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Pedro Mañas racconta Gli S.T.R.A.M.B.I. (società segreta)

pedro manas

Pedro Mañas, classe 1981, ama le parole. Las palabras, visto che è spagnolo, madrileno per essere precisi. Fin da bambino sono state la sua risposta al mondo. O meglio a una sorellina piuttosto preoccupata di sentirlo sempre piangere o trangugiare porridge, ma mai, proprio mai, parlare. 
Già ma che farsene delle parole? Lui ha deciso semplicemente di giocarci. Le incontra, le conosce, le mescola e le riordina. Le apre, le accartoccia. Se le fa amiche. Un po’ filologo, un po’ scrittore. Molto bambino. In Italia abbiamo imparato a conoscerlo con la serie Anna Kadabra (edita da DeAgostini) e ad amarlo con La vita segreta di Rebecca Paradise. Il blog delle mezze verità, edito da Terre di mezzo e vincitore del premio El Barco de Vapor. 
A settembre è arrivato in libreria un suo nuovo titolo: Gli S.T.R.A.M.B.I. (società segreta), illustrato da Julia Cejas. La trama -senza spoiler- è presto detta: la vita di Franz Kopf, fino a quel momento piuttosto normale, viene letteralmente stravolta da una benda che gli copre un occhio e lo trasforma in Occhiomorto. Un soprannome piuttosto maligno. Se poi si aggiunge che nessuno lo chiama più per i soliti due tiri a canestro o per trascorrere insieme la ricreazione. Beh, la situazione si fa tosta…

Pedro, anche tu da bambino eri uno degli S.T.R.A.M.B.I.?

Lo sarei stato di certo, se solo ci fosse stata una simile organizzazione nella mia scuola. E forse per questo, l’ho inventata da grande: per rendere conto del mio passato e riunire, in un’unica avventura, tutti quei bambini che, come me, si sentono fuori dal “normale”, per un motivo o per l’altro. Il mio? Essere allampanato, goffo nello sport ed estremamente sensibile. Lo confesso, per molto tempo ho interpretato questo mio modo di essere come una debolezza. Spero di aver imparato però dalla mia stessa storia.

Leggerti farebbe bene a molti ragazzi, ma forse anche a qualche adulto… 

Qualsiasi buon libro per bambini (e spero che il mio lo sia) dovrebbe poter piacere a un pubblico adulto, anche se è scritto in un linguaggio semplice e accessibile. D’altra parte, nonostante spesso cerchiamo di nasconderlo, anche da grandi soffriamo nel saperci diversi dagli altri, magari perché non soddisfiamo gli standard che la società considera “normali”. La paura della differenza continua quindi ad essere all’origine di tanta sofferenza e purtroppo di altrettanto odio. Perciò, non fa mai male ricordare che la nostra ricchezza risiede nella diversità. Senza, il mondo sarebbe un posto davvero noioso.

Anche in La vita segreta di Rebecca Paradise hai affrontato un tema delicato: l’uso dei social network, e la creazione di false identità. Come ci sei arrivato e perché ritieni sia importante parlarne in un libro per ragazzi?

La storia di Ursula, alias Rebecca, ancora una volta ha molto a che fare con la mia vita (e sorride). Anche io, all’inizio dell’università, mi sono inventato un nome falso: ero Mateo, e quello era il mio modo di lottare contro un’identità di cui non ero soddisfatto. Con il tempo, ho però incanalato la mia capacità di inventare bugie nel mestiere di scrittore, come fa la protagonista. Questa è stata la scintilla… ma devo molto anche a Louis Sachar e ai suoi meravigliosi libri per ragazzi (scrittore americano pluripremiato, autore tra gli altri di “Buchi nel deserto”, ndr): sono state le sue opere a spingermi a disegnare un personaggio complesso e contraddittorio, come i suoi, capaci di mentire persino al lettore.
L’influenza dei social sulle nostre vite si manifesta sempre più in anticipo e in modo sempre più forte, tanto che i piccoli sviluppano la loro identità digitale quasi in parallelo a quella reale. Ecco perché è così importante che le storie che proponiamo loro parlino delle luci e delle ombre della tecnologia: del suo enorme potenziale per relazionarsi, apprendere e scambiare informazioni, ma anche di chi la usa per ingannare, frustrare o ferire in modo anonimo. Un tema appassionante e, nello stesso tempo, di difficile approccio, vista la sua continua evoluzione.

Prima di dedicarti alla scrittura, ne hai fatte di esperienze. Che cosa dobbiamo aspettarci dal futuro?

Vorrei saperlo anch’io! Per adesso il mio lavoro mi rende molto felice, e spero di continuare a scrivere libri per bambini ancora per molto tempo. È qualcosa di cui ho semplicemente bisogno, per restare in contatto con il bambino che ero e per capire ogni giorno l’adulto che sono. Tuttavia, ci sono anche altri progetti che si stanno facendo strada a poco a poco. Tra questi, un romanzo per adolescenti e diverse sceneggiature basate sui miei lavori.

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