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La crisi vista dal Centro islamico


Ogni giorno buoni pasto e altri aiuti per sostenere 500 persone.

Dopo la preghiera è un via vai dal piccolo ufficio sul fondo della grande sala della Casa della cultura islamica di via Padova 144: “Salam aleikum”, uno sguardo d’intesa e Enzo Venturini Abdel Quddus, italiano convertitosi 27 anni fa, stacca un buono pasto. “Da circa un anno facciamo questo servizio -spiega-. Con la crisi economica la gente continuava a chiederci aiuti e abbiamo deciso di organizzarci”. Sono circa 500 le persone in difficoltà assistite con buoni pasto (che possono spendere in alcuni kebap di via Padova), buoni spesa e pacchi alimentari. Nel 2010 il centro islamico ha destinato circa 20mila euro in aiuti: 12mila per i buoni pasto, 7mila per i buoni spesa e il resto in pacchi alimentari.

Non solo cibo, ma anche salute. “Alcune persone le sosteniamo anche nell’acquisto di medicine e paghiamo le visite specialistiche, solo a dicembre 2010 circa 600 euro -sottolinea Enzo Venturini, responsabile dei progetti sociali-. C’è chi viene da Como per chiederci una mano”. “Non ci finanzia nessuno dall’estero -ci tiene a precisare-, facciamo tutto con le offerte dei fedeli”. La maggior parte delle persone aiutate sono musulmane: “Ma vengono anche alcune donne latino americane -dice-. A nessuno chiediamo a quale religione appartenga”. Nelle prossime settimane in alcuni negozi di via Padova la Casa della cultura islamica posizionerà dei contenitori per raccogliere alimentari: “Così chi fa la spesa può acquistare qualche pacco di pasta o scatolame in più e donarlo per i poveri”. 

Alla preghiera del venerdì partecipano circa 3mila fedeli. La sede di via Padova 144 è solo un garage e ne può ospitare al massimo 250. Per gli altri la Casa della cultura islamica ha affittato la palestra di via Cambini e il Teatro Ciak. Il progetto per un nuovo centro islamico c’è: in fondo a via Padova in un edificio da ristrutturare. Nel 2007 il Comune di Milano ha bocciato però il progetto, che è stato ripresentato con le modifiche richieste dagli uffici tecnici. Da allora è in attesa di essere approvato: il problema non è però tecnico, ma politico. Nessun nella maggioranza di Palazzo Marino vuole assumersi la responsabilità di dare il permesso. L’attesa ha però spaccato la comunità islamica di via Padova: un gruppo di fedeli ha infatti deciso di entrare comunque nell’edificio e lo ha sistemato per renderlo fruibile. Ne è nato un contenzioso fra scissionisti e Casa delle cultura islamica che è finito in Tribunale.  

(scritto il 21/01/2011)

Di me tempo fa ho scritto: "Cammino molto e sono un giornalista. Le due cose si sposano bene, perché mi piace l'idea che un giornalista debba consumare le suole delle scarpe". Ora giro per Milano anche in bici e quindi consumo pure i copertoni. Scrivo su Redattore Sociale e mi trovate su Facebook.

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