Abiti colorati ed eleganti per la fine del Ramadan. Con la presenza del vicesindaco Guida.
“È una visita storica, non era mai capitato prima”: Asfa Mahmoud, direttore della casa della cultura islamica di via Padova, è raggiante quando annuncia ai fedeli che stanno pregando nel campo dell’oratorio l’arrivo di Maria Grazia Guida, vice sindaco di Milano. È la prima volta che un rappresentante della Giunta partecipa ad una celebrazione così importante. Accolta con un mazzo di fiori, la Guida, con il capo coperto da un velo rosso, ricambia con parole di ringraziamento: “È cambiata l’aria in questa città e ora è possibile dialogare”.
C‘erano circa 500 fedeli oggi per la celebrazione del «Aid el-Fitr», la festa che sancisce la fine del Ramadan. La sede del centro islamico di via Padova è in un vecchio garage, che non riesce a contenere tutti i fedeli nelle celebrazioni più importanti. Per questo hanno chiesto ospitalità alla vicina parrocchia di San Giovanni Crisostomo. Il vicesindaco si rivolge al parroco don Piero Cecchi e gli dice: “Lei è un grande. L’amministrazione comunale è nella linea del dialogo, dobbiamo favorire la coesione sociale”. Don Piero lancia una proposta alla comunità musulmana: “Facciamo lavorare insieme giovani cattolici e giovani musulmani sui temi della solidarietà e della pace”.
L’Aid el Fitr è la festa più sentita dai musulmani, molte famiglie arrivano vestite con eleganti abiti colorati. Chi può assentarsi dal lavoro, passa la giornata in famiglia, a tavola. Come fanno i cattolici il giorno di Natale. Stamane faceva un certo effetto sentire in questo tratto di via Padova riecheggiare “Allahu Akbar” (Allah è grande) e “wa lillahi Alhamd (Lodato sia Dio). Di solito il centro islamico cerca di essere il più discreto possibile, ma oggi è un giorno speciale per i musulmani e il volume degli altoparlanti era alto. Sicuramente a qualcuno dei residenti nei palazzi vicino non è piaciuto, ma nessuno ha protestato.
Il Ramadan è anche un periodo dedicato alla solidarietà. I fedeli infatti donano ogni giorno la somma equivalente di un pasto, circa 7 euro. “I fondi raccolti vengono poi tutti distribuiti ai poveri”, spiega Benaissa El Djazairi, presidente della Casa della cultura islamica. “Ieri abbiamo confezionato 330 buste, che oggi diamo ad altrettante famiglie bisognose“, aggiunge.
Il fatto che i fedeli musulmani preghino in un campo da calcio di una parrocchia riapre il dibattito sulla mancanza di una moschea a Milano. “Dobbiamo aiutare le singole comunità islamiche a risolvere i loro problemi di spazio in sicurezza”, afferma Maria Grazia Guida. Per il centro islamico di via Padova, però, la situazione è complessa. Come ho già raccontato in altri post, nel 2005 la comunità aveva acquistato per 1 milione e 400mila euro un edificio a Cascina Gobba. Nel 2007 presentano un progetto che prevede la costruzione di una grande sala di preghiera, una biblioteca e un centro studi. Il Comune di Milano lo boccia. Viene presentato un nuovo progetto con le modifiche richieste dal Comune, ma da allora è in attesa di essere approvato. Perché? In realtà il problema non è tecnico, ma politico. Finora nessun politico si è assunto la responsabilità di dare l’ok. L’attesa ha però spaccato la comunità: un gruppo di fedeli ha infatti deciso di entrare comunque nell’edificio. Hanno rinunciato al progetto iniziale e l’hanno ristrutturato senza modificare la struttura. Da allora in via Padova ci sono due centri islamici. La scissione è però finita in Tribunale: entrambe le parte sostengono di essere i proprietari dell’edificio. Un pasticcio che nessuno sa come potrà essere risolto.
Questa mattina è intervenuto anche mons. Gianfranco Bottoni, responsabile dell’Ufficio ecumenismo e dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi di Milano. “Noi cristiani guardiamo a voi musulmani con molta attenzione. Siete fratelli che fanno un cammino diverso ma siamo uniti dall’unico Dio. Vi porto il saluto e la stima della diocesi e dell’Arcivescovo”.
Per l’assessore al welfare Pierfrancesco Majorino è “finita la stagione in cui la città era guidata da chi seminava paura. Milano è una città finalmente aperta”.









