Perché si considera via Padova pericolosa? La risposta nel libro-diario della sociologa Paola Arrigoni.

Martedì 24 maggio – “Se tutti ti dicono che è pericolosa finisci per aver paura”: Paola Arrigoni ha girato in lungo e in largo per via Padova e dintorni con lo scopo di studiare a fondo la zona. “Quando però cominci a conoscere le persone ti passa”. Paola è una sociologa e ha iniziato la sua ricerca nel 2008. Da studiosa è stata quindi testimone dei fatti che hanno acceso i riflettori su via Padova: l’uccisione del giovane Aziz il 13 febbraio del 2010, i disordini che ne sono scaturiti e la risposta delle istituzioni che hanno mandato esercito e forze dell’ordine e imposto il coprifuoco ai negozi. Dal suo lungo lavoro ne è nato un libro, “Terre di nessuno. Come nasce la paura metropolitana” (Melampo editore, 224 pagine, 16 euro), che presenterà mercoledì 25 maggio, ore 21, allo Spazio Melampo , in via Carlo Tenca 7 a Milano. “Spesso la paura è indotta, sia dai mass media che dalle istituzioni -sottolinea Paola Arrigoni-. Per esempio, la chiusura anticipata dei negozi ha aiutato meno di quel che si pensi. Dava solo l’impressione di un maggiore ordine e in realtà creava un vuoto. Certo in via Padova una parte dei cittadini ha paura, ma i problemi sono più complessi e servono politiche di mediazione e non l’esercito”.
Il libro di Paola Arrigoni, direttore del dipartimento studi sociali dell’Ispo, è un saggio, ricco di dati e interviste, ma anche il diario personale della scoperta di una delle zone più multietniche della città. “Via Padova non è tutta uguale e ha tante ricchezze. Pensiamo alle associazioni, sono numerosissime e dopo l’uccisione di Aziz e la stigmatizzazione del quartiere hanno rinforzato i legami tra loro: un modo per dire insieme che non è un ghetto, che non tutto è così negativo”.
Un capitolo del libro è dedicato a via Crespi, una delle strade del quartiere che potremmo definire “più caratteristiche” per la sua presenza di phone center e alimentari bengalesi e egiziani. “Il 43 per cento dei residenti è straniero e non c’è la predominanza di una nazionalità particolare -racconta Paola Arrigoni-. E la via viene vissuta in tre modi diversi. Per un gruppo di egiziani che ho intervistato è il luogo di ritrovo ideale, dove scambiarsi informazioni e passare del tempo insieme. Ci abitano poi degli artisti, per i quali l’ambiente così particolare è anche fonte di ispirazione. Infine, ci sono dei residenti storici che vivono con fatica la presenza degli stranieri, si sentono frastornati e avrebbero certamente bisogno di un aiuto”.
Alla presentazione del libro di domani sera interverranno i sociologi Lavinia Bifulco, Stefano Boeri (che ha curato la prefazione) e Nando dalla Chiesa e il giornalista del Corriere della Sera Matteo Speroni. Daniela Airoldi Bianchi, del Teatro Officina, leggerà alcuni brani.









