Teatro, sport, meditazione: al Tempo per l’infanzia 40 adolescenti “a rischio” hanno un luogo per crescere.
Per il numero di maggio di Terre di mezzo ho realizzato un’inchiesta sulle bande di giovani latinoamericani, dalla quale emerge la loro situazione di disagio. Mi è sembrato interessante raccontare anche la storia della cooperativa Tempo per l’infanzia che si occupa di adolescenti (non necessariamente appartenenti alle bande) e che cerca di dare una risposta a questo disagio. Ecco una sintesi dell’articolo.
“Sei un giornalista? Ma allora tu conosci Belen! Ci riprendi e mandi il video a Striscia la notizia?”. Peter, 12 anni, ha un viso sveglio e uno sguardo di sfida: ogni domanda è una provocazione. Gli educatori del “Tempo per l’infanzia” di Milano ogni tanto lo rimproverano cercando di smontare un po’ la sua spavalderia. Peter è uno dei quaranta, tra ragazzi e ragazze, che frequentano questa ex scuola materna tra viale Monza e via Padova. Per loro è una seconda casa. Con tanto di tavolo dove pranzare insieme.
Dal lunedì al venerdì, infatti, trascorrono qui i loro pomeriggi per disposizione dei servizi sociali del Comune. “Sono minori a rischio di devianza: hanno problemi familiari e spesso faticano a inserirsi a scuola” spiega Silvio Tursi, presidente della cooperativa. Molti sono arrivati in Italia da poco. “Noi proviamo ad aiutare sia loro che i genitori”, precisa Tursi.
Intorno al grande tavolo siedono anche gli educatori: si ride, si scherza, si parla di calcio, qualcuno si lamenta per il brutto voto preso a scuola. Dopo il pranzo una mezz’oretta di relax, poi il pomeriggio prosegue scandito da compiti, attività sportive e laboratori.
Tra i più gettonati, quello di teatro: dieci ragazzi stanno preparando uno spettacolo che debutterà al festival del Teatro degli incontri, in programma alla Casa della carità di Milano, dal 10 al 12 giugno. Le prove sono iniziate a gennaio. “Anzitutto hanno esplorato se stessi e riflettuto sulla loro condizione, cercando di rileggere la loro vita all’interno del quartiere -spiega Gigi Gherzi, attore e regista-. Hanno girato videointerviste, provato a cantare, ballare, scrivere: ad andare in scena sarà il frutto della loro fantasia”.
Un protagonismo che ha trovato spazio tra le mura del “Tempo per l’infanzia”, voluto nel 1981 da un gruppo di genitori della zona che desideravano coinvolgere adolescenti in difficoltà. Dall’89 sono nell’ex scuola materna di via Bechi. In 22 anni di attività sono passati di qui circa 800 adolescenti. “Grazie al nostro impegno non sono finiti nelle comunità d’accoglienza, ma hanno potuto rimanere nelle loro famiglie”, dice soddisfatto Silvio Tursi.
Oggi nella cooperativa lavorano sette educatori, uno psicologo e la cuoca: il Comune ha assegnato loro un contributo annuo di circa 300mila euro con i quali è possibile non solo pagare (almeno in parte) gli stipendi, ma anche organizzare laboratori di musica, fotografia, street art, bigiotteria, trucco. E per chi si sente sotto pressione per la scuola o la famiglia, il mercoledì c’è un’ora di “meditazione” guidata. I ragazzi, seduti in silenzio sui materassini, imparano a “sentire e regolare il proprio respiro”. “È il momento in cui allentano la tensione accumulata” conferma il presidente che subito aggiunge: “Il rischio a questa età è che non si sentano capiti, specie dagli adulti, e che finiscano per passare interi pomeriggi in giro a combinare guai”.









