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Laboratorio sensoriale ispirato all’albo “La fata dell’acqua” di Heena Baek

carmela sangervasio la fata dell'acqua


Come Dokji, protagonista dell’albo La fata dell’acqua, di Heena Baek, ogni bambino può scoprire che l’acqua sa parlare. E ascoltare.

“Questa acqua ti ricorderà che sei fatto di cura, respiro, trasformazione.”

Da questa lettura è nato un laboratorio che profuma di lavanda e accarezza la pelle come un panno caldo, lasciando una piccola traccia dentro. Un rito gentile che ogni bambino può vivere, per (ri)scoprire il potere dell’acqua, del contatto e del prendersi cura.

Alle terme con la piccola Dokji

Età consigliata: 3–7 anni
Durata: 40–50 minuti

Questo laboratorio è un invito a rallentare, respirare, sentire. Il mio consiglio per educatori e conduttori è di mantenere un tono morbido, quasi sussurrato, favorire uno spazio di ascolto autentico ed invitare a toccare con rispetto, come se tutto fosse sacro (perché lo è). In un tempo in cui tutto scorre veloce, fermarsi nell’acqua può diventare un piccolo atto rivoluzionario.

La piccola Dokji ama andare alle terme pubbliche, dove può sguazzare senza pensieri nell’acqua fredda, anche se la mamma le ricorda ogni volta che potrebbe prendersi un bel raffreddore.
Un giorno, tra i vapori caldi e l’eco delle voci, le appare una vecchietta misteriosa: dice di essere una fata dell’acqua, e le insegna nuovi giochi magici. Dokji ride, gioca, si diverte. E le regala perfino la sua merenda. Quella stessa notte, mentre a Dokji sale la febbre (come previsto dalla mamma), appare di nuovo la fata – ma stavolta sarà lei a farle un dono.

Quando ho letto questo albo per la prima volta, mi sono ritrovata immersa in una sensazione di incanto. In poche pagine, si parla di corpo, cura, tradizione, ascolto. Delle terme come luogo sacro, antico, intimo. E mi sono chiesta: come portare tutto questo ai bambini? Come far vivere loro l’acqua non solo come gioco, ma come esperienza di benessere, contatto, trasformazione?

IL TATTO COME CANALE DI RELAZIONE CON IL MONDO

Una delle risposte è il tatto. Spesso trascurato rispetto ad altri sensi come la vista o l’udito, il tatto è in realtà il nostro primo canale di relazione con il mondo. È attraverso la pelle che impariamo a fidarci, a riconoscere ciò che è sicuro, piacevole, accogliente. Integrare il tatto nei percorsi educativi significa ridare dignità al corpo come luogo di conoscenza, cura e relazione. Significa aiutare i bambini a sentire, accogliere, ascoltarsi e ascoltare gli altri, non solo con le orecchie, ma con tutto il loro essere.
Questa esperienza può servire ad avvicinarsi all’acqua come elemento sensibile e vivo, favorire il contatto corporeo in modo gentile e rispettoso, esprimere emozioni attraverso il corpo e la creatività ed introdurre ai piccoli riti di cura quotidiana.
Lo spazio ideale dovrebbe richiamare l’ambiente termale, con luci calde, vapori, teli, ciotole d’acqua.
Un luogo raccolto, tranquillo, dove ogni gesto è sacro. Dove l’acqua non è solo gioco, ma ascolto. Cura. Presenza.

Materiali necessari per l’attività

  • Ciotole con acqua calda e fredda
  • Sale grosso
  • Acquerelli
  • carta spessa
  • Oli essenziali (lavanda, camomilla…)
  • Spugne, panni caldi
  • Olio di mandorle

    Ingresso al rituale: Accoglienza dei bambini con un panno caldo sulle mani. In sottofondo, suoni d’acqua. “Benvenuto nella tua piccola terma. Qui l’acqua ti ascolta.”

    Step 1. Ascoltiamo il suono dell’acqua
    Acqua calda, acqua fredda. I bambini ascoltano il suono dell’acqua, come se fosse una lingua.
    “Come ti parla oggi?”
    “Che sensazioni ti lascia l’acqua?”

    In questa parte, si apprende anche una funzione fisiologica della pelle: la regolazione termica.

    Step 2. Com’è l’acqua?
    Spugne, oli profumati, panni tiepidi. Le mani vengono lavate, le braccia accarezzate. I bambini possono anche massaggiarsi a vicenda con olio alle mani o ai piedi.
    “Che sensazione lascia la spugna?”
    “L’acqua non giudica. L’acqua accoglie.”
    “Senti la mia mano: è leggera o pesante?”

    In questo step, vengono interpellati i vari recettori sensoriali della nostra pelle. Ci dedichiamo un momento per esprimere sensazioni ed emozioni emerse. Poi, accompagniamo i bambini nel luogo allestito per creare con l’acqua.

    Step 3. Creare con l’acqua
    Pittura libera con acquerelli e acqua profumata. Il sale grosso diventa texture, il colore si trasforma.
    “L’acqua cambia tutto, ma resta sé stessa.”
    Qui possiamo anche dare il colore della nostra pelle in base alle emozioni vissute, spesso con i più piccoli è difficile trovare le giuste parole ma i colori ci aiutano sempre a dare un colore alle emozioni.

    Infine, ultimo step: ogni bambino porta con sé un piccolo ricordo. Una bottiglietta d’acqua delle “terme dei bambini”, oppure un disegno con parole poetiche, o sale profumato e colorato.

Questo laboratorio non è solo un’attività, ma un’esperienza che lascia tracce: nella pelle, nel cuore, nello sguardo con cui i bambini inizieranno a percepire sé stessi e gli altri. Un invito alla lentezza, alla gentilezza, al contatto consapevole.
Come la fata dell’acqua, possiamo anche noi educatori, genitori, adulti diventare presenze che accompagnano, che sanno esserci in punta di piedi, che regalano agli sguardi dei più piccoli un mondo fatto di cura.


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Il mio progetto "Conosci la tua pelle" invita bambine e bambini a scoprire la pelle come mappa viva di emozioni, sensazioni e storie. Un viaggio tattile e curioso, per imparare ad ascoltare il corpo, accogliere la diversità e sentire il mondo… con la punta delle dita.

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