In via Padova la campagna elettorale a suon di manifesti e promesse.
Lunedì 4 aprile – “Più che per il presidente del Perù, preferirei votare per il sindaco di Milano”: Luis è uno dei 34.700 peruviani residenti in Lombardia che il 10 aprile andranno al Palaforum di Assago, per eleggere il Presidente e i membri del Congresso del Paese andino. “È 11 anni che sono in Italia. Mia figlia è nata qui, la mia vita è in via Padova. Non sono più interessato alla politica in Perù”, mi dice.
Sui muri di via Padova e sulle vetrine di qualche negozio sono comparsi in questi giorni i manifesti di alcuni partiti peruviani: all’altezza di piazzale Loreto ci sono quelli di Gana Perù che sostiene alla presidenza Ollanta Humala, in via Crespi quelli del Ppk di Pablo Kuczynski. Ogni voto dei peruviani all’estero è prezioso e i candidati cercano di assicurarseli facendo la campagna elettorale anche oltreoceano: nei Paesi europei ci sono rappresentanti che organizzano incontri per spiegare il programma politico, affiggono manifesti, comprano spazi pubblicitari sui periodi pubblicati dagli immigrati.
In via Marco Aurelio incontro nel suo negozio di alimentari all’ingrosso Martin Fernandez Locatelli, rappresentante a Milano del Ppk (acronimo che sta per Pedro Pablo Kuczynski, il nome del candidato presidente). Kuczynski, ex ministro delle finanze, ha creato un partito di destra che nei sondaggi ha circa il 5 per cento dei consensi: “Una delle nostre battaglie è per il riconoscimento dei titoli di studio all’estero -dice Fernandez Locatelli-. Ci sono ingegneri che emigrano e devono fare i fattorini perché la loro laurea in Italia non vale nulla. È uno spreco di risorse e conoscenze, sia per il Perù che per il vostro Paese”. Qualche passo e all’angolo con via Crespi trovo sulla porta del suo negozio Jorge Torres (nella foto con la figlia): sulla vetrina c’è il manifesto di Kuczynski: “È l’unico che può combattere la corruzione”.
Su “Comunidad Latina”, rivista che ha la redazione in via dei Transiti, Alejandro Toledo, ex presidente del Perù dal 2001 al 2006, promette la creazione di un viceministro per i peruviani all’estero. Con la rivista in mano ho girovagato per via Padova per raccogliere impressioni su questa proposta. Ma ho raccolto ben poco. “Non so che dire. Forse è un modo ulteriore per rubare soldi”, “Non mi interessa. A votare ci vado solo perché altrimenti veniamo multati, circa 60 euro”, “Sulla scheda elettorale scriverò che sono tutti ladri” e così via. “È come per voi italiani -sottolinea Luis-. C’è delusione per la politica”.








