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Ambulatorio sotto sfratto

Rischia di chiudere. Ha curato finora oltre 4mila persone.

Martedì 22 marzo – Al posto delle solite riviste, nella sala d’aspetto trovi opuscoli sui diritti: alla salute, all’istruzione, al lavoro. Non solo in italiano, ma anche in arabo, cinese, tagalog o in una delle tante altre lingue dei migranti.

Dal 1994 ha curato 4.300 persone, in gran parte immigrati e senza dimora. Oggi, però, l’Ambulatorio medico popolare di via dei Transiti, strada che congiunge via Padova con viale Monza, ha rischiato di chiudere. È infatti sotto sfratto. Questa mattina si è presentato l’ufficiale giudiziario: per fortuna l’ha rimandato.Tornerà il 16 giugno.

“Quando abbiamo occupato questi locali il proprietario era sconosciuto. Erano pieni di detriti e li abbiamo ristrutturati -racconta Carlo Crosignani, uno degli otto medici volontari dell’ambulatorio (al centro nella foto)-. Per anni nessuno è venuto a reclamarne la proprietà, fino al 2003quando sono stati acquistati da un privato”. 

È dal 2008 che sull’Ambulatorio incombe lo sfratto e più passa il tempo e maggiore è il rischio che venga eseguito. “Se accadrà noi metteremo un gazebo nei giardinetti qui davanti e continueremo a curare le persone“, ripetono i medici militanti, che si dividono fra il loro lavoro negli ospedali e l’ambulatorio che è diventato un punto di riferimento per il quartiere. “In estate quando i medici di base sono in ferie alcuni anziani vengono da noi per farsi provare la pressione o per altri piccoli controlli“, racconta Carlo Crosignani. È aperto il lunedì e giovedì, dalle 15 alle 19: “Facciamo una quarantina di visite alla settimana”.

I costi di gestione sono quasi ridicoli: “Il nostro bilancio annuale si aggira intorno ai 2mila euro. Ci paghiamo la luce e il riscaldamento. I medicinali arrivano dal banco farmaceutico o da alcuni informatori scientifici amici”, spiega. Certo una nuova sede risolverebbe il problema: “Ma deve essere nel quartiere e l’affitto solo simbolico, al massimo cento euro. Di più non possiamo permetterci”. 

In Italia il diritto alla salute è garantito a tutti, anche agli immigrati senza permesso di soggiorno. Almeno in teoria, poi nei fatti un po’ meno.Chi è irregolare infatti può andare al pronto soccorso e ha anche diritto, in caso di malattie croniche (per esempio il diabete o l’ipertensione), all’assistenza sanitaria continuativa. Deve farsi rilasciare il codice Stp, acronimo che sta per “Stranieri in temporaneo soggiorno”, col quale può accedere alle visite specialistiche. Rimane però il problema che una volta dimesso dal pronto soccorso, il migrante irregolare non sa da chi farsi curare, perché non ha il medico di base. A Milano solo l’ospedale San Paolo ha aperto un ambulatorio che segue gli stranieri. Un po’ poco. Ecco perché gli ambulatori medici gestiti dal volontariato (in città ce ne sono una decina) sono così affollati di pazienti. 

Di me tempo fa ho scritto: "Cammino molto e sono un giornalista. Le due cose si sposano bene, perché mi piace l'idea che un giornalista debba consumare le suole delle scarpe". Ora giro per Milano anche in bici e quindi consumo pure i copertoni. Scrivo su Redattore Sociale e mi trovate su Facebook.

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