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Marianna Balducci e Angelo Mozzillo raccontano “Si pregano i signori fantasmi di non urlare”

Marianna Balducci, eclettica illustratrice, e Angelo Mozzillo, prolifico autore per bambini e ragazzi, per la seconda volta uniscono le loro forze per regalare ai giovani lettori e lettrici un libro (o meglio dire… un’esperienza!) veramente paranormale. Si pregano i signori fantasmi di non urlare è infatti la storia di un albergo infestato da cinque fantasmi peculiari, che gestiscono la loro spaventosissima vita come qualsiasi altro fantasma, finché non arriva l’altezzosa Jennifer Snob a rompere il loro equilibrio centenario.
Ma andiamo adesso, senza troppi spoiler, a farcelo raccontare dai due autori!

Siete entrambi giovani eccellenze nei rispettivi campi, Angelo nella scrittura per l’infanzia e Marianna nell’illustrazione. Insieme, nel 2021, avete vinto niente meno che il SuperPremio Andersen per Io sono foglia (Bacchilega 2020, Mondadori 2025). Vogliamo sapere di più su come è nato questo formidabile sodalizio!

ANGELO Come molte cose belle della vita, il rapporto tra me e Marianna è cominciato per una serie di incroci fortunati. Il principale è stato quello con lo scrittore Davide Calì, che ci mise in contatto quando Marianna aveva realizzato una bellissima immagine chiamata Il ballo delle foglie gialle. Da quell’immagine mi lasciai ispirare per una poesia, dalla mia poesia Marianna creò delle illustrazioni, e così, proprio come in un ballo a due dove ognuno guarda i passi dell’altro mentre danza, è nato il nostro Io sono foglia. E quell’illustrazione che ha fatto partire le danze ne è diventata la copertina.

MARIANNA L’incontro con Angelo è avvenuto prima grazie alle parole scritte e solo molto dopo di persona. Quando Davide Calì mi inviò la prima stesura di quello che sarebbe diventato Io sono foglia, pensai: ma come fa questo Mozzillo, che non mi ha mai vista, a sapere così tante cose di me? Questo risuonare ha dato avvio alle danze e a un bel rapporto di scambio e stima reciproca. In questa prima occasione abbiamo scoperto che ci sono molti punti tangenti nel nostro immaginario, motivo per cui ci siamo ritrovati a lavorare bene insieme anche su una storia così diversa come quella dei nostri fantasmi. E poi, quando mi viene un’idea un po’ fuori dagli schemi, Angelo non mi dice quasi mai di no!

Questa volta avete optato per la narrativa: un testo e delle immagini che intrigano e divertono al tempo stesso, perfettamente allineati come tono e immaginario. Cosa è venuto prima e cosa dopo? O la creazione è nata e proseguita di pari passo?

ANGELO In questo caso la lavorazione è stata più tradizionale: nel senso che, rispetto all’albo Io sono foglia, in questo romanzo è nata prima l’idea del testo e poi è arrivata l’illustrazione. Ma già quando il libro era in lavorazione, con l’editore si è pensato alla possibilità di coinvolgere Marianna per le illustrazioni. L’impresa non era facile: aveva il compito di illustrare un libro per bambini senza poterne disegnarne i protagonisti (per forza! Sono fantasmi, non possono essere visti!). Probabilmente Marianna in un primo momento mi ha maledetto, ma poi ha trovato una soluzione brillante!

MARIANNA Pensate alla mia frustrazione quando, dopo aver letto una prima stesura della storia ed essermi affezionata ai personaggi, mi sono DAVVERO resa conto che non li avrei potuti disegnare! Angelo però lo sa, sono una testona con le idee che frullano di continuo e, quando gli ho proposto la soluzione delle “pagine infestate” da rivelare con la torcia, si è lanciato con entusiasmo nel gioco che ha contagiato poi anche tutto il team di Terre di Mezzo. Gli assestamenti tecnici sono stati necessari e il lavoro di squadra indispensabile: le immagini di quel tipo sono collocate in certi punti del libro per rendere equilibrata la storia, ma anche per garantire al pubblico un oggetto-libro ben fatto. Insomma, abbiamo lavorato un po’ anche come dei designer, ed è un modo di procedere che mi piace moltissimo e che non è scontato poter adottare. E poi, con questo espediente, in fondo i fantasmi li ho disegnati! 

Marianna, il libro è particolarmente ricco di enigmi, mappe e segreti, ma tu ti sei divertita a inserire fra le pagine qualcosa di veramente speciale… Come ti è venuto in mente? Hai pensato a cosa avresti amato a quell’età?

MARIANNA La soluzione è sempre dentro alla storia e, anche se l’espediente cartotecnico delle “pagine infestate” ha una sua complessità, il meccanismo, se ci si pensa, è semplice e coerente con quello che il testo racconta: rivelare qualcosa che c’è, ma che non tutti possono vedere. A volte disegnare per me è davvero un po’ come raccogliere gli indizi e trovare la soluzione estetica più giusta non è quasi mai solo questione di gusto o decorazione. Le immagini parlano e fanno parlare il testo aprendone dei livelli ulteriori. Mi sono chiesta se, come accade negli albi illustrati più di frequente, anche nella narrativa potessi restituire questa potenza. E poi, sì, mi sono immaginata bambina a leggere storie di fantasmi sotto alle coperte con la mia torcetta (io leggevo la serie I piccoli brividi!) e tutti i pensieri si sono messi in fila. Ugualmente per le chiavi fotografate su cui sono costruite le illustrazioni delle varie stanze dell’albergo Lojacono. In fondo, anche in quel caso, la soluzione era già davanti ai miei occhi: Angelo aveva diviso il libro in capitoli, ciascuno col nome di una stanza.

Angelo, è la prima volta che scrivi di Napoli, città dove sei nato e cresciuto? Il fenomeno dell’overtourism che il centro storico sta affrontando negli ultimi anni in qualche modo si riflette in questa storia, o è solo una nostra impressione?

ANGELO In generale è il mio primo romanzo in cui si ha una ambientazione definita, reale, e da un po’ sentivo l’esigenza di una storia ambientata nei luoghi in cui sono cresciuto. Vivo a Milano da quasi quindici anni, e in questo periodo la percezione nei confronti della città di Napoli è radicalmente migliorata. La sua rivalutazione però è andata di pari passo con un iperturismo che ha finito per cambiare (e a volte snaturare) alcuni punti della città. Questo processo è entrato a gamba tesa nel romanzo, pur non essendone il punto centrale: i protagonisti sono dei fantasmi (quindi sono il vecchio, il passato, la tradizione), mentre tutti gli altri personaggi, i vivi, sono i turisti. E poi c’è una figura che potremmo definire quella della medium, che mette in contatto i vivi coi morti, il vecchio con il nuovo: è la spaventosa donna Titina, proprietaria dell’Albergo Lojacono dove si svolge l’intera vicenda.

Entrambi avete messo tanta empatia nell’immaginare e nel raccontare questi fantasmi che sembrano distanziarsi molto dal classico luogo comune spettrale: sono dei personaggi a cui ci si affeziona velocemente, ciascuno molto bene caratterizzato. Angelo, ci racconti che tipo di lavoro prettamente linguistico hai fatto per ogni personaggio? Marianna, ti sei ispirata a qualcuno di specifico per alcuni di loro?

MARIANNA  La scrittura di Angelo è molto visiva, il carattere spiccato dei personaggi mi ha subito portata a immaginarli: il modo sguaiato di agire di Brandello non poteva che corrispondere a una boccaccia altrettanto sguaiata, Quilodico e Quilonego sono talmente un duo (anche comico) che a volte i loro corpi fantasma diventano un unico ectoplasma… La difficoltà, una volta definito il gioco delle “pagine infestate”, era trovare una caratterizzazione che funzionasse disegnando in silhouette, per rendere espressivi i personaggi anche senza vederli in volto. Avete mai provato? Sarete costretti a dare priorità ad altre cose (la postura, per esempio) e vi accorgerete di un sacco di cose importanti del protagonista che state iniziando a tratteggiare.

ANGELO  Quando scrivo romanzi mi diverto molto a lavorare con la lingua, a partire dagli stessi nomi dei miei personaggi, come i due fratelli Quilodico e Quilonego. In questo caso poi, oltre alla lingua italiana, avevo un altro grosso punto di riferimento che è il napoletano: alcuni modi di dire come “quante mosse” (per dire “quanto la fai lunga!”) o “bell’e buono” (per dire “all’improvviso”) nel libro sono diventati cognomi. Alla tradizione napoletana devo anche le figure del monaciello e di una fantasmina anonima, bambina, ghiotta di noci e torrone: figure che ho fatte mie trasformandole in Brandello e Armida. Tutti questi fantasmi sono molto diversi tra loro, quindi ho cercato di lavorare sui dialoghi per dare delle minime sfumature alla parlata di ciascuno di loro, evitando però di renderli troppo macchiettisti.
Tornando poi ai giochi linguistici, in questo libro mi sono divertito a giocare con le “parole macedonia”, che sono diventate l’enigma centrale per recuperare un tesoro di cui i fantasmi sono alla ricerca. D’altra parte, la macedonia è un’insieme di frutta di origine diversa, così come la combriccola dei fantasmi protagonisti del libro si ritrova a essere una macedonia di caratteri e classi sociali diverse che alla fine si amalgamano perfettamente insieme.

Dulcis in fundo, avete lasciato una traccia di voi alla fine del libro: ci raccontate cos’è quella mail [email protected]? Possiamo sperare di poter rivedere ancora il Team delle ombre in azione?

MARIANNA E ANGELO Quello è un indirizzo mail al quale abbiamo accesso solo noi due: scrivendoci lì i bambini possono entrare nel team e raccontarci le loro esperienze più paurose (qualcuna ci sta già arrivando!). Il protocollo non consente di divulgare ancora altre informazioni ma, come ogni società segreta che si rispetti, siamo SEMPRE al lavoro. Nel frattempo, abbiamo messo a disposizione un kit di materiali gratuiti da stampare in autonomia per giocare col libro: una serie di sfide a tema, cose da disegnare e costruire, per far giocare lettori e lettrici (magari anche nelle loro classi o in libreria) e avviare un reclutamento di nuovi membri del Team delle ombre!

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