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Le grandi finestre verso la Mecca

Si trova oltre lo svincolo per la tangenziale il secondo centro islamico di via Padova.

Lunedì 14 marzo – Le sale rivolte verso la Mecca hanno grandi finestre e tutto l’ambiente è luminoso. Non c’è paragone con i garage o gli scantinati in cui di solito pregano i musulmani a Milano. In fondo a via Padova, al civico 366, oltre lo svincolo per la tangenziale est e a pochi passi dalla fermata Cascina Gobba della metropolitana verde, si trova il centro islamico nato nel giugno 2008, il più recente a Milano. È ancora poco conosciuto, non è stato finora oggetto di polemiche politiche. Del resto nessuno può lamentarsi della sua presenza.

L’ex edificio Enel, circa 1.200 metri quadri di superficie e un cortile con il campetto da calcio per i bambini, è lontano da tutti: non ci sono case intorno e c’è un ampio parcheggio di fronte. A chi può dar fastidio? “Qui possiamo pregare con dignità -afferma l’imam Abdullah Tchina Dahmane, algerino, da 22 anni in Italia (nella foto)-. Se ci fossero altri tre o quattro posti come questo a Milano sarebbe risolto il problema dei luoghi di culto per i musulmani”.

Questo nuovo centro nasce da una scissione della Casa della cultura islamica di via Padova 144 (di cui vi ho parlato nel post del 21 gennaio). Una scissione che è finita in Tribunale, con un contenzioso ancora in corso che riguarda proprio l’ex edificio Enel: entrambe le parti sostengono di esserne i legittimi proprietari. Nel 2005 fu infatti acquistato dalla Casa della Cultura islamica per circa 1 milione e 400mila euro. “Raccolti tutti con le offerte dei fedeli”, spiega Abdullah Tchina Dahmane, che allora ne era l’imam. Viene presentato al Comune di Milano un progetto che prevede di abbattere la vecchia palazzina e di costruirne una nuova con una grande sala di preghiera, una biblioteca e altri locali per gli incontri.

Un progetto che avrebbe risolto i problemi di spazio di cui da sempre soffrono: in via Padova 144 pregano ancora adesso in un ex garage e ogni venerdì devono affittare la palestra di via Cambini e il teatro Ciak per starci tutti. Il Comune, però, lo boccia. “Non per ragioni tecniche, ma solo politiche”, sostiene Abdullah. 

È di fronte al no del Comune che la comunità islamica si divide. Una parte del consiglio direttivo, nel giugno 2008, decide di usare la palazzina così com’è, ristrutturando solo gli interni. Da allora in via Padova ci sono due centri islamici. 

In attesa che il Tribunale di Milano si pronunci, oltre lo svincolo per la tangenziale si moltiplicano le attività religiose e culturali. Ogni giorno nella sala principale o in quelle più piccole si tengono le cinque preghiere previste dai precetti dell’Islam. “Al venerdì ci vengono circa 500 persone, il sermone è sia in arabo che in italiano -dice Abdullah Tchina-. Inoltre facciamo incontri per coppie miste e abbiamo organizzato un corso di arabo e uno di italiano”.

Nei prossimi mesi ospiterà appuntamenti culturali e d’attualità. Questo centro è aperto a tutti, anche a chi non è musulmano”, conclude l’imam.

Di me tempo fa ho scritto: "Cammino molto e sono un giornalista. Le due cose si sposano bene, perché mi piace l'idea che un giornalista debba consumare le suole delle scarpe". Ora giro per Milano anche in bici e quindi consumo pure i copertoni. Scrivo su Redattore Sociale e mi trovate su Facebook.

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