coincidenza di agosto con il Ramadan (dovrebbe iniziare l’1 o il 2, dipende dalla Luna) complica però le cose: durante il mese sacro per l’Islam i fedeli non mangiano e non bevono dall’alba al tramonto. Pregare digiuni, alle ore 13, sotto il sole in un campo privo di alberi non è la situazione migliore, soprattutto per i più anziani. “Abbiamo contattato il Comune di Milano più volte, ma finora nessuno è stato in grado di venirci incontro -conclude Benaissa El Djazairi-. Non possiamo aspettare troppo, per questo devo affidarmi ancora una volta alla Parrocchia”. 

Della Casa della cultura islamica vi ho già scritto in alcuni post. Il problema che assilla i suoi dirigenti è, da sempre, quello dello spazio. Il garage può ospitare circa 250 persone. In realtà una soluzione l’avevano trovata: in fondo a via Padova, all’altezza di Cascina Gobba, in un edificio da ristrutturare. Acquistato nel 2005 per 1 milione e 400mila euro, nel 2007 avevano presentato un progetto che prevedeva la costruzione di una grande sala di preghiera, una biblioteca e un centro studi. Il Comune di Milano l’ha bocciato. È stato allora ripresentato con le modifiche richieste dal Comune e da allora è in attesa di essere approvato: il problema non è tecnico, ma politico. L’attesa ha però spaccato la comunità: un gruppo di fedeli ha infatti deciso di entrare comunque nell’edificio. Hanno rinunciato al progetto iniziale e l’hanno ristrutturato senza modificare la struttura. Da allora via Padova ha due centri islamici e anche a quello “nuovo” ho dedicato un post: lì c’è molto più spazio, grandi vetrate. Ma comunque insufficiente. Tra l’altro tra gli “scissionisti” e la Casa della cultura islamica è nato un contenzioso sulla proprietà che è finito in Tribunale. 

Di me tempo fa ho scritto: "Cammino molto e sono un giornalista. Le due cose si sposano bene, perché mi piace l'idea che un giornalista debba consumare le suole delle scarpe". Ora giro per Milano anche in bici e quindi consumo pure i copertoni. Scrivo su Redattore Sociale e mi trovate su Facebook.

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