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Camilla Pintonato racconta “Il primo caso dell’investigatore Talpone”

camilla pintonato

Chi l’ha detto che ai bambini non piacciono i “gialli”? Questo, per esempio, è proprio un “albo giallo” per primi lettori: Il primo caso dell’investigatore Talpone, fresco di stampa in libreria. Abbiamo contattato l’autrice, Camilla Pintonato, per farci raccontare di più su questo libro e sul suo lavoro!

Ti definisci autrice, ma solo in certi giorni della settimana. Illustratrice il resto del tempo. Avvocato delle cause perse. Artista della domenica. Camilla, cos’altro? Nella tua multiforme personalità

Potrei dirvi che mi sono laureata (per ben due volte!) in grafica, ma non mi sento una grafica. Oppure che da piccola avrei voluto diventare un’agente immobiliare perché mi son sempre piaciute le case con la piscina. O anche che sono una maniaca ossessivo compulsiva dell’ordine. Ma in fin dei conti credo ci sia solo una cosa fondamentale da aggiungere: Camilla non è cane e non è lupo. Sa soltanto quello che non è.

Sei stata selezionata tra le eccellenze italiane all’ultima edizione della fiera di Bologna e hai vinto l’Andersen quest’anno con Il Gallinario: come hai deciso di diventare illustratrice e autrice di libri per bambini?

Non ho mai pensato di diventare un’autrice di libri illustrati in realtà, perché non me ne sono mai ritenuta in grado. Quindi la risposta più onesta che posso dare è che ho iniziato questo percorso un po’ per incoscienza.
Il mio primo libro, Full Moon, era inizialmente un silent (realizzato per il Silent Book Contest, di cui è anche stato finalista). Pensavo, mentre lo andavo facendo: “Ok, Camilla, non ha le parole. Questo è alla tua portata. Puoi farcela!”. Ed è andata bene.
Così ho continuato con un libro non fiction, Il Gallinario. Mentre lo facevo, pensavo: “Ok, Camilla, sei una grafica e ti piacciono le galline. Questo è alla tua portata. Puoi farcela!”. E è andato bene.
Ora ho iniziato a pensare: “Ok, Camilla, continua a fingere finché non ce la fai davvero”. Questa si chiama sindrome dell’impostore (tendenza a pensare che i risultati formativi o professionali non siano merito proprio, ndr).

Chi ti è stato più di ispirazione per la formazione e come definiresti, oggi, il tuo stile originale?

Sicuramente Beatrice Alemagna, perché è stata il mio primo contatto adulto con il mondo dell’illustrazione. Come formazione direi invece più di tutti il mio professore Gianluigi Pescolderung, che mi ha fatto amare questa materia. Infine non posso non citare il mio primo “datore di lavoro”, Beppe Giacobbe, che mi ha accolto come tirocinante anche se non sapevo fare davvero nulla.
Del mio stile invece preferisco non parlare, posso solo dire che spero che qualcuno lo farà quando sarò morta.

Hai già pubblicato diversi libri, scritti da te o in collaborazione con altri autori, e tanti di questi hanno per protagonisti gli animali, in particolare quelli che vivono in fattoria. C’è una particolare motivazione che ti lega a queste creature?

Le galline sono sicuramente il mio animale preferito. Poi in realtà non prediligo nessuna specie animale in particolare, perché mi piacciono un po’ tutti. Forse disegno sempre animali perché mi viene da sorridere pensandoci, cosa che non mi capita di fare, almeno il più delle volte, quando penso alle persone.

Il primo caso dell’investigatore Talpone è fresco di stampa in libreria. Com’è nato questo “albo giallo”, del quale sei autrice e illustratrice? A chi consiglieresti di leggerlo? C’è qualcosa di autobiografico nella storia?

Ho scritto Il primo caso dell’investigatore Talpone in un momento della mia vita in cui mi sono ritrovata a fare una scelta: lavorare come grafica o cercare di essere un’illustratrice. Prima facevo entrambe le cose per guadagnarmi da vivere perché, anche se il mio sogno era fare l’illustratrice a tempo pieno, essere una grafica mi permetteva, come si suol dire, di sbarcare il lunario. Quindi un vero dilemma.
Fu proprio allora che arrivò Oscar: mezzo cieco e con la testa tra le nuvole, è esattamente come me. È uno chef (molto bravo a differenza mia), ma il suo sogno è quello di essere un investigatore. Perché? Non si sa, ma i sogni sono sempre così. E qui mi ricollego al vero tema del libro (che ho scritto nel colophon):

Puoi essere chi vuoi. Puoi fare quello che vuoi. Con un pizzico di fortuna.

Trovo che ci voglia molto impegno e tenacia per fare ed essere quello che si vuole, ma anche una buona dose di fortuna. Così ho creato un personaggio che non è assolutamente adatto a quello che vuole fare, ma che ci prova comunque e – incredibilmente – ce la fa.
Per questo consiglierei di leggere Il primo caso dell’investigatore Talpone un po’ a tutti quelli che sognano di diventare qualcosa ma hanno paura di provarci: se ce l’ha fatta una talpa, può farcela chiunque!

Ci puoi rivelare qualcosa del prossimo caso in cui si imbatterà l’investigatore Talpone?

Mhhhhh, un’anticipazione….Diciamo che…ci saranno tanti animali.
E poi un albergo prestigioso, una contessa in lacrime e una collana rubata.
Ma soprattutto tanti animali!

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