Le sue storie sono uscite sul glorioso “Corriere dei Piccoli”; dice di non aver mai smesso di giocare; e nel suo silent book fresco di stampa, Tutta la forza di un fiore, celebra la forza gentile tipica degli spiriti bambini, capace di generare bellezza con la potenza di un seme che fiorisce anche in terre aride… Abbiamo chiesto a Silvio Boselli di raccontarci il suo immaginifico mondo di uomo e di autore. Buona lettura.
Silvio, raccontaci di te… com’eri da bambino!
Da piccolo amavo nascondermi sotto il tavolo della nonna e osservare il mondo fuori, al di là delle gambe delle sedie: mi sembrava di essere dentro un bosco. Un bosco che mi avvolgeva e mi proteggeva. Ho sempre giocato molto durante l’infanzia e posso dire di non aver mai smesso. Giocare è il modo più vitale di esplorare il mondo. Il mistero del mondo.
Come sei diventato illustratore? Quando ti sei avvicinato al mondo della letteratura per l’infanzia? Quali figure ti sono state di ispirazione?
Mi è sempre piaciuto disegnare, ma solo per caso sono approdato al mestiere di illustratore. Ho fatto studi scientifici. Mi ero iscritto a Scienze Agrarie a Piacenza e, durante alcune lezioni un po’ noiose, ho cominciato a scarabocchiare le caricature dei docenti. I disegni piacquero molto ai miei
compagni di corso (un po’ meno ai professori). Qualcuno, non ricordo chi, mi incoraggiò e mi diede l’indirizzo di una scuola serale, la Scuola del Castello di Milano… dove oggi insegno!.
Cominciai a fare avanti e indietro tra Piacenza e Milano. L’ambiente era fantastico, la scuola si trova proprio all’interno delle mura del Castello Sforzesco.
Devo molto anche a mio fratello Marco, appassionato di fumetti, che, quando ero adolescente, mi spinse a inventare storie e provare a disegnarle. La passione per le storie me l’ha trasmessa invece mio padre.
Condivido il pensiero dello scrittore Anthony De Mello:
Non c’è espressione più accattivante del ‘C’era una volta…’.
Mentre alla Verità ci si può opporre, a una storia è impossibile resistere.
Se riguardo il mio percorso a ritroso, mi accorgo di essermi avvicinato al mondo dell’immagine per successivi “innamoramenti”: le animazioni di Bruno Bozzetto, le storie Disney disegnate da Cavazzano, Ken Parker di Milazzo e Berardi, il fumetto francese, il surrealismo…


È appena uscito il tuo silent Tutta la forza di un fiore. Parlaci di questo libro
La storia nasce da una suggestione: la canzone “Al di là del muro” di Luca Barbarossa (1989). Trovavo il ritornello molto evocativo:
“Vivere, vivere
Qui non si usa più
Piangere, ridere
Qui non si sbaglia più
Questa paura d’amare
Spiegamela tu
Questa paura di andare
Al di là del muro…”
Il nucleo narrativo ha preso forma in me più di 20 anni fa, con i disegni in bianco e nero per il saggio “Il Poliziotto e la maschera” (Giochi, esercizi e tecniche del Teatro dell’Oppresso, di Augusto Boal, edizioni La Meridiana). A distanza di tempo, rileggendo quel libro, mi è venuta voglia di rivisitarlo aggiornando i personaggi, cesellando la trama, dandogli una nuova veste grafica a colori attraverso le trasparenze dell’acquarello.
Incuriosisce l’identità del personaggio protagonista dell’albo: un po’ elfo, un po’ esploratore, un po’ street artist, dall’età abbastanza indecifrabile…. Chi è per davvero?
Un giovane senza nome, vestito in modo bizzarro. Chi è per davvero non lo so. Sospetto che si vesta così un po’ da matto come Parsifal (uno dei cavalieri della Tavola Rotonda, dal cuore puro, sarà colui che si avvicinerà di più alla conquista del Graal, ndr) per trarre in inganno i suoi nemici.

Una delle possibili piste che si aprono leggendo il tuo albo porta alla street art. Era nelle tue intenzioni? Cosa sai di quel mondo? Qual è il valore che secondo te ricopre, oggi?
Alcuni miei studenti sono street artist. La street art porta con sé non solo la dimensione della sfida ma anche quella della trasformazione dello spazio urbano. L’idea che si possa cambiare sguardo sul mondo.
Un segno sul muro non cambia la realtà ma può diventare profezia di cambiamento.
L’arte in generale ha questa funzione.
Il pianeta raffigurato in Tutta la forza di un fiore è diviso da un muro, alto e insormontabile. Ti sei ispirato a qualche barriera fisica che la nostra epoca conosce, come per esempio quella che segna il confine tra USA e Messico, o il tuo rimane un richiamo del tutto metaforico?
I muri sono frutto della paura. E della difesa dello status quo. Come nella storia che racconto. Il muro può naturalmente essere inteso anche come metafora dei muri interiori che ci portiamo dentro.
Come trasformare i muri in ponti? Occorre innanzitutto un sogno. Sognare qualcosa di nuovo.
È il sogno che ci muove. Se al sogno segue un segno, ecco che
abbiamo fatto il primo passo. Comincia un cammino di cambiamento.


Progetti work in progress per questo 2021
Sto lavorando su un secondo episodio. L’idea, in prospettiva, sarebbe quella di realizzare una trilogia.
Con la speranza di riuscire a realizzare storie “aperte”, dove ci sia spazio per l’interpretazione di chi legge. Mi piace immaginare il Lettore come co-autore della storia…











