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Prima dell’esame

Sinaia, Ivan, Maria e gli altri immigrati al test di italiano.

Martedì 8 febbraio – Sinaia è nato in Bangladesh ed è analfabeta. Dal 2002 è in Italia e ha imparato la nostra lingua stando dietro la sua bancarella di bigiotteria. È uno dei 40 immigrati che oggi hanno sostenuto l’esame di italiano al Ctp (centro formazione professionale) di via Mosso per poter ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo. Lo incontro nel cortile della scuola prima dell’esame: “Sono un po’ teso”, mi dice scandendo lentamente le parole, quasi andasse a cercarle. È la prima volta che a Milano si svolge il test di italiano: in tutta la città i candidati sono 662, suddivisi in sette sedi di esame. 

Nel cortile ci sono altri stranieri. Ivan e Maria, coniugi provenienti dalla Moldavia, sono sorridenti e sciolti di parlantina: lui è in Italia da 2 anni e fa il muratore, mentre lei, nel nostro Paese da 9 anni, è dipendente di un’impresa di pulizie. “No non abbiamo frequentato corsi di italiano -dice Ivan-. Abbiamo imparato guardando la tivù e sul lavoro“. Anche gli altri che incontro, in tutto una decina, non si sono mai iscritti ad una delle tante scuole di italiano organizzate dalle parrocchie o dalle associazioni di volontariato. Si affidano a quanto imparato sul campo.

Alle 14.30 vengono aperte le grandi porte a vetri della scuola e un po’ intimiditi entrano per sostenere il test. “L’esame prevede l’ascolto di due brani e la compilazione di un questionario per dimostrare cosa hanno capito -spiega Letterio Gerli, uno dei docenti del Ctp e membro della commissione esaminatrice-. Inoltre devono leggere e comprendere un testo scritto, compilare un fac-simile di modulo di iscrizione a un corso e scrivere su una cartolina i saluti dall’Italia a un amico”. Il problema è che non c’è nessun corso obbligatorio per chi deve sostenere l’esame. “In Italia facciamo sempre le cose a metà”, commenta. 

Non mancano le stranezze. Tra i candidati c’è una ragazza che ha la licenza media ed è anche iscritta alle scuole superiori: in teoria non dovrebbe sostenere l’esame, basta già la terza media per certificare che sa l’italiano. Ma dalla Prefettura le è arrivata comunque la lettera di convocazione. La burocrazia gioca anche questi scherzi. 

Ho sentito Ivan dopo l’esame: “Ero un po’ preoccupato per la parte scritta, ma non è stato difficile”. Sinaia, Ivan, Maria e tutti gli altri devono aspettare fino a venerdì per sapere se ce l’hanno fatta.

Di me tempo fa ho scritto: "Cammino molto e sono un giornalista. Le due cose si sposano bene, perché mi piace l'idea che un giornalista debba consumare le suole delle scarpe". Ora giro per Milano anche in bici e quindi consumo pure i copertoni. Scrivo su Redattore Sociale e mi trovate su Facebook.

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