Venerdì 30 dicembre – Cambio di marcia del Comune di Milano sul campo rom di via Idro. La Giunta Pisapia ha intenzione di abbandonare il progetto, ideato dalla Moratti, di trasformarlo in un campo di transito. “Non ci sembra che l’area sia adatta a questo scopo”, ha detto Marco Granelli, assessore alla Sicurezza e alla coesione sociale, nell’incontro che si è tenuto ieri sera, 29 dicembre, nei locali dell’associazione Villa Pallavicini. Il progetto, dal costo di oltre 4 milioni di euro e finanziato con il cosiddetto Piano Maroni, prevedeva la realizzazione di piazzole e servizi per la sosta temporanea di rom e sinti di passaggio. Ipotesi sempre osteggiata dalle associazioni del quartiere di via Padova, dal Consiglio di zona 2 e anche dagli stessi rom harvati (sono 115 e tutti cittadini italiani) che ci abitano dal 1989. Associazioni e rom presenti all’incontro di ieri sera (vedi lancio successivo). “Non abbiamo ancora compiuto atti formali, ma stiamo lavorando per cercare in altre zone di Milano l’area su cui far sorgere il campo di transito”, ha aggiungo Granelli. Su via Idro (che sorge su un’area lungo il Naviglio Martesana a ridosso dello svincolo della tangeziale est di Cascina Gobba) “vogliamo spendere le risorse per l’integrazione lavorativa e abitativa delle famiglie che ci abitano, con l’obiettivo di arrivare alla chiusura del campo“.
Sembra intanto giunto a soluzione il problema della mancanza di energia elettrica nel campo di via Idro.Una situazione denunciata anche Anna Zoppi, direttrice didattica della scuola Russo Pimentel, ma causata, secondo l’assessore Marco Granelli, dalla morosità dei rom accumulata negli anni con l’A2a (vedi lanci del 19 e del 20 dicembre). “Grazie ad un accordo tra rom, Comune, A2a e Casa della Carità -ha detto l’assessore-, le famiglie verranno allacciate al contatore del Comune e pagheranno una tariffa forfettaria di 90 euro al mese”.
Sulla chiusura di via Idro l’assemblea di ieri sera si è infiammata. C’è chi è infatti contrario. Lo sono per esempio l’Anpi e Sinistra ecologia e libertà (Sel). Chiedono che qualsiasi decisione passi attraverso la consultazione dei rom che ci vivono. Che è poi quel che ha sostenuto Marco Deragna, che nel campo ci vive dal 1989. “Abbiamo investito dei soldi nelle casette in cui abitiamo da oltre 20 anni e il Comune deve tenere in considerazione le esigenze di tutti prima di prendere decisioni”.
Anche don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità che gestisce il presidio sociale di via Idro, non è del tutto d’accordo sui nuovi progetti del Comune di Milano. “C’è bisogno di un villaggio per la presenza temporanea di rom e sinti o di famiglie in difficoltà -sostiene-. Si tratterebbe di famiglie che rimangono nel villaggio per il tempo necessario ad aiutarle a trovare una casa e un lavoro. È quel che stiamo facendo al Centro ambrosiano di solidarietà al Parco Lambro, dove abbiamo alcune casette per questo scopo. Finora sono 50 le famiglie che ci hanno abitato e che adesso vivono in appartamenti. L’importante è che l’accoglienza sia accompagnata da progetti di inserimento lavorativo e abitativo”.
Prima di avviare qualsiasi nuovo progetto sul futuro di via Idro, però, sarà necessario risolvere la situazione di incertezza sui fondi del Piano Maroni, che una recente sentenza del Consiglio di Stato ha bocciato. Secondo la Corte infatti non c’erano le condizioni di “emergenza nomadi” che giustificavano i poteri straordinari attribuiti ai Prefetti di Milano, Roma e Napoli. La sentenza ha di fatto congelato i circa 7 milioni di euro (sui 13 stanziati inizialmente) che ancora dovevano essere spesi nel capoluogo lombardo. “Spetta al Ministero dell’Interno decidere -ha aggiunto Granelli-. Può dare nuovi poteri al Prefetto oppure stabilire accordi diretti con i Comuni”.









