Venerdì 27 maggio – Quando ci presentiamo diciamo per prima cosa il nome. Oppure, se qualcuno chiamandoci lo sbaglia, gli ripetiamo quello giusto. Il motivo è semplice: noi siamo (anche) il nostro nome. Ma cosa accade quando un uomo o una donna arrivano in un Paese straniero, o meglio, quando diventano stranieri perché emigrano? Ahmed, che significa ringraziamento a Dio, lo sentiva dire sempre storpiato, senza la “h” gutturale che noi italiani non usiamo. Insopportabile.E allora ha deciso di presentarsi solo col cognome, Hassan, più semplice per tutti.
Ahmed è uno dei 21 attori, non professionisti, di cui 12 migranti, che domenica 29 e martedì 31 maggio, alle ore 21, andranno in scena a Villa Pallavicini (via Meucci 3), associazione culturale che da anni organizza anche una scuola di italiano per stranieri. Il loro spettacolo, “Forse noi siamo qui”, racconta proprio questo legame tra la persona e il suo nome.
A Villa Pallavicini non ci saranno un palco e una platea: gli spettatori saranno seduti a dei tavolini e gli attori passeranno in coppia per raccontare il significato e la storia del loro nome. “Ci sembrava una violenza costringere persone che ancora non sanno del tutto bene l’italiano a salire su un palco -spiega Silvia Baldini, regista dello spettacolo insieme a Giuseppe Buonfiglio-. Sono previste anche danze e canzoni”.
Sarà così possibile conoscere un ragazzo che ha avuto nella sua vita più nomi. Ogni volta che veniva in Italia (e puntualmente fatto rimpatriare) cambiava nome. Quando finalmente ha potuto fare le pratiche per il permesso di soggiorno, risultavano più nominativa per la stessa impronta digitale. E il poliziotto gli ha chiesto “Ma tu chi sei veramente?”.
“Sui tavolini ci sarà una tovaglia di carta velina sulla quale gli attori scriveranno il loro nome in lingua originale e faranno dei disegni -aggiunge Silvia Baldini-. Anche gli spettatori saranno chiamati a scrivere qualcosa. Le tovaglie saranno poi appese per il finale dello spettacolo”.
Lo spettacolo fa parte del bel progetto di “Teatro degli incontri”, ideato da Gigi Gherzi e promosso da Casa della carità, cooperativa Tempo per l’infanzia, associazione Identità plurali e associazione Villa Pallavicini. Oltre a quello di Villa Pallavicini, in questi mesi hanno lavorato sulle loro storie e sul loro rapporto con l’immigrazione altri due gruppi di cittadini di via Padova: il primo è composto soprattutto da italiani che sono andati in scena il 16 aprile nella parrocchia di S. Giovanni Crisostomo, e il secondo è quello degli ospiti della Casa della carità: senza dimora, immigrati, giovani con problemi di salute mentale, donne sole con figli, rom (data ancora da definire). I tre spettacoli verranno poi replicati al festival del Teatro degli incontri che si terrà l’11 e il 12 giugno alla Casa della Carità.









