Al Parco Trotter immigrati in fila per capire quale sarà il loro destino. E scoprono che dovranno restare clandestini.
Domenica 3 luglio – Lo sguardo rivela molto di più di tante parole. Come quello di Manhasi, giovane senegalese, in fila al Parco Trotter con il suo pacchetto di scartoffie. Quando capisce che non riuscirà mai ad avere un permesso di soggiorno si guarda intorno perso, con occhi sbarratialla ricerca di quegli degli altri nella speranza di trovare uno spiraglio di speranza. Che non trova: tutti col capo dicono “no”. Lui riesce solo a dire “Ma come…?!”. Già, ma come è possibile che quasi due anni dopo la sanatoria per colf e badanti, ci siano ancora persone che stanno disperatamente cercando di regolarizzarsi?
Manhasi è uno dei 20 immigrati che ieri e oggi sono andati al banchetto dell’associazione Todo cambia,allestito all’interno del Fjestival delle diversità (vedi il post di giovedì scorso). Lì c’era Edda Pando, minuta ma intraprendente peruviana con la cittadinanza italiana, da anni in prima fila nella lotta per i diritti degli stranieri. Sono quasi tutti, compreso Manhasi, vittime della “sanatoria truffa”.
E qui bisogna fare un breve riassunto di quanto è successo negli ultimi due anni. Il 2 luglio del 2009, infatti, il Senato approva definitivamente il “pacchetto sicurezza” voluto dal Governo italiano con il quale stabilisce (anche) che la clandestinità è un reato. Si rischia la galera, da 1 a 4 anni. Ma ecco che subito ci si rende conto che diventano clandestini anche colf e badanti. Non va bene: curano i nostri anziani e bambini. Non possiamo vivere senza di loro. E allora, con un provvedimento ipocrita, il 3 agosto il Governo introduce un emendamento al “pacchetto anticrisi” in discussione al Parlamento e prevede una “sanatoria”per questa categoria di persone. E gli altri? Operai, artigiani, fattorini… tutti fuori, tutti a rischio di finire in prigione.
La presentazione dei documenti, stabilisce la nuova sanatoria, dovrà avvenire dall’1 al 30 settembre 2009. Ed è allora che si crea un enorme mercato nero dei contratti di lavoro domestico. Migliaia di immigrati cercano un italiano che li assuma, fittizziamente, come colf o badanti. Sono disposti a pagare migliaia di euro. Il Naga (associazione di medici volontari) solo a Milano ha raccolto 438 casi di immigrati truffati, per un giro d’affari stimato di oltre 1 milione di euro. Sabato una cinquantina di loro ha sfilato in via Padova per far conoscere la loro situazione. Il piccolo corteo è poi arrivato al Parco Trotter per partecipare al Fjestival delle diversità.
Ma torniamo a Manhasi, il suo caso è esemplare. Sulla documentazione presentata alla Questura c’è scritto che il suo datore di lavoro è un vecchietto, nato nel 1927, che risiede a Como. Non l’ha mai visto, non sa neanche se esiste veramente. Ha fatto da intermediario un connazionale. Ha speso 3mila euro.
Il problema è che questo anziano non andrà mai con lui in Questura per firmare il contratto di lavoro. E così Manhasi non otterrà il permesso di soggiorno. Manhasi e gli altri hanno cercato di raggirare la legge per disperazione, gli italiani prestanome e i loro intermediari stranieri per lucro. “Ma come…?!” dice Manhasi. E ha ragione: come è possibile che a pagare sia solo lui?









