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La casa del niño

Venerdì 11 febbraio – Appena entro Ester, occhi scuri e riccioli castani, mi porge un mattoncino in plastica, di quelli grandi che non finiscono in gola. La ringrazio, mi fa un bel sorriso e subito me ne porge un altro, e poi un altro ancora… Ha un anno e mezzo e vuole giocare. Non potevo aspettarmi migliore accoglienza al nido famiglia “L’Alveare. Hogar del niño”. Hogar in castigliano significa focolare, casa. Non siamo a Lima o a Bogotà, ma a Milano, in via Fonseca Pimentel 5, in una palazzina con vista del ponte della ferrovia che taglia in due il quartiere di via Padova.

L’Alveare è stato fondato ed è gestito da un gruppo di mamme latino americane. “Ospitiamo sei bambini da 0 a 3 anni, da lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 16.30 -spiega Caterina, 29 anni, peruviana, una delle due educatrici che ci lavorano-. È nato per aiutare quelle mamme che non riescono a trovare posto negli asili comunali perché non hanno ancora la residenza a Milano o sono senza documenti e non possono certo permettersi le rette di quelli privati”.La quota mensile all’Hogar del niño è di solo 200 euro, circa la metà di quanto si paghi negli altri nidi.

L’Hogar del niño è tutto in due stanze: quella fucsia per i giochi e il pisolino, quella giallo ocra per la pappa. È nato nel giugno del 2009 per iniziativa de “La Misericordia”, associazione di famiglie latino americane. “All’inizio stavamo nella casa di una di queste famiglie -racconta Silvia Moscatelli, educatrice, italiana ma con due anni di lavoro per una Ong in Perù-. Poi la cooperativa di solidarietà sociale Comin ci ha concesso questo appartamento nel quale siamo entrati il 3 novembre 2010”. Con la bella stagione i bambini posso giocare nel giardino di questo edificio che ospita anche altre iniziative a favore delle famiglie e dei minori, gestite dalla cooperativa sociale di solidarietà Comin.

Caterina e Silvia garantiscono con turni part-time una presenza costante, ma non potrebbero fare tutto se non ci fosse l’aiuto delle mamme, che offrono ogni giorno qualche ora di volontariato. “Mi piace questo asilo -spiega Jessica, 25 anni-, perché non ti limiti a portare il figlio, correre al lavoro e riprenderlo la sera. Vieni qui e se puoi dedichi del tempo, magari solo mezz’ora, ai bambini. È anche l’occasione per incontrare le altre mamme e scambiarsi consigli. È proprio un nido famigliare”. Volontarie sono anche alcune donne dell’associazione La Misericordia, che non hanno i figli piccoli, ma si sono offerte di dare una mano. 

All’Alveare si parla una lingua mista italiano e spagnolo. Può sembrare strano che esista un asilo solo per bambini latino americani (anche se in teoria è aperto a tutti), ma spesso le loro mamme sono in Italia da poco tempo e queste due stanze allegre rappresentano un porto sicuro, che poi lasceranno quando si sentiranno pronte per  navigare da sole. Un porto nel quale è approdato anche un papà colombiano, 20 anni, che vive da solo con la figlia piccola. “La solidarietà e l’aiuto reciproco in questi casi è fondamentale”, conclude Silvia.

Di me tempo fa ho scritto: "Cammino molto e sono un giornalista. Le due cose si sposano bene, perché mi piace l'idea che un giornalista debba consumare le suole delle scarpe". Ora giro per Milano anche in bici e quindi consumo pure i copertoni. Scrivo su Redattore Sociale e mi trovate su Facebook.

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