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Jimmy Liao racconta i suoi albi e il nuovo Gatti come noi (Mi manchi, dove sei?)

Jimmy Liao

Da Taipei in Taiwan, Jimmy Liao ci racconta dei suoi libri: L’arcobaleno del tempo, Incontri Disincontri e Gatti come noi (novità in catalogo).
Storie di sentimenti forti ed emozioni profonde, di persone che non diventano personaggi ma sono vere, nel loro guardare dentro se stessi e nelle proprie relazioni con gli altri. Albi magistralmente illustrati, pubblicati in tutto il mondo, che toccano i cuori dei lettori di ogni età e provenienza.
La traduzione dell’intervista è di Silvia Torchio, curatrice delle opere di Liao in italiano, che ringraziamo di cuore. A voi: buona lettura!

Jimmy, come riesci a coniugare scrittura e illustrazione? Come procedi nel lavoro? 

Quando creo un albo illustrato, la maggior parte delle volte non ho una storia con una trama già conclusa e definita: a volte solo una traccia, ma non il testo definitivo. 

In generale, prima illustro e poi, sulle immagini, scrivo il testo. Sinceramente non so se questo sia il procedimento corretto, ma posso dire che io non ne conosco altri e che so procedere solo così.

Nelle mie illustrazioni appaiono molti dettagli ed elementi, ed è attraverso le illustrazioni che si può cogliere lo spessore dei personaggi e della storia.
Il testo non può riportare quello che le immagini già esprimono, e non può essere completamente differente.

I testi che scrivo sono quanto più possibile semplici e, sebbene molte persone dimostrino di apprezzarli, io penso sempre che questo sia dovuto al rapporto che il testo ha con l’immagine. Il testo, dopo che è stato adattato all’illustrazione, diventa parte di essa. Le frasi, da sole, sembrano distaccate ed è invece l’illustrazione che conduce il lettore alla comprensione del testo. Questa è la caratteristica distintiva dell’albo illustrato: i testi, senza immagini, non “suonano” bene.

Le parole, nell’albo illustrato, devono aiutare a far emergere quegli elementi meno visibili nelle illustrazioni, facendo avanzare così lo svolgimento della trama. Naturalmente, l’illustrazione e il testo, oltre a completarsi a vicenda e a fare riferimento l’una all’altro,  devono anche disporre spunti ed indizi di ciò che accadrà in seguito nella storia e, nel migliore dei casi, avere l’effetto simultaneo di mettere in risalto i sentimenti. Quando in un’illustrazione ci sono molti dettagli, il problema del testo è renderli compatibili, collegando una dopo l’altra le illustrazioni. Sembra che ogni singola illustrazione sia indipendente, ma si deve trovare un modo affinché, dal punto di vista della logica narrativa, ci sia sempre coerenza dall’inizio alla fine.

Riflettere attentamente sugli elementi all’interno di un’illustrazione sembra complicato: avendo un filo conduttore è difficile inserirne così tanti uno a uno. Ma il mio procedimento creativo, che prevede prima l’illustrazione e poi il testo, funziona al contrario: il mio metodo prevede pensieri sull’opera in momenti temporali differenti, e la lenta raccolta e realizzazione di alcune illustrazioni correlate, ciascuna con un suo mondo indipendente ma che, una volta messe assieme, risultano complementari e reciprocamente esplicative.

Dopo aver raccolto le illustrazioni comincio a scrivere. E quando scrivo correggo di volta in volta, valutando se ci vuole un’immagine aggiuntiva o meno, o cosa aggiungere o togliere dal testo, e pensando a un modo per dare uniformità alla visione del mondo che emerge da tutti questi dettagli.

Facendo un’analogia, si può dire che il testo è il collante tra due illustrazioni, e l’illustrazione è il collante tra le parole: questa combinazione è molto delicata e non semplice da gestire. La creazione di immagine e testo è estremamente organica: è difficile ottenere risultati se ci si basa solo sull’immaginazione e non si fa pratica, disegnando e scrivendo.

Di recente uscita in Italia: Gatti come noi (mi manchi, dove sei?)
Raccontaci come hai realizzato questo libro, da dove hai tratto ispirazione per la storia. E perché proprio i gatti!

Curavo una rubrica sulla rivista ELLE. Dato che la maggior parte delle lettrici erano donne che vivono in città, nella rubrica volevo descrivere il loro stile di vita, la malinconia, le frenesia e le paure, le rose appassite, i sospiri al suono della sveglia, i tubi che gocciolano, il desiderio insoddisfatto di acquisti, i nervi tesi per le notti insonni. Ma, visivamente, la figura della donna non compariva mai e i protagonisti delle illustrazioni erano gatti. Attraverso le situazioni vissute dai gatti, raccontavo gli umori e i sentimenti delle donne.

Terminata la rubrica, ho iniziato a pensare al libro, ma non ero soddisfatto dei testi che avevo pubblicato in precedenza. Quindi ho mantenuto le illustrazioni, riscritto i testi, aggiunto delle nuove immagini, e ho così di fatto sviluppato una nuova storia. Inoltre, ho introdotto un gatto dalle macchie blu, presente in tutto il libro. Questo è il gatto che scappa dalla casa della protagonista, che non si vede mai nel libro e scompare nel giorno in cui lei e il fidanzato si lasciano…. La protagonista chiede, a chiunque incontri, notizie sul suo gatto scomparso; in realtà, questo è il riflesso della sua tristezza dopo la fine della storia d’amore.

Quando ero piccolo, i gatti non mi piacevano. Una volta sposato, dato l’amore di mia moglie per i gatti, ho cominciato ad allevarli e, piano piano, mi sono abituato alla loro compagnia. Le persone a cui piacciono i gatti facilmente ne incontrano altre che li amano, e alla fine non fanno che parlare di cose da gatti. Ogni volta che viaggio all’estero, è per me naturale tornare a casa con libri illustrati a loro dedicati, oggetti a forma di gatto, ecc.. Forse proprio perché i gatti a casa sono diventati la parte irrinunciabile della nostra vita, li inserisco, senza pensarci, nelle mie illustrazioni e sono felice di lasciarli entrare nelle storie che creo.

Come è nata la bellissima storia di L’arcobaleno del tempo?

Io amo i film. Sarebbe bello se tutte le lacrime tristi di una vita potessero scorrere in un cinema. Nella primavera del 2005, decisi di realizzare un albo da dedicare all’amata arte cinematografica. In particolare, per ringraziare il cinema di avermi dato un rifugio in cui nascondermi per un breve periodo; e avermi dato una forza infinita, quando nella mia vita mi sentivo come se non ci fosse alcun altro posto in cui andare.

Queste sopra, sono le mie parole di ringraziamento che ho voluto pubblicare nell’albo L’Arcobaleno del Tempo

Io vado spesso al cinema, vado al cinema se sto bene e ci vado anche se sto male. Quindi ho pensato di fare un libro proprio sul cinema.

Con questa idea in mente, quando entravo in una sala, i miei sentimenti non erano più gli stessi. Spesso, arrivavo prima. E, finito di guardare il film, stavo seduto un po’ più a lungo, tastando a destra e a manca, iniziando a osservare la fisionomia della sala. In passato, non prestavo attenzione all’ambiente in cui mi trovavo; ho modificato la mia prospettiva di osservazione. Che caratteristiche ha la biglietteria? Che differenze ci sono tra le sale cinematografiche nuove e quelle vecchie?  Gli schermi sono diversi? Le poltrone come sono disposte, e di che colore sono? Cos’è che accade nella sala proiezione? Qual è la sensazione della luce proiettata? E poi, come disegnare la rivendita di popcorn e coca cola?
Nonostante queste cose non siano entrate realisticamente nelle mie illustrazioni, io le ho osservate e percepite molto.

Con queste idee, il mio punto di vista sulla visione di un film ha cominciato a cambiare. Facevo ancora più attenzione a qualsiasi informazione relativa al cinema, osservavo le locandine dei film che mi parevano più interessanti immaginando di inserirle nel libro, mi soffermavo sulle bellissime foto di scena e pensavo a quale potessi utilizzare. Guardavo una scena toccante e subito mi sforzavo di tenerla a mente, per poi descriverne l’emozione. Osservavo ogni espressione dei registi famosi che raccontavano i film e ne prendevo nota, per paura di dimenticare. Non tutto questo, dopo, è stato materiale utile alla scrittura; ma era fondamentale per immergermi in questo mondo.

Ho pensato di creare un personaggio che ama i film per raccontare una storia commovente, facendo in modo che i film di fantasia e la vita reale si intrecciassero e interagissero. Speravo di riuscire a mantenere la magia dei film, essere in grado di sfuggire alle restrizioni della realtà, ispirare le anime ferite, dare conforto alle sofferenze. In particolare, confidavo che durante durante il processo creativo sarei riuscito a penetrare nell’opera, ed entrare in un distaccato mondo dei sogni.

Quando iniziai le illustrazione de L’Arcobaleno dei Tempo, c’era una sola e semplice idea: volevo disegnare una bambina appassionata di cinema fin da piccola e, invecchiando, ancora felice di andare ogni giorno a vedere un film. Non avevo una bozza di trama, sapevo solo che la protagonista era una bambina, ma non mi erano chiari età, aspetto e provenienza. Nella mia mente, però, erano già nitide tutte le scene magiche in cui lei era al cinema. Impaziente, cominciai subito a illustrare queste scene, poi lentamente ho riflettuto sullo sviluppo della storia dall’inizio….

Il progetto per L’Arcobaleno del Tempo è passato attraverso un lungo periodo di meditazione. Solo dopo aver cominciato a illustrare alcune tavole principali, mi sono addentrato nella struttura concettuale della storia. A metà 2005 avevo terminato la prima stesura dello storyboard. La storia cominciava con un padre e una figlia che mano nella mano vanno al cinema. In seguito, la protagonista, in una sala, dove si reca spesso saltando le lezioni,  incontra il suo primo amore. Il percorso di crescita è come scandito dai momenti in cui va a vedere un film al cinema, ed è proprio in una sala che conosce il suo futuro marito, ed è lì che si sposano.

Ad aprire il tuo libro Incontri Disincontri, c’è una citazione di Wisława Szymborska. Perché l’hai scelta? Parlaci del libro.

A quei tempi desideravo tanto creare un albo con una storia d’amore, come le opere della mangaka giapponese Saimon Fumi, che apprezzo molto. Ma, siccome le storie d’amore hanno molte ramificazioni, si pensa che si possano raccontare solo attraverso romanzi, film o manga, mentre l’albo illustrato, così coinciso, difficilmente riesce a raccontarle bene

Un giorno, disegnai un’illustrazione stile manga per un giornale :l’incontro a distanza, sotto la neve, tra un uomo e una donna, la neve cade, loro sono fermi e si guardano senza corrersi incontro per abbracciarsi. Perché?

All’improvviso è arrivata così l’ispirazione per una storia d’amore: due innamorati che non riescono mai a incontrarsi. Trovato il tema principale, con impazienza ho iniziato a illustrare, impaziente di pensare chiaramente alla storia intera. Quello fu il momento più felice.

Ho illustrato molte scene dove i due mancano l’incontro, dove entrambi sono soli e sospirano. Erano ormai molte le illustrazioni, ma dopo? Non riuscivo a trovare un motivo per continuare e mi sono bloccato.

Un giorno qualunque, molto tempo dopo, un vicino di casa stava facendo lavori in casa, e un forte rumore di trapano elettrico mi impediva di lavorare. Nel palazzo in cui vivevo c’erano spesso persone che facevano dei lavori, e non ci facevo caso, ma questa volta il baccano era proprio dal mio vicino, ad una sola parete di distanza da casa mia. Questa consapevolezza mi ha turbato molto, un nuovo vicino doveva aver traslocato e stava dall’altra parte del muro, ma io non sapevo assolutamente chi fosse e chi fossero anche quelli di prima. Magari era qualcuno che io già conoscevo? Oppure, un amico che avevo perso di vista? Questa situazione mi ha portato ad interessarmi allo “spazio”, e immediatamente l’ho collegato all’opera che avevo lasciato a metà. Ho deciso che i due protagonisti erano vicini di casa, separati solo da un muro, ma con due entrate diverse.

Il protagonista maschile è un violinista. L’idea del personaggio si basa sulla vita di un amico, che da bambino era già un talento: si esibiva in pubblico a quattro anni, e da adulto è diventato un libero professionista, con molti sogni, ma anche incertezze. La protagonista femminile, traduttrice di romanzi, fa invece riferimento al mestiere di mia moglie (il suo compleanno e quello della protagonista coincidono). I lavori e le abitudini di vita dei due sono diversi: una esce di giorno, l’altro di sera; lei percorre una strada verso sinistra, l’altro in direzione opposta, e non si incontrano mai.

Con il concetto dello spazio, e dell’andare in opposte direzioni, l’idea di creare un albo illustrato a tema “amore” prendeva finalmente forma. Inoltre, il testo era già pronto, a differenza dei due libri precedenti, in cui la parte verbale è stata completata solo dopo le parte iconica. In termini di tempo, non si tratta più di un periodo breve ( Secrest in the Woods descrive un fatto accaduto in un pomeriggio e The Fish that smiled at me forse in una settimana, comunque meno di un mese), dato che in questo libro ho allungato il tempo della storia. I due libri precedenti gravitavano intorno a uno stato d’animo, a un’atmosfera; con questo libro invece si entra nelle pieghe della vita quotidiana.

Nel processo di creazione, spesso, nella mia mente si insinua il dubbio sul motivo per cui io debba illustrare una storia. Fino a quando non concludo il libro non mi è chiaro: cosa voglio davvero trasmettere con questa storia? E poi, un giorno, leggo un passo della poesia della poetessa polacca Szymborska:

“Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.”

In realtà avevo già letto questa poesia, e all’epoca non mi aveva colpito particolarmente. Ma, terminato Incontri Disincontri, l’ho riletta e ne sono rimasto come folgorato: la poetessa con queste poche righe aveva già espresso tutto ciò che io intendevo trasmettere.

Vorresti raccontarci il tuo ultimo viaggio in Italia?

Nel 2018 ho visitato alcune città in Italia e incontrato i lettori: è stato un viaggio estremamente piacevole per me. Non immaginavo di avere così tanti fan in Italia. Invece, partecipando agli eventi in ogni città, inclusi quelli della Fiera di Bologna, ho avuto un riscontro diretto e calorosissimo, e più di una volta mi sono commosso fino alle lacrime. Questa fotografia è stata scattata all’entrata della libreria Giannino Stoppani di Bologna, e forse può dimostrare bene il mio umore.

Jimmy Liao

Silvia (Torchio), vorresti fare tu una domanda a Jimmy?

Avendo già risposte a molte domande, colgo l’occasione per ringraziarti, Jimmy! Per la bellezza che hai portato nella mia vita. Sono stata molto fortunata. Grazie per saper sempre “vedere oltre”, nelle tue opere, e anche con me.

Jimmy: tu, a Silvia

Anche io vorrei ringraziarti, per tutti questi anni in cui hai supportato la promozione delle mie opere, facendo sì che io potessi incontrare così tanti adorabili lettori italiani. Grazie di cuore.

Testo a cura della Redazione
Foto: Chih Yuan Wang
Traduzione: Silvia Torchio

Se ti è piaciuta questa intervista e vuoi approfondire, leggi anche l’altra: “Jimmy Liao e l’arte di vivere”

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